PIENONE IN PIAZZA CATTEDRALE AD ORISTANO CON “DROMOS LUX FEMINAE”

ph: Rossella Faa

di Rosy Massa

Ormai arrivato alla diciottesima edizione, il Festival Dromos sta diventando un appuntamento fisso nel panorama culturale oristanese.

Saranno quindici giorni consecutivi di musica, arte e cultura “nel segno di Eva” e della disobbedienza femminile, intesa come virtù e non come peccato, che distingueranno questa diciottesima edizione del Dromos Festival.

Grande attesa per la notte di ferragosto all’arena Mamma Blues di Nureci, per l’attesissima esibizione della cantante inglese, Sarah Jane Morris.

Quella fissata per Ferragosto a Nureci, sarà l’evento finale di Dromos Festival 2016, che si concluderà dopo aver fatto tappa in undici diversi comuni della provincia di Oristano.

“Sarà un festival declinato quasi esclusivamente al femminile – ha spiegato il direttore artistico Salvatore Corona. L’obiettivo che vogliono raggiungere gli organizzatori, è quello di raccontare l’importante contributo dell’universo “rosa” al mondo dell’arte, della creatività e in particolare, della musica.

Dopo l’evento inaugurale del primo agosto, alla Pinacoteca Contini, con due mostre “Il segno di Eva”, di Paola Moretti e “Di madre in madre”, di Anna Marceddu e il concerto della cantante londinese Ala.Ni e dell’oristanese Marta Loddo, nella Cantina Contini di Cabras, il 2 agosto il Festival Dromos si è spostato a Bauladu, nel Parco di San Lorenzo, dove si è svolto il recital “Disubbidienti”, con una selezione di testi di scrittrici e poetesse affermate, come Wislawa Szymborska, Alda Merini e Marguerite Yourcenar, affidati alle interpretazioni delle cantanti Elena Ledda e Simonetta Soro, oltre che al contributo dell’attrice e regista Chiara Murru.

Ieri, invece, in Piazza Cattedrale ad Oristano, c’è stato il terzo appuntamento con la produzione Dromos Lux Feminae, uno degli eventi più attesi, che ha visto come protagoniste cinque grandi artiste sarde, Rossella Faa, Elena Ledda Simonetta Soro e le oristanesi Valentina Casula e Monica Demuru, che il successo lo hanno trovato lontano da casa. Apprezzate anche le scenografie itineranti che adorneranno i palchi di tutte le serate, realizzate da Mattia Enna.

Lo spettacolo è iniziato col saluto dell’Arcivescovo, che non ha mancato di ricordare il ruolo della donna moderna, affermando che”Un pensiero vada alla dignità della donna nel mondo, con un doveroso ricordo per coloro che hanno dato la vita”.

Un folto pubblico di almeno seicento persone, ha seguito con attenzione lo spettacolo. L’incasso, andrà tutto in beneficenza per le attività della Caritas Diocesana di Oristano, alla quale si è aggiunta anche una sostanziosa donazione da parte di un supermarket cittadino.

Ha aperto lo spettacolo la masullese Rosella Faa, accompagnata da Giacomo Deiana alla Chitarra e Nicola Cossu al basso, che si è lanciata in una serie di esilaranti scenette, corredate da relativa canzone. Quindi, è stata la volta di Monica Demuru, accompagnata dal pianoforte di Natalio Mangalavita. Successivamente si è esibita l’oristanese Valentina Casula, trasferitasi a Parigi nel 1993, che dopo vent’anni torna nella sua Oristano.  con un raffinato repertorio, accompagnata da Nicola Cossu al basso e Jean Luc Roumier al pianoforte. L’evento si è concluso con Elena Ledda che ha interagito con l’oristanese Simonetta Soro, con un repertorio fatto di canzoni e poesie, ad accompagnarle il quartetto del mandolinista e polistrumentista cagliaritano Mauro Palmas, con Andrea Ruggiu alla chitarra, Silvano Lobina al basso e Andrea Ruggeri alla batteria.

Oggi 4 agosto, quarto appuntamento al Giardino del Museo Civico di San Vero Milis, con la performance “Invocación”, della violinista e cantante cubana Yilian Cañizares.
Yilian Cañizares,  nata in quel crocevia di culture che è l’Havana, è stata una bambina prodigio. Si trasferisce a Caracas, dove studia e si specializza in violino. La sua capacità come strumentista, le permette di passare da Chopin, a Chucho Valdés, dal jazz di New York, all’audacia assoluta delle memorie della Santerìa. Può suonare Bach con precisione matematica e produrre facilmente lo swing di New Orleans,  accendere i fuochi della foresta e gli incandescenti mambo, con assoluta padronanza di un repertorio che prende tutto, senza fare omaggio a nessuno. 

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