SUONI ANTICHI : INTERVISTA A MARIA LUISA CONGIU, CANTANTE FOLK DI SUCCESSO

ph: Maria Luisa Congiu

di Maria Patrizia Floris

Maria Luisa Congiu vive a Oliena, un grande talento musicale che fa vibrare i cuori e apre i varchi nel grande mare della musica sarda. Una voce intensa dal caratteristico tono sound. Ascoltando la sua musica sembra un ricamo musicale di suoni antichi  ”No nde cherzo de vana gloria, no scherzo passare a s’istoria. Mi cuntentat solamente s’affettu sinzeru de paga zente” (Non desidero vana gloria ne voglio passare alla storia. Mi accontento dell’affetto sincero della gente). Il successo per me è l’affetto sincero e incondizionato di pochi e non la stima passeggera di molti…e devo dire che grazie a Dio quei “pochi” non sono neanche pochi.

Maria Luisa raccontaci un pò di te… Dovrei riscrivere l’Odissea cambiando epoca, luoghi e personaggi:scherzo! Ho 43 anni, sposata da oltre 23 e madre di 4 figli. Sono nata nella città eterna dove ho vissuto i primi 18 anni della mia vita per poi trasferirmi definitivamente ad Oliena, paese di mio padre. Ho mosso i primi passi nella musica con mio marito che mi accompagnava con la chitarra, a lui ho fatto leggere i miei primi testi e ascoltare le mie prime composizioni musicali. Devo dire che le mie più belle canzoni le ho scritte con lui: i miei figli. Adoro la campagna e i suoi frutti e solo per mancanza di tempo non seguo più orti e vigne come facevo prima, ma spero di dedicarmi appena i ragazzi saranno tutti più grandi. Detto questo si sarà capito che la famiglia, la musica e la campagna sono le mie passioni insieme alla poesia in lingua sarda, soprattutto quella estemporanea.

Come nasce la passione per la musica e il canto? Nella mia famiglia la passione per la musica è presente. Posso dire di avere la musica nel DNA. Mio padre appassionato di canti a chitarra, mia madre idem, più Claudio Villa e altri cantanti melodici.

Cosa vuoi comunicare a chi ascolta le tue canzoni? Cerco di trasformare le emozioni in poesia e musica. Le mie emozioni o quelle che percepisco da altre persone, altre vite, a volte cose successe lontano da qui che in qualche modo mi hanno emozionato, come, ad esempio, la canzone Taj Mahal che narra una storia d’amore straordinaria che oggi vive grazie all’omonimo monumento incluso nelle sette meraviglie del mondo moderno.

Cosa provi quando canti? Panico prima di ogni esibizione, una volta intonata la prima nota però è la gente che ho davanti che mi dà coraggio. In linea di massima sono dentro il significato di ogni brano quindi sento la stessa emozione che ha ispirato quella canzone. Concetto, a volte, un po complicato da esprimere.

Cantare con Luciano Pigliaru. Come descriveresti i vostri duetti? Quella con Luciano è una delle collaborazioni più longeve e lui ha davvero una voce molto bella e singolare, riconoscibile. Siamo diversi nel comporre e nell’interpretare ma abbiamo i medesimi obbiettivi, il tutto col valore aggiunto del rispetto reciproco e un’amicizia che dura da anni, con questi presupposti è facile trovare l’equilibrio per dar vita ad una collaborazione che piace al pubblico. Non dimentico però le altre collaborazioni che mi hanno dato grandi soddisfazioni: Francesco Demuru, Ivana Spagna, Roberto Vecchioni, Giuliano Marongiu, Istentales e tanti altri, anche musicisti, o gruppi più giovani come Kantidos, Talinos, Gentiles.

Hai avuto modo di duettare con cantanti famosi? Quali emozioni ha provato? Ho menzionato Ivana Spagna e Roberto Vecchioni. Con Ivana c’è stata da subito una reciproca simpatia, è una persona estremamente sensibile e molto affettuosa; ha un’umiltà che ti spiazza e un sorriso che scalda il cuore. Ovviamente la professionalità è altissima…L’emozione è stata tanta ma lei ti fa sentire “a casa”..  Roberto Vecchioni un vero cavaliere con tanto di inchino al termine di una canzone, incredibile! Sono ricordi che porterò nel cuore. Ma il duetto più bello lo sto tenendo segreto, spero di poterlo proporre presto…e sarà davvero una sorpresa.

Cosa rende unico un cantante? Il mio amato Prof. Peppe Orrù dice sempre che il timbro riconoscibile su altri cento o mille, unito alla capacità di emozionarsi nel cantare sono un dono; condivido questo pensiero. Uno può fare note altissime o molto basse ed essere perfetto ma se il timbro della voce non è abbastanza riconoscibile e il canto risulta troppo tecnico e privo di emozione, la gente semplicemente non lo ricorderà, non lo riconoscerà…De Andrè non faceva “acuti”, non urlava ma la sua voce era unica così come le emozioni che trasmetteva, così altri come lui…Il grande interprete sardo di canti a chitarra Giuseppe Chelo dosava gli acuti riducendoli al minimo, ma la sua melodia ti strappava il cuore,  Serafino Murru, Giò Maria Faedda, Gavino Lorìa…

Cosa è il successo per te? Essere conosciuta per la mia musica mi da chiaramente grande soddisfazione ma spero che il ricordo nella gente resti anche per la persona e non solo per la cantautrice… come ho detto in una canzone : “No nde cherzo de vana gloria, no scherzo passare a s’istoria. Mi cuntentat solamente s’affettu sinzeru de paga zente” (Non desidero vana gloria ne voglio passare alla storia. Mi accontento dell’affetto sincero della gente). Il successo per me è l’affetto sincero e incondizionato di pochi e non la stima passeggera di molti…e devo dire che grazie a Dio quei “pochi” non sono neanche pochi.

Un progetto per il futuro? Ne ho tanti, veramente tanti, sia per la musica che per la famiglia … Un passo dopo l’altro, a Dio piacendo, almeno in parte ne realizzerò … Un nuovo disco, nuove collaborazioni … una piccola fattoria con orto e frutteto … spero …

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