IL GRANDE CUORE DI ANNA CURRELI: DA ARZANA ALLA MOLDAVIA PER AIUTARE IL PROSSIMO

ph: Anna Curreli

di Filippo Melis

Anna Curreli 25enne di Arzana, vive dal settembre scorso in Moldavia. Dopo aver conseguito la maturità classica a Lanusei, si è trasferita a Milano per frequentare la facoltà di Giurisprudenza, ma non sentendola sua, ha cambiato corso di studi, per laurearsi nel 2015 in Scienze del Servizio Sociale. Anna ha viaggiato molto, con un unico obiettivo: aiutare i più bisognosi.

Quando e perché hai deciso di lasciare la Sardegna? Dopo il diploma, ho voluto lasciare la Sardegna e andare a Milano perché avevo il desiderio di fare un’esperienza fuori che mi avrebbe potuto preparare in maniera “diversa”. Durante gli studi, ho fatto del volontariato in un carcere milanese e lì ho sentito che c’era la possibilità di andare in Kenya, sempre per aiutare in ambito penitenziario. Ho sempre avuto il desiderio di vedere con i miei occhi il terzo mondo e ho deciso quindi di partire. All’ultimo, però, ci sono stati dei problemi di sicurezza in Kenya. Mi hanno chiesto quindi di volare in Etiopia per lavorare a contatto con i bambini. Ho deciso di accettare la proposta e nell’estate del 2012 ho prestato volontariato là.

Di cosa ti occupavi in Etiopia? In Etiopia, come anche durante le successive esperienze, facevo parte di un gruppo in cui c’erano anche altri volontari. Al mattino lavoravamo in un ospedale di un villaggio a contatto con bambini malnutriti e con le loro famiglie. I dottori ci davano delle direttive e spesso ci occupavamo anche di animazione. Nel pomeriggio invece giocavamo con i bambini del villaggio.

Hai parlato di altre esperienze. Dove sei stata poi? Nell’estate 2013, sempre in veste di volontaria, sono stata in Romania: eravamo anche questa volta divisi in gruppi. La mattina ci alternavamo tra un’associazione che lavorava con 10 bambini vittime di violenze e un’altra invece che si occupava di ragazzi nati in famiglie socialmente vulnerabili. La sera invece continuavamo ad alternarci tra due orfanotrofi.  Nell’estate 2014, invece, ho dato una mano in un campo profughi siro-palestinese e in un centro che accoglieva donne migranti vittime di violenze andate in Libano spesso per fare da governanti. Si trattava di donne che subivano abusi sessuali da parte dei loro datori di lavoro o che venivano costrette a vivere in condizioni disumane.

Dopo il volontariato cosa hai fatto? Mi sono laureata in Scienze del Servizio Sociale nel luglio 2015. Ho fatto poi domanda per il servizio civile internazionale e sono partita a settembre a Chi?in?u, capitale della Moldavia, dove starò sino al prossimo settembre. Svolgo attività in un appartamento in cui vivono ragazze sui 16-17 anni che stanno intraprendendo un percorso verso l’indipendenza: vivono con un educatore e stanno imparando una professione. Lavoro anche in un centro mamma-bambino che ospita madri che non hanno un compagno o una famiglia che può sostenerle, aiutandole sia nel periodo della gravidanza che in quello postnatale. All’ora di pranzo, invece, faccio l’inserviente in una mensa mobile che va ogni giorno in due punti della città distribuendo per distribuire pasti caldi a circa 140 persone, tra senzatetto e anziani.

Qual è la stata delle tante esperienze che hai fatto la più dura? Sicuramente la prima esperienza, quella in Etiopia, è stata la più difficile. Per quanto mi sia piaciuta, soprattutto nei primi tempi ero molto spaesata. Una volta tornata in Italia, ho avuto un po’ di difficoltà a trovare il mio equilibrio. Le esperienze successive sono state più semplici: non perché mi sia abituata, è impossibile abituarsi a vedere situazioni così complicate, ma perché ero e sono più serena.

Hai mai pensato di svolgere un lavoro del genere in Sardegna? Ho sempre pensato di tornare in Sardegna: è il mio grande desiderio. Ogni volta che riparto, dopo aver passato le feste a casa con la mia famiglia, penso sempre che per quanto mi piaccia, quello che sto facendo è un progetto provvisorio. Nelle prime tre esperienze estive non ho mai sentito la voglia di tornare perché sapevo che erano limitate nel tempo. Il lavoro che sto facendo adesso è più lungo rispetto ai volontariati e sebbene non mi stia pesando, ogni tanto mi fa sentire la mancanza della mia quotidianità.

Hai progetti per il futuro? Per adesso penso al presente. Sicuramente però sarà qualcosa nell’ambito del sociale e avendo fatto oltre alle altre esperienze anche un tirocinio all’Ufficio dei Servizi Sociali di Milano, sono pronta a tutto.

Consiglieresti queste esperienze anche a ragazzi più giovani? Assolutamente si, basta averne la voglia. Sicuramente è necessario spogliarsi di tutte le certezze che abbiamo, di tutte le cose a cui siamo abituati. Per esempio io ho sempre odiato dormire per terra, ma mi è capitato più volte di doverlo fare quando ero in viaggio e non ho mai sentito fastidio: questo perché ti accorgi che alcune cose che diamo per scontate in certe situazioni diventano superflue.

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