ENCANTADA POR CERDEÑA: INCONTRO SEMISERIO CON L’ATTRICE SPAGNOLA MEGAN MONTANER, PROTAGONISTA ASSOLUTA DALLA FICTION “FUOCO AMICO” GIRATO NELL’ISOLA NEL 2015

ph: Megan Montaner

di Massimiliano Perlato

Prima di proferire di Megan Montaner e dell’incontro quasi incidentale nella Milano da bere e che veste moda, ritengo imprescindibile un preludio in un contesto come questo in cui prepondera l’argomentazione Sardegna nella sua totalità. Congegnare un articolo su un personaggio cinematografico emergente, come la giovane attricespagnola, attualmente sulla cresta dell’onda nel piccolo schermo italiano per diverse fiction, imperniandolo su uno scambio veloce di battute, fra l’altro spiccicate nella sua lingua madre, penso con uno sforzo di volontà si possa fare. Nessun abbia timore: il celere dialogo si riferisce a ciò che Tottus in Pari si occupa. Anche se riuscire a colloquiare con Megan Montaner ha avuto una essenza superiore e la Sardegna può apparire una scusa.Sincero? Si, lo ammetto, è una scusa. E allora dopo quasi vent’anni di impegno monolaterale, concedetemi la prevaricazione, ma auspicavo conservare il ricordo di questo incontro, tributandolo nella storia della nostra testata. Una sorta di apertura globale.

E per l’evento mondano meneghino, in concomitanza alla programmazione televisiva di “Fuoco Amico” su Canale 5, mi è pervenuto l’invito tramite un amico, sardo fra l’altro e giornalista. Vuoi venire? Dovrebbe esserci qualcuno del cast. Va bene. Un’alzata di spalle, e giusto per riempire un’ora in maniera diversa, si può fare.

Dietro la fiction che vede in prima linea l’adone nazionale Raoul Bova, c’è una grande storia on the road, riportata attraverso gli interpreti impegnati tra l’Afghanistan, l’Italia e Malta. Una lunga odissea alla ricerca della verità. Una parte è stata girata in Sardegna con la collaborazione della Fondazione Sardegna Film Commission.

Devo confessare che del cast erano presenti altri due elementi, di cui non ricordo nemmeno il nome… La regina era lei, splendida nella sua bellezza mediterranea. E subito i decibel si sono sollevati con l’inizio di un “fuoco” incrociato di una conferenza improvvisata,abbattendosi proprio su di lei.

Megan Montaner, in Italia è diventata famosa come “Pepa” della fiction “Il segreto” sempre in onda sulle reti Mediaset e come giurata del talent show, condotto da Belen Rodriguez, “Pequenos gigantes”. Sino all’attualità al fianco di Raoul Bova. Per lui, emerge dalle parole di Megan, solo complimenti por la grande profesionalidad per l’alta professionalità, Poi comunica dei suoi progetti futuri che la vedranno ancora in Italia e dell’incredulità per la popolarità che “Il Segreto” ha raggiunto da noi.

Megan, nata a Huesca un piccolo centro a poca distanza da Saragozza compirà 29 anni ad agosto. Come tutte le giovani che desiderano fare cinema, a 18 anni si è trasferita a Madrid intraprendendo un primo percorso come modella per poi studiare recitazione. Subito dopo le prime comparse in ruoli secondari in qualche pellicola e con la tv “Antena 3” la partecipazione a telefilm molto seguiti nella penisola iberica. Fino alla grande svolta de “Il Segreto”.

Megan è un vulcano di vigore e di letizia, e sul set incanta tutti. E anche nella location di Milano continua nel suo lungo abito turchese ad ammaliare tutti.

Parla di Samira, il personaggio che interpreta in “Fuoco Amico”, una donna afghana che lavora in un ospedale per un’organizzazione umanitaria che difende i bambini nel suo Paese. Ha un passato doloroso con cui deve fare i conti e, suo malgrado, incontra l’amore quando proprio non se l’aspetta. Conosce Enea De Santis (Bova) durante un’operazione militare per liberare dei bambini tenuti in schiavitù. Tra i due, nonostante le profonde differenze culturali, nasce un sentimento tanto forte quanto contrastato. E la loro storia non sarà facile. Quello di Samira è un personaggio bellissimo perché pieno di ombre e sfaccettature. La si vede all’inizio con il velo. Ma lei ha studiato in Europa e si comporta come una ragazza moderna. E cerca di rivelare la sua strada pur ossequiando la propria cultura.

E alla fine è toccato a noi. Parliamo di Sardegna, e delle riprese fatte nell’isola in particolar modo per controbilanciare agli scenari che dovevano in qualche modo riprodurre l’Afghanistan. Un minimo di preparazione all’incontro lo avevamo. Così accenniamo ai territori che ha “lavorativamente” percorso.. le grotte di San Giovanni, Serdiana, Guspini, l’aviocampo di Dolianova, Domusnovas.

Un sorriso le illumina il volto: “Maravillosa Cerdeña, se parece mucho a España – Meravigliosa la Sardegna, ricorda molto la mia Spagna”.

E ancora: “Fui distintas veces a Cagliari. Allá ví un atardecer estupendo por Castello,  me quedé encantada. – Sono stata diverse volte a Cagliari. Da lì ho visto un sorprendente tramonto dal Castello. Ne rimanevo incantata”.

Bene, rotto il ghiaccio. Il feeling con Megan è un crescendo ora.

E’ lei che scavando fra i ricordi, perché va precisato, le riprese in Sardegna risalgono al giugno 2015.

“¿Como se llama la mina? – Come si chiama la Miniera?” pronuncia pensierosa provando di ricordare un nome che difficilmente può esserle rimasto impresso.

Io di rimando quasi urlando: “Montevecchio”. L’amico che mi ha portato all’evento subito elevandosi al primo della classe:  “Si, la diga del fanghi al centro del sito minerario”. In contemporanea glificcavo il mio gomito nello stomaco e lui mi calpestava il piede con una scarpa dal tacco appuntito.

Megan ride ed è splendida.

Interviene anche il responsabile della Fondazione Sardegna Film Commission che trasportando acqua al proprio mulino, rivela di come le produzioni internazionali servono a incentivare la conoscenza della nostra isola. Un politologo a cui non intervistatori improvvisati di periferia non siamo assolutamente interessati. Almeno non oggi che abbiamo di fronte la Montaner.

Le luci della scena si spengono ben presto. Lei si allontana con un sorriso accattivante, un bacio soffiato con il palmo della mano: “Recuerdos a Cerdeña de mi parte – Salutatemi la Sardegna – dice – una tierra estupenda y de gente muy hospital aria – un terra splendida dalla gente molto ospitale”

Noi, due ebeti pietrificati, siamo lì con i piedi interrati sul pavimento e la testa fra le nuvole.

“Non le ho dato il mio numero di cellulare, metti che ha bisogno di qualcosa” sussurro impercettibilmente.

Il mio amico mi osserva e scoppia in una risata che ancora non ho capito se volesse offendermi spiattellandomela sotto gli occhi.

Ce ne andiamo fra mille pensieri: uno di questi era: ma non dovevano esserci anche altri protagonisti del cast? Mah!

(grazie per i contributi in lingua spagnola a Claudia Loi, che a Barcellona è presidente dell’Associazione Sarda)

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