“VORREI PIU’ ARPE NEL MONDO”: LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE DELL’ARPISTA MARCELLA CARBONI

ph: Marcella Carboni

di Maria Patrizia Floris

Marcella Carboni è l’unica arpista in Italia ad apparire nelle classifiche redatte dalla rivista Musica Jazz. Diplomata in arpa classica e laureata presso i corsi superiori sperimentali di Jazz, ha dedicato tutte le sue forze alla ricerca di una sintesi. Grazie all’ incontro con l‘arpista newyorchese Park Stickney ha conosciuto le potenzialità dell’arpa jazz. Un incontro grazie al quale la compositrice cagliaritana ha partecipato con la sua arpa elettroacustica a seminari, corsi di jazz e di perfezionamento in Italia e all’estero. Sono tante e sue qualità artistiche che le hanno permesso di collaborare con nomi del calibro di Bruno Tommaso, Paolo Fresu, Ricardo Zegna e Roberto Cipelli.  Un bagaglio sonoro che l’ha portata alla realizzazione di “Trame”, il suo primo disco da solista. Per lei il jazz è principalmente ricerca di un suono che la rappresenti, è libertà di interpretazione, incontro e contaminazione. E, sebbene lo dica scherzando , le piacerebbe che “Ci fossero più arpe nel mondo”…

Marcella, sei una arpista. Perché tra i tanti strumenti hai scelto l’arpa? Quando ero molto piccola mia madre mi portava ai concerti e all’età di 5 o 6 anni, una sera durante l’intervallo di un’opera lirica, ci siamo avvicinate alla buca dell’orchestra e io ho indicato decisa l’arpa: “quella! voglio suonare quella”. Non sono sempre state rose e fiori, ma eccomi qui, dopo tanti anni, posso dire che tra tutti gli strumenti il mio dito andrebbe ancora deciso ad indicare l’arpa.

L’arpa classica e il jazz. Cosa unisce e cosa distingue questi due stili che ti vedono protagonista?  L’arpa è uno strumento completo, come il pianoforte può fare sia l’armonia che la melodia, ha delle forti potenzialità ritmiche e timbriche. Con uno strumento così puoi suonare qualsiasi genere, è solo una questione di assecondare la propria natura di musicista. Ho iniziato lo studio dell’arpa con la musica classica, mi sono diplomata in conservatorio studiando il repertorio classico. Ma poi ho scoperto che il mio strumento ha tante possibilità anche nelle musiche popolari (penso alle arpe sudamericane come la paraguaiana) e nel repertorio contemporaneo, dove l’arpa è una grande risorsa per i compositori. Nel jazz poi le potenzialità sono tante, anche se ci sono alcune grosse difficoltà tecniche che però si possono superare con qualche escamotage.

Hai conosciuto l’arpista newyorchese Park Stickney cosa hai appreso da lui? È sicuramente grazie a Park Stickney che ho scoperto che la mia passione di ascoltatrice di jazz poteva incontrare il mio strumento. Ed è grazie a lui che dopo aver studiato jazz con pianisti e chitarristi ho affinato tecniche di esecuzione che sono fondamentali per lo studio sull’arpa delle armonie complesse.

Jazz è una parola che a seconda dell’origine a cui si fa risalire ha diversi significati tra cui talento, entusiasmo, audacia, abilità …per te cosa rappresenta il jazz? Il jazz è un grande contenitore, dal dixieland al free-jazz passando per il bebop e il cosiddetto jazz europeo. Il mio jazz è principalmente ricerca di un suono che mi rappresenti, libertà di interpretazione, incontro e contaminazione. Ma anche studio, analisi della tradizione e ascolto, tanto ascolto.

Come nel jazz un musicista può far emergere la sua personalità? Per suonare jazz bisogna mettersi in gioco, avere qualcosa da dire e avere i mezzi per farlo. È un tipo di studio diverso da quello classico, ma altrettanto affascinante. È come un linguaggio, si studia per costruirsi un bagaglio di sonorità, un lessico, una grammatica e poi si cerca di comunicare, parlare e perché no, essere a proprio modo poetici.

Sei l’unica arpista italiana ad essere comparsa nella rivista specializzata Musica Jazz. Quali emozioni… Ogni volta che ottengo dei riconoscimenti nel campo del jazz è pura gioia, non lo nego. Ma non amo essere l’unica, sarei più felice se ci fossero più arpisti e arpiste in ogni genere musicale. Ed è anche per questo che ultimamente tengo masterclass e corsi di arpa moderna e jazz in Italia e in Europa. Lo dico spesso, un po’ per gioco, vorrei “più arpe nel mondo!”.

Che caratteristiche deve avere chi fa il tuo lavoro? Suonare bene sicuramente non basta, bisogna avere anche perseveranza, professionalità e una forte dose di adattamento dalle grandi alle piccole cose: recentemente ho fatto 950 chilometri in macchina da sola per una masterclass e un concerto in Svizzera, durante il viaggio ho ascoltato musica, sentito dei podcast di lezioni di jazz (di Stefano Zenni), ascoltato un audio-libro. Insomma, ci si adatta e si sfruttano le possibilità, sempre.

Il progetto Nuance con Elisabetta Antonini giochi di sfumature che abbracciano il jazz e la canzone. Come è nato? Ci siamo incontrate ai Seminari di Nuoro Jazz e nel 2008 grazie all’Ente Musicale di Nuoro abbiamo fatto il nostro primo concerto. La passione comune per il jazz contemporaneo, l’affiatamento e la voglia di ricerca sonora hanno fatto il resto e oggi abbiamo all’attivo un disco “NUANCE” e tantissimi concerti in tutta Italia e all’estero, tra cui il festival del jazz di Madrid e il festival dell’arpa di Rio De Janeiro.

Un progetto a cui stai lavorando? Sto lavorando come sempre su più fronti. Oltre al prossimo disco che uscirà il 1 giugno per la collana Jazz Italiano dell’Espresso, omaggio a Janis Joplin, ci sono le collaborazioni stabili che crescono, come il duo con l’armonica cromatica di Max De Aloe o il quartetto Still Chime con Francesca Corrias, Yuri Goloubev e Francesco D’Auria. Ma se devo parlare di qualcosa di nuovo vi racconto in anteprima un bell’incontro con il visual designer Simone Memè con cui stiamo lavorando ad una performance live di improvvisazione e proiezioni video. Una collaborazione a cui tengo molto e che ha già dato buoni frutti con un video che sarà disponibile tra qualche giorno sul mio canale you-tube.

Cosa ti aspetti dal futuro? Sarà banale, ma mi aspetto di continuare a suonare e migliorare sempre. Come dice il mio collega Max De Aloe, siamo artigiani della musica e quotidianamente lavoriamo ai nostri prodotti. E io aggiungo: il presente mi piace, il futuro può aspettare.

http://www.rivistadonna.com/

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