LA PITTURA SARDA DEL PRIMO ‘900: CHIACCHIERATA D’ARTE AL CIRCOLO “NURAGHE” DI LOSANNA

l'autrice dell'articolo durante la "chiacchierata" a Losanna

di Roberta Pilia

Domenica 1° maggio c’era un gran pubblico alla chiacchierata intorno alla Pittura sarda del primo ‘900, organizzata dal Circolo Nuraghe di Losanna, col patrocinio della RAS e della Federazione dei Circoli sardi in Svizzera.

Anche volendo non avremmo potuto scegliere una data più propiziatoria per tenerla, questa benedetta chiacchierata che ha monopolizzato tanto del mio tempo: S. Efisio era con noi.

Soprattutto con me, visto che spettava a me il duro compito e di non farlo morire di noia questo grande pubblico e di fargli venire la voglia di ri-scoprire la “nascita” della pittura in Sardegna…

Così, ho deciso di partire dal mio percorso personale, dal perché e dal come io, che di pittura non ne so poi granché, sono arrivata ad interessarmi ai grandi pittori sardi.

La spinta fondamentale mi è stata data dalla fornitrice ufficiale delle mie letture estive, rigorosamente in italiano, e quasi totalmente sarde, mia sorella Olga, che mi ha passato “Caccia grossa” (1914), raccontandomi in qualche frase dello scandalo che il libro, alla sua uscita, suscitò, sia e soprattutto tra l’intellighentia isolana del tempo, sia tra i lettori continentali che vi trovarono  conferma alla loro idea, negativa, della Sardegna e soprattutto dei sardi. Nell’introduzione lo scrittore, Giulio Bechi, un continentale, descrive le bellezze indescrivibili della Patagonia italiana e parla del suo stupore di fronte all’assenza di pittori che descrivessero questa infinita bellezza di paesaggi, di paesi, di tradizioni, di genti.

Di fatto, questa affermazione mi sembrava in contrasto con le scene dipinte da Figari per la Sala dei matrimoni di Palazzo Civico a Cagliari.

Così è iniziato il mio lavoro di ricerca, che mi ha fatto scoprire e riscoprire pittori e pitture, che finora non avevano per me nessuna carica emotiva, vagamente studiati alle superiori, il contesto storico e artistico, i loro legami con la nascita consapevole dell’idea di Sardegna, non solo tra i sardi.

Spero, ma in fondo lo so, di esser riuscita a trasmettere un po’ di questo amore infinito ma non cieco verso questa terra rude, verso altri uomini e donne che prima di me l’hanno amata e che ci hanno trasmesso questa idea di “sardità” così difficile da spiegare agli altri che sardi non sono.

So che tutti hanno sentito la mia emozione, così poco professionale e so che altri hanno provato la mia stessa emozione. Son contenta, felice di esser riuscita a trasmettere un po’ di questo amore, di aver suscitato qualche curiosità verso una Sardegna meno conosciuta ma altrettanto energica e coinvolgente.

Dopo, c’è sempre un “dopo” al Nuraghe, rigorosamente sardo e preparato con amore da Chicchino l’emozione è continuata, con le domande, con la sorprendente sorpresa della scoperta di questi artisti, così antichi e tradizionali, così attuali e moderni, chi l’avrebbe mai detto?

Grazie ad alcuni dei presenti, che con il loro “vogliamo il seguito” hanno confermato che una delle principali ragioni d’essere dei circoli sardi, del nostro Nuraghe, quella di diffondere la civiltà sarda, si è realizzata. 

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