DOPO LA SCUOLA, NIENTE LAVORO: L’ABBANDONO SCOLASTICO, IL TRISTE PRIMATO DELLA SARDEGNA


di Ignazio Dessì

A lanciare l’allarme su Avvenire l’arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio. “La Sardegna ha un problema enorme, quello dell’abbandono scolastico”, afferma l’ecclesiastico. La dimensione del fenomeno è drammatica e basta leggere i dati. Ogni 100 ragazzi che varcano i portoni di una scuola nell’Isola, almeno 25 la abbandonano tra i 10 e i 16 anni. In pratica si tratta del poco invidiabile primato nazionale in materia: una media del 24% rispetto al 17% a livello nazionale. A questo si aggiunge la difficoltà di apprendimento. Un dramma sociale, con giovani che cadono spessissimo nella rassegnazione ed entrano nella schiera dei cosiddetti Neet, coloro cioè che non studiano e non lavorano. Sotto questo aspetto la Sardegna (27%) non è in testa alla disdicevole classifica, essendo superata da Sicilia e Campania, ma vanta comunque medie più alte rispetto a quella nazionale (24%) e soprattutto a quella europea (15%).

La regione sarda è anche quella dove i giovani fuggono, o – sotto un altro punto di vista – son costretti a fuggire, dall’Università. Un altro dato devastante diffuso stavolta dal Ministero dell’Istruzione, che evidenzia come i ragazzi “con la minor propensione a intraprendere studi universitari siano quelli sardi, insieme a siciliani, campani e pugliesi. In pratica appena il 43% si iscrive a qualche facoltà, come dire che nell’Isola, su dieci giovani che ottengono il diploma di maturità, appena 4 scelgono l’Università. Mentre in altre regioni si arriva al 55%. “Eppure fino a dieci anni fa tutti, e dico tutti, si iscrivevano a un corso universitario”, fa notare sull’Unione Sarda Roberto Marini, da oltre 30 anni insegnante di italiano e latino al Liceo Siotto di Cagliari. “Molti studenti pensano che comunque, a prescindere dal titolo di studio, le prospettive di lavoro siano veramente poche”. A questo va aggiunta poi la situazione di crisi generale che ha colpito molte famiglie con la perdita, spesso, del posto di lavoro dei componenti, l’aumento notevole delle tasse universitarie e il costo della vita sempre più alto.

Un dato di fatto ben presente al sindacato che chiede ad alta voce provvedimenti adeguati. “Occorre rendere competitive le imprese e alimentare il mercato occupazionale”, spiega il segretario generale della Cisl Sardegna Oriana Putzolu.

Anche per Arrigo Miglio “servono atti concreti per risollevare la Sardegna, soprattutto in direzione delle famiglie. Interventi sul fronte dell’organizzazione del lavoro e della fiscalità per alleviare la fatica che per molte di loro sta diventando sempre meno sostenibile”. Non si può inoltre non parlare della deindustrializzazione e della denatalità. Quanto ai settori in cui agire “non si può puntare solo sul settore industriale ma tener conto delle potenzialità di agricoltura e turismo”. Lo sforzo in ogni caso va indirizzato a “contenere il sentimento di assuefazione che accomuna ormai giovani e anziani”. I primi – secondo l’alto prelato – emigrano in numeri sempre maggiori e solo i secondi restano a presidiare il territorio ma senza che si assicuri, con ciò, il ricambio generazionale. Quanto all’allarmante realtà dell’abbandono scolastico l’arcivescovo di Cagliari propone alcuni rimedi: “Per esempio la ripresa della formazione professionale, oggi ridotta al lumicino, che andrebbe nuovamente incentivata per offrire una possibilità in più ai nostri adolescenti e ai nostri giovani. Poi vanno rilanciati i mestieri a partire dall’artigianato”. Insomma da più parti si rileva come la situazione sia davvero preoccupante e si propongono soluzioni. Tutti però sembrano convinti di una cosa: servono prima di tutto sviluppo, crescita e occupazione. La situazione è grave e rischia di peggiorare.

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