LA MORTE DI SALVATORE VACCA E L’URANIO IMPOVERITO: CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA, DOPO 17 ANNI

ph: la mamma di Salvatore Vacca

di Romina Fiore

Mi sono presa la briga di leggerla tutta, prima di scrivere il post, quella “Relazione preliminare della commissione istituita dal Ministro della difesa sull’incidenza di neoplasie maligne tra i militari impiegati in Bosnia e Kossovo” stilata dalla commissione medica Mandelli. Dove, tra una gincana di mani avanti e di uso esagerato del condizionale, emerge che tra tumori e uranio impoverito “non ci possa essere una relazione di causalità, perché ciò sarebbe in contrasto con le risultanze delle analisi sui sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki e di altri studi”.

La Commissione Mandelli era stata istituita in fretta e furia, proprio grazie al clamore mediatico sollevato dalla morte di Salvatore Vacca, con D.M del 22 dicembre 2000. In soli due mesi e mezzo quel gruppo di esperti aveva stabilito che l’uranio impoverito e le nanoparticelle dei metalli pesanti non erano causa di tumori. Il gruppo di studiosi si era limitato a evidenziare un numero esagerato di Linfomi di Hodgkin di cui, nonostante lo studio dei dati, ignorano le cause.

Solito minuetto lessicale nel premettere tanto, sbilanciarsi poco e scagionare tutti.

Spostiamoci sull’altro versante…

Gianluca: maresciallo dell’aeronautica militare pluridecorato per le sue missioni nei Balcani, nel Kossovo, in Iraq e Afganistan. Diagnosi: cancro con metastasi alle ossa e al fegato, deceduto!

Alberto: arruolato a 19 anni, una sola missione: in Kossovo. Diagnosi: linfoma di Hodgkin, deceduto!

Enzo: ex sottoufficiale dell’aeronautica. Un’unica missione in Iraq. Diagnosi: carcinoma endocrino con metastasi al fegato, deceduto!

Amedeo: sottoufficiale aeronautica militare. Missioni in Kossovo e nei Balcani. Diagnosi: leucemia, deceduto!

Si possono elencare altri 329 morti e almeno 3600 militari, ora malati, che hanno smesso di essere soldati, tolto la divisa, e continuato a combattere una guerra che si è semplicemente spostata dai Balcani al reparto oncologico di un ospedale qualsiasi.

Uomini dello stato italiano partiti in missione “di pace” nei luoghi dove gli americani avevano copiosamente bombardato con uranio impoverito. Tra tutti gli eserciti i nostri militari erano gli unici a non avere protezioni, nonostante gli americani, ben 4 anni prima della partenza degli italiani, avessero informato dei rischi non solo i propri soldati ma anche gli altri.

Al rientro in patria tutti quei malesseri, tutti quei dolori, tutti gli accertamenti medici e infine i referti impietosi delle TAC.

Ma se si riconoscono le cause, si riconoscono anche le colpe.

Quindi il Ministero della Difesa con un atteggiamento ponziopilatesco nicchia, ricusa, guarda altrove.
Conosciamo il copione: qualunque sia il soggetto, il predicato è sempre l’imperturbabilità.
Golia contro Davide.

Lo Stato da una parte, gli uomini isolati dall’altra.

L’8 settembre 1999 muore Salvatore Vacca.

Qualche mese dopo, l’allora Ministro della Difesa Sergio Mattarella afferma pubblicamente che il giovane militare era stato impiegato in Bosnia dove non vi era mai stato uso di uranio impoverito.

Qualcosa non è chiaro…

I militari sapevano e avevano taciuto la cosa alla parte politica?

I militari sapevano e avevano tranquillizzato la parte politica?

I militari e la parte politica sapevano entrambi?

Finalmente Davide tiene salda in mano la fionda, raccoglie la pietra e mira giusto.

Il 20 maggio 2016 la Corte d’Appello di Roma, dopo 17 anni dalla morte di Salvatore Vacca, riconosce la condotta omissiva di natura colposa dell’Amministrazione della Difesa per non aver protetto il militare.
Una sentenza importante che finalmente attesta, con assoluta certezza, il rapporto diretto di causa effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito e la patologia tumorale.

La giustizia per Salvatore Vacca è arrivata con una pietra e una fionda.

Ma ora di pietre ne servirebbero altre 329.

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