TUTTI I NUMERI DI EXPO MILANO 2015: PERSI 32 MILIONI DI EURO. E CI E’ ANDATA PURE BENE


di Luca Rinaldi

Dalla relazione del consiglio di amministrazione del 9 febbraio scorso la società Expo marca un rosso da 32 milioni di euro, e il buco nel 2016 potrebbe allargarsi a 80 visti i costi di smantellamento e liquidazione. Il prospetto vede 736,1 milioni di ricavi gestionali e 721,2 milioni di costi, a cui aggiungendo gli ammortamenti (-47,6), gli accantonamenti per il fondo rischi (-12,8), l’impatto opere (13,5) e le rettifiche di valore (-0,6), si verifica appunto una perdita di 32,6 milioni. «Da questi numeri non si riesce ancora a vedere con chiarezza quali saranno i conti definitivi e consolidati della società Expo. Tuttavia il fatto che si veda già del rosso non è un buon segnale». A parlare è Jerome Massiani, ricercatore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che sull’impatto economico di Expo sta conducendo uno studio che ha già rivelato aspetti interessanti. Non c’entra la politica, ma solo i numeri e un approccio che il più possibile sia scientifico.

Tuttavia, prosegue Massiani «il bilancio della sola società rappresenta solo una parte della storia e fino a ora il vero bilancio di Expo, cioè l’apporto in termini di benefici rispetto a costi e investimenti non si è praticamente visto». Siamo dunque lontani dai numeri del dossier di candidatura e anche dai 44 miliardi di giro d’affari stimato prima della manifestazione dalla Camera di Commercio di Milano e dai 4 miliardi di spesa addizionali preventivati dall’Università Bocconi.

Giuseppe Sala, ex city manager del Comune di Milano guidato da Letizia Moratti, poi amministratore delegato di Expo e ora candidato del centrosinistra alla corsa per la poltrona di sindaco però va ripetendo da due mesi che «la cosa più importante sono i 14 milioni di patrimonio netto rimasti». Dunque, dopo 3 miliardi di euro pubblici messi sul piatto da governo ed enti locali e altri 11 per le cosiddette opere connesse (strade, infrastrutture e collegamenti) ci si accontenta di aver sostanzialmente risparmiato. Anche se, come scritto, il buco della società sembra destinato ad allargarsi e il futuro del post Expo, su cui è previsto l’arrivo di almeno un altro miliardo di pubblico danaro, appare tutt’altro che chiaro, anche la tesi secondo cui alla fine si è risparmiato vacilla e non poco.

Ci sono entusiasmi su Human Technopole, dimenticandosi che un progetto da 30mila metri quadrati non può rappresentare il futuro per tutta l’area espositiva che conta 1,1 milioni di metri quadrati ora da riqualificare. «La cosiddetta legacy, cioè l’eredità del grande evento – spiega ancora Massimi – non può essere il pretesto di spendere altri soldi per fare qualcosa su quelle aree».

Insomma, i ricavi che avrebbero dovuto raddrizzare la barra di Expo sono stati inferiori alle attese. Rispetto alle stime iniziali mancano infatti all’appello circa 200 milioni di euro, soprattutto perché ci si aspettava qualcosa in più dai ricavi di biglietteria che si sono invece fermati a quota 373,7 milioni. 21.476.957 ingressi a un prezzo medio di 17,4 euro. A inizio manifestazione il costo medio si era attestato sui 22 euro per poi diminuire a 19, fino al 17,4 finale. Una discesa che ha portato dalle stime dei 408 milioni di ricavi da biglietteria agli attuali 373.

«Accontentiamoci che non si stato un disastro come lo fu Hannover in Germania. Expo si doveva fare ed è stato importante farlo e ha permesso di portare a termine anche infrastrutture importanti». La frase serpeggia nei corridoi milanesi e il confronto con gli altri Expo è all’ordine del giorno, anche con operazioni spesso discutibili di giochi di numeri. Ci si limita dunque ai bilanci, senza tralasciare che parte di quelle infrastrutture sono state inserite come connesse a Expo per dare un’accelerata e qualche fondo che altrimenti avrebbe tardato ad arrivare, ma che con la manifestazione ben poco hanno avuto a che vedere.

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