J’ACCUSE – LETTERA APERTA: L’ORDINE DEI GIORNALISTI SARDEGNA E LA TRASPARENZA CHE NON C’È


di Sabrina Fara

Signor presidente, grata per la “benevola” accoglienza riservatami qualche settimana fa, permettermi di dirvi che la vostra stella è minacciata dalla più offensiva e inqualificabile delle macchie: la mancanza di trasparenza. Come certamente ricorderà, signor presidente, è il 9 novembre 2015 quando l’Ordine dei giornalisti, da lei diretto, emette un comunicato. Questo: «REDATTORE SOCIALE, CORSO DI CAPODARCO DI FERMO. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti ha deliberato l’istituzione di due borse di studio a beneficio di altrettanti giornalisti iscritto all’Albo professionale della Sardegna per la partecipazione al XXII Seminario di formazione della Comunità di Capodarco-Redattore sociale di Fermo, dal 27 al 29 novembre 2015. Le borse di studio copriranno i costi di iscrizione, di vitto e alloggio. Le spese di viaggio sono a carico dei partecipanti. Il Seminario è accreditato dall’Ordine Nazionale dei giornalisti nell’ambito della Formazione professionale continua. Ai giornalisti che parteciperanno a tutte le sessioni del programma saranno attributi 16 crediti formativi. Le domande devono essere presentate via mail a segreteria@odg.sardegna.it (oggetto: borse di studio) entro le ore 12 del 16 novembre 2015. Saranno privilegiate le domande presentate da giornalisti disoccupati e precari». L’avviso compare sul sito web istituzionale all’indirizzo www.odg.sardegna.it. Ma quale alone sul suo nome, signor presidente, e sul suo Ordine. Nessuno sa ancora chi siano i fortunati vincitori delle borse di studio e l’ammontare dei denari erogati. Chi ha inviato la domanda di partecipazione e non ha vinto, come la sottoscritta, si è dovuto accontentare di un laconico comunicato, da lei firmato, che ricorda il famoso “ritenta sarai più fortunato”. 

Eccolo, a memoria dei posteri: «Gentile collega, mi spiace comunicarti che il tuo nome non compare nell’elenco dei vincitori delle borse di studio per la partecipazione al seminario di Capodarco “Redattore sociale 2015”. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna, che ha esaminato le domande, è comunque intenzionato a confermare le borse di studio anche nel 2016. Cordiali saluti».

Avrà avuto modo di constatare, signor presidente, che la pagina on-line dell’Ordine regionale è decisamente scarna di informazioni e le notizie pubblicate sono davvero poche. Un deserto con poche oasi, lontano da altre realtà regionali, decisamente più attente nei confronti dei propri iscritti. Negli ultimi quattro mesi ammontano ad appena venticinque le note pubblicate dalla sua cabina di regia. Di cui undici relative ai corsi di formazione continua, quattro legate all’iscrizione di nuovi giornalisti, due alle date inerenti l’esame di Stato e sette concernenti comunicazioni varie: necrologi e ricordi per gli scomparsi, chiusura per le festività natalizie, approvazione del testo unico deontologico, un premio giornalistico.
Nessun cenno riguardo all’assegnazione delle borse di studio finanziate, è necessario ricordarlo, grazie ai denari di tutti coloro che ogni anno versano le quote associative. Si tratta di una svista? No, signor presidente, non direi. Dov’è la graduatoria dei candidati? Chi ha vinto le borse di studio? Quali sono stati i criteri di assegnazione? Chi ha messo la firma sulle delibere di aggiudicazione? A quanto ammontano le cifre erogate ai vincitori?
Queste sono le domande a cui da mesi cerco di dare risposta. Senza ottenere risultati. Anche una richiesta formale di accesso agli atti è caduta nel vuoto, signor presidente, e il nostro recente colloquio non ha risolto l’enigma. Anzi, tutt’altro. Lei si è rifiutato categoricamente di darmi risposte, intimandomi, con toni lontani dalla cordialità, di spegnere il mio registratore. Atteggiamento quantomeno curioso da parte di un giornalista, non crede? Io sì, lo credo, tanto più che lei, signor presidente, ha una lunga carriera alle spalle e dovrebbe sapere bene come funziona il mestiere. Ma tant’è. Del resto, come lei stesso ha confermato, nessuno prima ha chiesto spiegazioni sui contributi per il corso si Fermo assegnati dall’Ordine, che da anni eroga nel silenzio delle segrete stanze. E chi sono io per chiedere delucidazioni? Signor presidente, lei mi ha fatto capire che non ho diritto né a sapere né a fare domande.

La verità è che non c’è nessuna graduatoria e i parametri di attribuzione delle borse di studio sono più che nebulosi. Oggi, come negli anni passati. Certo, ora lei promette di fare di meglio per il futuro: più efficienza, più chiarezza. Ma contemporaneamente sostiene che l’Ordine dei giornalisti non sia un ente pubblico e non debba dare troppe spiegazioni sui suoi affari. Invece lo è, eccome se lo è, è un ente pubblico non economico, disciplinato da una legge dello Stato, nel caso l’avesse dimenticato. Al momento, comunque, il problema rimane. Lei avrebbe potuto dare un segnale di discontinuità, ma non l’ha fatto. Trincerandosi dietro un silenzio assordante. E, con mio grande stupore, mi ha trattato come un’impicciona che va a frugare in casa altrui. Forse le sfugge, signor presidente, che l’Ordine dei giornalisti è di tutti gli iscritti? Che domandare è lecito? E rispondere, nel suo caso, è un obbligo. Questa lettera è lunga, signor presidente. È tempo di concludere. Accuso lei e l’Ordine regionale dei giornalisti di mancanza di trasparenza. Una delle macchie più riprovevoli per chi si occupa di giornalismo. E volontariamente mi espongo. Il mio dovere è parlare, non voglio essere complice. Non mi sentirei più una cittadina e una giornalista onesta e il mio onore ne uscirebbe sconfitto. Attendo serenamente che si faccia luce sulla vicenda, certa di aver agito con onestà e senso di responsabilità.
Voglia gradire, signor presidente, i miei saluti.
(Ringrazio per l’ispirazione Émile Zola)

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