SU STREXU E FENU: ALESSANDRA FLORIS, L’ARTE DI CREARE E MANTENERE VIVA UN’ANTICA TRADIZIONE

ph: Alessandra Floris

di Maria Patrizia Floris

In una terra come la Sardegna l’arte dell’intreccio ha consentito la realizzazione di oggetti idonei alle esigenze più diverse. Rafia, paglia e giunco sono le principali materie prime utilizzate per cesti e altri contenitori che le abili mani delle donne sarde, educate a quest’arte fin da bambine, ancora realizzano a mano. I manufatti ottenuti con l’intreccio richiedono grande impegno e cura in ogni fase della lavorazione fino al momento della decorazione, che spazia dai motivi geometrici a quelli floreali o faunistici. I cestini tipici si possono dividere in due gruppi: i primi, rustici e da lavoro, erano realizzati dagli uomini (soprattutto contadini e pastori) e venivano utilizzati per le attività di raccolta e pesca; gli altri, fabbricati prevalentemente dalle donne, erano utilizzati in ambito domestico. Questi ultimi venivano arricchiti con decorazioni legate al desiderio della donna sarda di realizzare un oggetto utile e capace, nel contempo, di dare vita e colore alla propria casa. Le forme dei cestini, variano in funzione della materia prima utilizzata e del luogo di produzione: quelli di Sinnai, in giunco e paglia di grano raccolta dopo la mietitura, hanno la caratteristica forma a campana e sono decorati con materiali affini o con cotone rosso e nero. Oggi, si è perduto il loro carattere antico e vengono ormai utilizzati con finalità quasi esclusivamente decorativa e in molti ignorano il lavoro, la dedizione, l’impegno che ci vuole per realizzarli. Un impegno che rende ancora viva la tradizione, la cultura e la storia della Sardegna e che Alessandra Floris continua a mantenere viva attraverso  il lavoro e la passione per l’arte della cestineria in particolare “Su Strexu De Fenu”.  Da oltre quindici anni  Alessandra lavora il giunco e il fieno per realizzare cestini da utilizzare come contenitori per la panificazione e come ornamento; ogni cestino é un’opera d’arte e può essere realizzato con disegni diversi.

Alessandra da chi hai appreso l’arte di intrecciare il giunco è il fieno ? Ho incominciato a fare cestini nel 1994  ho partecipato a un corso regionale, l’insegnante apparteneva ad una famiglia di cestinaie. Nel mio paese a Sinnai, anticamente e quando ero bambina intere famiglie si dedicavano all’arte dell’intreccio, in ogni casa si ha la presenza di cestini appesi ma finché non ho iniziato a crearne uno non ne ho capito il valore e il lavoro che c’è dietro. Terminato il corso ho dovuto subito darmi da fare perché ormai non c’era più molta gente che faceva cestini.

Prendi tu stessa la materia prima o ti rifornisci da qualcuno? Prendo io stessa le materie prime, essicco e preparo il giunco e il fieno.

“Su Strexu e Fenu” di cosa si tratta? E’ un cestino di giunco e fieno: il giunco  viene usato come filo da cucito e il fieno come riempimento. Per lavorare sul cestino si usa il punteruolo che serve per creare lo spazio per far passare il giunco e quindi per cucire il cestino.

Quali sono le fasi principali della lavorazione? Nel realizzare un cestino è importante anche la scelta dei materiali. Bisogna trovare il giunco, farlo essiccare al sole, e poi sfilacciarlo per renderlo malleabile alla lavorazione. Superata questa fase inizia la lavorazione del cestino. La parte iniziale del lavoro è quella più complicata. L’intreccio del giunco viene eseguito a spirale, con l’ausilio di un ago di lana o un puntiglione. Ogni lavoro è unico.  Con l’aiuto di mio marito a gennaio piantiamo il grano “Capelli” in Sardo ” Trigu murru ” la semina avviene in modo fitto in quanto dobbiamo ottenere dei steli sottili. Da metà giugno si inizia a tagliare il fieno con la falce come si faceva anticamente, al campo stesso si fanno dei covoni, una seria di mazzi di fieno che vengono uniti e legati,  poi questi vengono rilavorati in casa dove avviene lo smistamento e la pulizia e si conserva per poterlo lavorare nell’arco degli anni. Per capirci si toglie tutto che può essere in più: fogliame del gambo del fieno, qualche erbaccia attorcigliata al gambo. La pulizia si fa con un pettine simile un po’ a quello che si usa per le olive, l’unica differenza e che quello che uso io ha il manico in legno e i denti in ferro. Il penultimo passaggio e quello  in cui dal covone devo ricavarne dei mazzi, stando attenta a metterli bene, unendo le spighe anche se piccole, perché dopo andrò a batterle in modo leggero con ” su mallu” (un pezzo di legno leggero) in questo modo elimino la spiga sfaldandola, fatto questo lo si lega bene, si taglia il superfluo e si conserva sino a che si è pronti a utilizzarlo. L’ultimo passaggio  è quando dobbiamo utilizzarlo, si “scamicia” cioè si toglie una camiciola parziale di protezione del fieno che ha permesso al fieno di rimanere più chiara. Tutto questo lavoro si fa da metà o fine giugno quando matura il grano sino ai primi di settembre perchè se arriva l’umidità non si riesce a pulirlo. Per le spighe sfaldatesi si aspetterà una giornata di vento in sardo si dice “”Po du bentulai” cioè l’azione del vento separa il chicco da tutte le impurità che lo ricoprono e poi il grano pulito verrà conservato o per l’utilizzo o per le farine o  le semole. Il giunco si tira a giugno con le mani dal cespugliosi, si tirano solo quelli col fiore poi dopo a casa si toglie il fiore e si mette a essiccare al sole e la sera si porta dentro  per circa un mese e mezzo o due dipende dal sole. Una volta secco viene suddiviso e ” smazzato ” cioè viene tolta  la parte midollare ottenendo cosi dei fili per la cucitura.

Realizzi solo cestini? In prevalenza, anche se, dopo circa otto anni di esperienza o inserito dei nuovi lavori. Visitando delle case antiche a Sinnai ho notato anche che esisteva il giunco colorato poco conosciuto anche dai maestri cestinai in quanto la lavorazione prevede un procedimento molto particolare della pulizia delle erbe. Ho usato la tecnica dei cestini  anche per realizzare gioielli e complementi d’arredo come orologi e lampadari calamite, di giunco e fieno costruiti con le tecniche tradizionali.

Quali sono i disegni che realizza di più e i colori che prediligi? Sono i disegni della tradizione che si ripetono da tantissimi anni: le punte della stella i fiori (gigli tulipani, trifogli , rose eccc.) animali tipo gallinelle, galli, cani, cervi, Ballo sardo in sardo “Su ballu tundu ” (una serie di uomo e di donna che si tengono per mano).  Mentre  i colori della  tradizione sono in prevalenza rossi.  Io comunque sotto ordinazione realizzo anche cesti con altri  colori. I cestini di Sinnai per esempio si riconoscono subito in quanto noi usiamo molto i  broccati rossi nei disegni, il panno rosso che noi chiamiamo scarlato e il nastrino rosso finale.

Quanto tempo ci vuole per portare a termine un tuo lavoro? Da un minimo di sette, otto ore a salire (7-8 ore per le miniature 5 cm).

Per te è un mestiere o una passione? Entrambe le cose.

Come si può mantenere viva questa antica tradizione? Non è facile mantenere le tradizioni in quanto la lavorazione e molto lunga e per quanto possano sembrare cari il guadagno è poco. A me piace creare e comunque non vorrei che questa tradizione sparisca se capita faccio anche dei corsi.

Lavorare il giunco e  il fieno può costituire un punto di forza per l’artigianato locale? Si certo ci dovrebbe essere solo un pò più di impegno da parte delle istituzioni invece si riduce solo all’aiuto di uno o due privati.

http://www.rivistadonna.com/

3 risposte a “SU STREXU E FENU: ALESSANDRA FLORIS, L’ARTE DI CREARE E MANTENERE VIVA UN’ANTICA TRADIZIONE”

  1. E’ un mondo affascinante quello dell’intreccio..
    Volendo frequentare un corso di cestineria, cosa devo fare, a chi rivolgermi?
    Grazie mille

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