SILVIA PINNA, “CITTADINA DEL MONDO”, RACCONTA IL SUO PERCORSO DI VITA: IL VIAGGIO IN INDIA E L’ESPERIENZA LAVORATIVA IN ALGERIA. SINO ALL’APPRODO A MOSCA

ph: Silvia Pinna

di Massimiliano Perlato

Della Sardegna mi manca mia madre, ma ci sentiamo spesso per cui, anche se non fisicamente, la sento sempre vicina a me. E poi mio fratello e famiglia, mi dispiace non veder crescere i miei cari nipoti, osservare i loro cambiamenti, mi mancano i loro sguardi e i loro gesti affettuosi e gli amici di sempre. E poi da contorno la natura unica, i profumi intensi, la cucina con il suo gusto inconfondibile e il mare con i suoi colori.

Sono le parole cariche di malinconia di Silvia Pinna,  nata 44 anni fa a Cagliari, originaria di Villasor, paese a prevalente economia agricola, dove viveva con i suoi affetti prima di lasciare l’isola. Silvia è un’altra figlia di Sardegna, che come dice lei, porta sempre nel cuore, che ha deciso di diventare “cittadina del mondo”.

Dopo il Diploma di Maturità Magistrale, ha proseguito gli studi laureandosi prima in Scienze Naturali e poi in Biologia Sperimentale. Dopo svariati lavori dall’insegnamento nella formazione professionale, lezioni private, qualche supplenza e un paio di progetti di ricerca biodemografica presso il Comune di Villasor  oltre ad altri lavori occasionali, ha deciso di fare il grande salto al di là del Mediterraneo. Prima di trasferirmi definitivamente ebbi altre esperienze all’estero per brevi periodi: qualche mese a Londra per imparare l’inglese durante gli studi universitari e a Madrid per una borsa di lavoro. Ma l’esperienza che mi ha arricchita di più è stata l’India. Infatti circa sei mesi dopo l’improvvisa morte di mio padre,un’amica mi propose di fare un viaggio in India, un viaggio speciale: fare attività di volontariato in campo educativo presso una piccola Ong con i bambini disagiati e i bambini disabili. Dopo un’attenta riflessione accettai la proposta, pensando che in quel momento di fragilità era arrivato il momento di conoscere quella realtà, la città dei poveri: Calcutta.

L’esperienza indiana per Silvia è stata un toccasana, un confronto diretto con un mondo tanto lontano dalle nostre aspettative. L’India vissuta nella sua realtà, non lascia indifferenti.

Ciò che mi colpì prima di tutto quando conobbi i bambini furono i loro occhi felici, pieni d’amore che trasmettevano serenità al punto che mi scesero le lacrime per l’emozione. Percorrendo le vie della città e vedendo che la casa di molte famiglie era il marciapiede, con le galline che razzolavano, una domanda me la posi: cosa hanno fatto loro di male per meritarsi quella condizione e cosa abbiamo fatto noi per meritarci una vita più fortunata. Organizzammo anche una cena di beneficienza, a base di gnocchetti sardi e altri prodotti italiani per sostenere l’associazione e fu un successo. Partecipai anche a un matrimonio induista, uno dei tanti matrimoni combinati dove la sposa e lo sposo non si erano mai conosciuti prima. La cosa più buffa fu quando io e la mia amica credemmo che il cappello dello sposo, adagiato nel luogo dove venne celebrato il rito, fosse una torta nuziale. Ma fu anche un viaggio spirituale, un breve soggiorno ad Auroville,”la città sperimentale”basata sulla visione di Sri Aurobindo, a Pondicherry nel sud dell’India.

Finalmente nel 2012 si realizzò il suo sogno nel cassetto di lavorare all’estero come insegnante.

Inviai vari curriculum presso le Scuole Italiane all’estero e venni contattata dal Presidente della Scuola Roma di Algeri per un colloquio. Superato il colloquio, a settembre iniziai a lavorare in Nord Africa, molto entusiasta e desiderosa di conoscere il popolo algerino molto diverso dal nostro, per cultura e religione. Presto mi abituai anche alla voce del muezzin che cinque volte al giorno richiamava i fedeli a recitare le preghiere, era quasi una forma di meditazione e riflessione ascoltare quella voce,incomprensibile.

Silvia si è subito perfettamente integrata nella vita del nord Africa, instaurando un ottimo rapporto con le colleghe algerine e con tutto il personale locale.

Mi colpì la loro gentilezza, disponibilità e la loro solarità. E poi ancora i profumi delle spezie nei mercati non lontani dalla Casbah e il calore della gente che si incontrava in strada, tipico dei popoli del sud. Anche con la comunità di italiani che vive ad Algeri instaurai un buon rapporto e con alcuni mantengo tuttora i contatti e un rapporto speciale. Per coincidenza alla Scuola Italiana ho lavorato con una collega sarda, ci siamo conosciute in aeroporto scoprendo di essere dirette entrambe ad Algeri, abbiamo vissuto insieme per due anni supportandoci e confrontandoci nei momenti più difficili. 

Dopo due anni trascorsi ad Algeri, nel 2014 fece un colloquio con la Dirigente della Scuola Italiana “Italo Calvino” di Mosca. L’esito fu positivo e per Silvia Pinna il cambio di vita fu immediato: dal calore della culla mediterranea accarezzata dall’equatore, al freddo razionale e pungente della Russia moderna.

Non appena arrivai a Mosca la prima cosa che mi impressionò fu la maestosità della città. Le strade larghe, un sistema di trasporti molto efficiente con molte stazioni della metropolitana immense che sembrano autentiche  opere d’arte con marmi, affreschi e dorature, una grande metropoli.

Silvia giunta a Mosca, da donna del sud, e in più provenendo dal clima mite del Nord Africa, ebbe come maggiore preoccupazione proprio l’affrontare e il metabolizzare il freddo russo con un’adeguata attrezzatura.

Oggi posso dire di essere riuscita a sopportarlo. Adoro passeggiare circondata dal candore della neve. Il clima riflette il carattere dei russi, che nella quotidianità appaiono taciturni e poco sorridenti, ma quando si entra in confidenza con loro sono molto gentili, disponibili e generosi.

Altro ostacolo da superare è stata la lingua russa con il suo alfabeto cirillico.

Non è facile comunicare a Mosca, pochi conoscono l’inglese e l’anno scorso andare a fare la spesa diventava un’impresa, ma dopo aver preso qualche lezione privata, ora va un po’ meglio.

Silvia è sempre pronta a rimettersi in gioco e ad affrontare le problematiche come nuova sfida da vincere. E’ questo che fa di lei una donna coraggiosa e determinata. Dopotutto il suo dna è eloquente con quel carattere dei sardi tanto bistrattato da taluni, ma fondamentale quando si tratta di mostrare caparbietà e costanza.

L’idea principale per me è sempre stata quella di imparare bene la lingua, anche se non è semplice. Per quanto riguarda il tempo libero mi piace visitare i  musei della città. Mosca è una città che non finisce di sorprendermi ricca di arte e cultura e di svaghi. Mi piace andare a teatro. Dopo un anno e mezzo sono riuscita ad andare al Bolshoi e ho visto il balletto il Lago dei Cigni. Il teatro è incantevole, mi sembrava di essere nel set di un film, è stato molto emozionante. Anche seguire lo sport non mi dispiace. Due mesi fa da buona sarda, sono andata a vedere la partita di basket Dinamo Sassari contro il CSKA,anche con il rinforzo del mio collega sardo e non abbiamo esitato a fare il tifo della squadra sarda nonostante fossimo circondati dai tifosi russi. Poi recentemente ho visto per la prima volta una partita di hockey su ghiaccio con un pubblico di quasi 11.000 persone.

Con Silvia non si poteva che chiudere parlando ancora della sua terra lontana. Del lavoro e dei giovani che faticano ad emergere.

Della Sardegna seguo i 20 gradi  del mese di febbraio! Mi capita di seguirla attraverso i quotidiani online. Da sarda dico che è il posto più bello del mondo per clima, territorio, cibo ma manca la cosa più importante: il lavoro. E’ difficile trovare delle soluzioni in questo periodo di crisi generale. Ora come ora, l’unico consiglio che potrei dare a un giovane sarebbe quello di andare e provare a cercare lavoro in paesi dove ci sono più opportunità. So quanto sia difficile per un isolano sradicarsi dalla propria terra ma ho anche notato che con l’avvento della globalizzazione i sardi percepiscono sempre meno quella condizione d’isolamento che li ha caratterizzati per due millenni. Certo sarebbe bello, creare posti di lavoro per fare in modo che l’isola non venga abbandonata dai più giovani  e abitata solo da anziani ma neppure gestita da chi ha più spirito imprenditoriale rispetto a noi sardi. Sotto questo punto di vista ho sempre apprezzato la politica di  Renato Soru con il programma Master and Back che ha dato la possibilità a molti giovani sardi di specializzarsi all’estero o in altre regioni d’Italia, per portare innovazioni. Anche se alla fine per alcuni non ha dato una garanzia di un lavoro al rientro in Sardegna, e molti hanno preferito stabilirsi fuori dalla Sardegna.

Come Silvia, dolce cuore sardo, “cittadina del mondo”.

12 risposte a “SILVIA PINNA, “CITTADINA DEL MONDO”, RACCONTA IL SUO PERCORSO DI VITA: IL VIAGGIO IN INDIA E L’ESPERIENZA LAVORATIVA IN ALGERIA. SINO ALL’APPRODO A MOSCA”

  1. Complimenti Silvia sei stata molto coraggiosa ,questa esperienza ti ha cresciuto e arrichito,e fatto diventare la donna meravigliosa che sei
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