DA ORUNE A TUSCANIA, BONARIA MANCA E L’ARTE DELLA SARDEGNA NEL LAZIO: LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA GRAZIE AL PREZIOSO CONTRIBUTO DEI CIRCOLI SARDI DEGLI EMIGRATI

Bonaria Manca tra il sindaco di Tuscania, a sinistra, e il sindaco di Orune, a destra

introduzione di Maria Vittoria Migaleddu
articolo di Giorgio Zintu

L’evento è stato organizzato dal circolo di Civitavecchia “Sarda Domus” il cui presidente è Ettore Serra, con un progetto regionale della FASI. Alla manifestazione è intervenuta la Presidente Serafina Mascia che ha coordinato la seconda parte degli interventi. La preparazione e presentazione del progetto è stata curata e coordinata da Bruno Culeddu, coordinatore dei circoli del Centro Sud. Alla realizzazione dell’evento hanno collaborato i circoli sardi “Peppino Mereu” di Siena. “Acrase – Maria Lai” di Roma e “Quattro Mori” di Ostia e in particolare Maria Gemma Azuni membro dell’ Esecutivo FASI nonché l’ Associazione Bonaria Manca, il cui Presidente è il Prof. Maurizio Fiasco, allievo nella scuola media Roma della professoressa poetessa e scrittrice di Orune Grazia Dore ,impegnata da molti anni nella valorizzazione in Italia e all’estero dell’opera di Bonaria. Importante è stato l’impegno del Comune di Tuscania, del sindaco e dell’Assessore alla Cultura e del Comune di Orune e del suo sindaco che ha organizzato la presenza dei tenores e del gruppo di ballo del centro barbaricino.

Maria Vittoria Migaleddu

C’è quasi ovunque nel mondo una Sardegna, un’isola sul continente come a Tuscania, nel cuore della Maremma tra Lazio e Toscana, dove oltre mezzo secolo fa è arrivata anche Bonaria Manca. La sua, a differenza di migliaia di altre, non è solo una storia di emigrazione perché Bonaria, classe 1925, di professione aveva scelto di fare la “pastora”: un mestiere libero ma non annoverato tra i mestieri femminili tradizionali, un lavoro duro in cui i divorzi non sono contemplati. Negli anni cinquanta si lasciava alle spalle Orune, paese della Barbagia che possiamo definire difficile e dove di morti ammazzati, sino a qualche decennio fa, se ne contava qalcuno ogni anno, donne comprese. La singolarità della storia di Bonaria sta però nell’aver saputo esprimere la sua Sardegna migliore e le sue straordinarie sensazioni in quella che i critici hanno definito outsider art o arte primitiva o anche arte totale. La sua capacità espressiva, per caso o per fortuna, è diventata oggetto di studio a livello internazionale e le è valso, nel 2016, il premio Standout Woman Award come più grande artista vivente, donna, di arte primitiva. Qualità che non lasciano spazio a dubbi se anche Vittorio Sgarbi ha accostato il suo nome “a quello di Antonio Ligabue e di Pietro Ghizzardi, per una originalità che non può essere ricondotta a un genere, nel potente individualismo che manifesta con un’integra coscienza di ciò che ha vissuto e di ciò che ha visto”.

A Tuscania, il casale dove abita Bonaria, noto anche come casa dei simboli, è diventato un’abitazione museo unica nel suo genere. Arazzi, pitture, poesie, racconti, sogni e pensieri si inseguono senza soluzione di continuità in un amalgama che Bonaria ha realizzato e modificato giorno dopo giorno della sua vita. Mancano solo i canti che nascono spontanei e improvvisi anche durante gli incontri ufficiali, come è avvenuto a Tuscania nel corso del convegno “L’arte di Bonaria dal Nuraghe alla terra etrusca“, organizzato dall’associazione Sarda Domus di Civitavecchia. Alla presenza dell’artista seduta tra il sindaco di Orune, Michele Deserra, e Fabio Bartolacci, sindaco di Tuscania, ricercatori, critici, sociologi e giornalisti, tra i quali Roberta Trapani, Pietro Clemente, Giacomo Mameli, Maurizio Fiasco, Daniela Rosi e Maria Elena Piferi, hanno provato a illuminare alcuni aspetti della storia artistica e umana di Bonaria, una donna che nonostante gli sforzi pare difficilmente inquadrabile negli schemi tradizionali logici. Oltre le analisi ha fatto capolino anche una proposta lanciata da Giacomo Mameli, una vita nel giornalismo isolano all’Unione Sarda e in altre testate, che ha invitato il sindaco di Orune, che ha accolto l’idea, a realizzare nella casa natale di Bonaria Manca un’esposizione permanente con alcune opere di Bonaria Manca, seguendo esempi di successo come il museo intitolato allo scultore Costantino Nivola a Orani e, poco distante, a Orotelli, la casa museo di Salvatore Cambosu, l’autore di Miele amaro.

A Bonaria Manca non è mancato l’affetto del suo paese presente con il gruppo folk Città di Orune. Musica, balli e canti a tenore per i sardi, ovunque siano, costituiscono infatti la quintessenza della propria felicità identitaria. E anche Tuscania ha voluto contribuire alla riuscita di questo evento con il coro cittadino Maria Moretti Vignoli.

Giorgio Zintu

http://www.agoravox.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *