ELISABETTA SPIGA, QUANDO L’ARTE SI CONIUGA COL SOCIALE

ph: Elisabetta Spiga

di Valencia Saba

Elisabetta è un’artista sarda che da 31 anni vive in Abruzzo, a Pescara, dove lavora come pittrice e decoratrice d’interni. Nel 2000 ha fondato l’associazione artistico-culturale “Arte Insieme”, di cui è anche presidente. Dal 2015 ricopre il ruolo di direttore artistico dall’APS “Dimonios”, Circolo dei sardi d’Abruzzo e Molise. Le sue opere si trovano presso musei, pinacoteche e collezioni private. Estrosa e con la battuta pronta, Elisabetta è un vulcano di idee, con la caparbietà che la fa ascrivere di diritto nella categoria “Donna sarda e fiera”. Nel mese di gennaio si è recata in Africa, nell’ambito di una missione umanitaria che conduce ogni anno degli operatori sanitari nel Benin. Ha fatto parte dell’équipe del dott. Agostino Trombetta, anch’egli socio del Circolo dei sardi, che si occupa di sostenere la maternità ad Abitanga e si prefigge di istituire in loco una sala travaglio. Il ricavato delle vendite di una raccolta di fiabe, di cui è co-autore Agostino, verrà devoluto a questo scopo. Elisabetta ha voluto contribuire alla raccolta fondi ponendo in palio, durante una lotteria benefica svoltasi in occasione del pranzo del Circolo nel teramano, un suo bel quadro, “Il giocoliere”.

Elisabetta, com’è nata l’opportunità di recarti in missione umanitaria in Africa, è stata una decisione d’impeto o maturata nel tempo? La decisione di partire è stata presa sui due piedi, ma non in maniera superficiale. Sono già coinvolta in tematiche di impegno sociale, sostengo Amnesty International, L’Albero della Vita e la Lav.

Quando sei arrivata nel Benin, qual è stato l’impatto con la realtà del luogo, in cosa consisteva il lavoro dei volontari e quali sono state le maggiori problematiche affrontate? Racchiudo la prima risposta in una breve riflessione scritta durante la prima settimana di permanenza: l’Africa è un mondo che come arrivi ti schiaffeggia. Poi ti mastica lentamente e ti sputa. Infine ti defeca. Questo è il principio di una più ampia riflessione. Noi volontari eravamo all’interno di un piccolo presidio ospedaliero che si occupa di medicina generale, ostetricia, ginecologia e puericultura (materia da me studiata dopo il diploma). La problematica principale è rappresentata dalla carenza di cibo, nel 2016 si muore ancora di fame.

Immagino sia stata un’esperienza molto intensa a livello fisico ed emotivo, cosa ti porti dietro e cosa hai amato di quella realtà? Dell’Africa si ama tutto, perché di tutto ha bisogno. I bambini sono l’aspetto più bello.

Il mal d’Africa ha mietuto un’altra vittima? A tuo parere, è possibile un raffronto col cosiddetto “mal di Sardegna”? Sono due cose diverse, entrambe con peculiarità uniche. La Sardegna per noi sardi è un marchio indelebile a vita. L’Africa si ama perchè è così bella che non si può non amarla.

Parliamo un po’ della tua vita nel “continente”. Come vivi la lontananza dalla tua terra? L’arte può colmare la nostalgia? La lontananza dalla mia terra riesco a sopportarla con l’ausilio della mia arte e con l’impegno che metto in tutto ciò che faccio. Ho la fortuna di poter andare in Sardegna almeno tre volte l’anno, forse è per tale motivo che ne sopporto la lontananza.

Tu sei la direttrice artistica del Circolo dei Sardi “Dimonios”, quali attività pensi che possano promuovere l’immagine dell’Isola e farne scoprire gli aspetti più genuini e a volte misconosciuti? In qualità di direttore artistico non posso non citare alcuni grandi artisti sardi contemporanei che sono stati nostri ospiti: Salvatore Atzeni, pittore che fa della sacralità la sua originalità, Michela Murgia, scrittrice dalla cui narrativa si evince una grande conoscenza della natura umana. Speriamo di avere ospite prossimamente Pinuccio Sciola, lo scultore che fa suonare le pietre. I Dimonios sono un’associazione che fa della cultura sarda un motivo di vanto, portandola alla conoscenza di tutti. La nostra terra è unica.

Come non essere concordi, Elisabetta? In bocca al lupo per le tue attività artistiche ed umanitarie, con la Sardegna sempre nel cuore.

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