AL CIRCOLO CULTURALE SARDO “LOGUDORO” DI PAVIA MAGISTRALE CONFERENZA DI MARIO PUDDU SULLA SECONDA EDIZIONE DEL MONUMENTALE “DITZIONARIU DE SA LIMBA E DE SA CULTURA SARDA”

Pavia, 30 gennaio 2016. Da sin. Gesuino Piga, Mario Puddu, Paolo Pulina

di Paolo Pulina

A Pavia, nel pomeriggio di sabato 30 gennaio 2016, presso la sede sociale, il Circolo culturale sardo “Logudoro”, presieduto da Gesuino Piga, ha organizzato la presentazione della  seconda edizione del monumentale “Ditzionariu de sa Limba e  de sa  cultura  sarda” di Mario Puddu.  Si tratta di 2872 pagine di definizioni su due fitte colonne, corredate di illustrazioni (più 14 pagine dedicate  alla presentazione, alla bibliografia, alle abbreviazioni, ai collaboratori, ai ringraziamenti)  pubblicate alla fine del 2015 presso lo stesso editore di Cagliari (Condaghes) che aveva mandato in stampa nel 2000 la prima edizione della già allora ponderosa opera (1828 pagine di due fitte colonne, più una quindicina di pagine introduttive), alla quale il linguista aveva cominciato a lavorare nel 1987.

Cristoforo Puddu ha scritto per questo sito un pezzo che ha già ben illustrato l’importanza della sistematizzazione  lessicografica de sa limba sarda  operata  da Mario Puddu. Si veda:

http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2015/10/10/ditzionariu-de-sa-limba-e-de-sa-cultura-sarda-de-mario-puddu-presentazione-ufficiale-il-24-ottobre-a-illorai-della-seconda-edizione-con-traduzioni-in-francese-inglese-spagnolo-italiano-e-tedesco/

Cristoforo Puddu ha giustamente messo in evidenza «il grande successo avuto dalla prima edizione   del “Ditzionariu” e dal sito internet correlato (Ditzionariu  On Line – www. ditzionariu.org,) che ha collezionato oltre 10 milioni di “visite” per la consultazione delle singole parole in lingua sarda». Lo stesso ha specificato che «la seconda edizione risulta ampliata sino a raggiungere  111.000 lemmi» e che «è l’intera opera ad essere cresciuta: nei sinonimi e contrari, nei modi di dire, nella fraseologia (vi compaiono citazioni esplicative di oltre 640 autori), nell’ampio campionario di proverbi e nei 1.470 cognomi, nella nomenclatura scientifica e nella rilevante parte grammaticale con 66 verbi coniugati, nelle traduzioni in italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco di un significativo numero lemmi, ben 18.600».

Dati per acquisiti questi elementi informativi (sui quali l’illustre vocabolarista si è ampiamente soffermato  illustrando  con  dovizia di particolari le caratteristiche della  sua seconda realizzazione editoriale, frutto, come la prima,  di una quindicina di anni di applicazione quotidiana: come dicevano i latini, «nulla dies sine linea»: nessun giorno senza studio-scrittura), è da dire che il discorso di Mario Puddu a Pavia, svolto  rigorosamente in sardo, ha affascinato  per quasi due ore il folto uditorio per la passione con cui egli ha presentato, dal punto di vista dei Sardi residenti pensosi del destino futuro della propria isola, la condizione della “struttura” storico-sociale della Sardegna e quella della coessenziale-contestuale  “sovrastruttura”  lingua sarda (che, come ogni lingua, registra-rispecchia la storia).

La notazione di partenza è stata che in Sardegna i  Sardi vivono unu iscorriu (strappo, lacerazione, squarcio, discordia, spaccatura, conflitto, conflittualità) perché  hanno la precisa sensazione di non essere padroni di se stessi. Sentono che, oltre la storia, stanno rubando loro anche la geografia: come se dall’esterno stessero “chiudendo” l’intera  isola. Il destino dei  Sardi sembra essere «in manu de su  entu». La colpa di  questa situazione  – dice Puddu –  è  però di tutti noi che in Sardegna  viviamo. 

I  Sardi che risiedono nell’Isola devono comprendere che essa è una realtà diversa dall’Italia (quanti chilometri più della Sicilia essa dista dalla penisola? Come si fa a considerarle in una identica collocazione geo-politica?). Certo, i suoi abitanti, che sono liberi e responsabili, sanno che  bisogna rispettare i diritti nei confronti dei “vicini”, ma bisogna che si attrezzino da subito per evitare che la bella Sardegna diventi presto solo un «ricovero per anziani». A questo proposito, una canzone di protesta-ribellione scritta da Puddu, da cantare sull’aria di  “Non poto reposare”, è intitolata significativamente: “Fortza Sardigna, pèsadi e camina!”.

Sul piano linguistico, per Puddu è giusto che venga raccolto tutto quanto il sardo, nelle sue  diverse varianti. Egli ha raccontato che fino al 1965 aveva usato praticamente solo l’italiano: solo  dopo il servizio militare, si  rende conto che del sardo non sa niente e allora si impegna a studiarlo, leggendo il maggior numero possibile di testi scritti in sardo, imparando le diverse varianti e  parlando rigorosamente solo “sa limba”.  Il suo scopo fondamentale, dopo la raccolta lessicale,  è stato quello  di regolarizzare la scrittura conosciuta in modo che  –  al di là delle differenze di pronuncia da zona a zona, da paese a paese –  chi apre  suDitzionariu vi ritrovi un insieme “regolarizzato” delle possibili occorrenze grafiche di ogni termine nei diversi contesti geografici della  Sardegna, insomma un sistema ortografico proprio  della lingua  sarda (un suo libretto è intitolato: “Inditos de ortografia regularizada po totu is foedhadas de su sardu”).

In particolare Puddu ha dichiarato di aver operato per  creare un ponte tra tutte  le parlate del sardo.  In questa direzione, nel costruire il lessico e l’ampia fraseologia del suo “Ditzionariu”, egli  ha  scelto – data la caratteristica essenziale del “Ditzionariu di spiegare in sardo il significato di ogni lemma della lingua sarda – di  utilizzare quella che chiama “Limba de Mesania”.

Ecco come – proprio adoperando tale “Limba de Mesania” – già oggi l’Enciclopedia libera Wikipedia ne definisce le specificità: «S’idea de Puddu est ca sa Arregioni Sardigna arríciat in intrada dogumentus in calisisiat bariedadi, ma impreit po is paperis suus in essida una bariedadi feti de su sardu, assentendi sa de Mesania, est a nai sa de sa zona murra in mesu a Campidanu e Logudoro, spètzia is biddas de su Barigadu, de su Mandrolisai, de sa Brabaxa de Brebí e de Parti Valentza e Brabaxana. A parri suu is puntus de fortza de custa bariedadi funt:

1)su de essi a mesu tretu intra Campidanu e Logudoro, tenendi in comunu cun Cabu de Susu e Cabu de Jossu medas caraterístigas (e duncas iat a podi fai a ponti intra is duus estremus), comenti fait a biri in s’essempru is númenes (camp.: is nòminis; log.: sos númenes);

2) su de essi una bariedadi fueddada diaderus (e no fraigada a taulinu ke sa LSU-Limba Sarda Unificada);

3) su de tenni totu is fonemas caraterístigus de su sardu, sentza de ndhi segai perunu (comenti e sa LSU-Limba Sarda Unificada.) e sentza arrui in pronúntzias tropu partigularis comenti unas cantu fueddadas nugoresas, campidanesas o logudoresas».

Chiudiamo  con qualche nota  biografica su Mario  Puddu. È nato ad  Illorai (Sassari) e  risiede a San Giovanni Suergiu  (già in prov. di Cagliari, oggi di  Carbonia–Iglesias). Profondo conoscitore  di tutte le varianti del sardo,  “sardo-parlante” del logudorese e del campidanese,   ha pubblicato, oltre le due edizioni del “Ditzionariu de sa Limba e  de sa  cultura  sarda”, “Istoria de limba sarda” (2000),  “Totu su sardu” (2001) e “Grammàtica de sa limba sarda” (2008). Nel corso degli anni ha tenuto numerosi corsi di formazione e di lingua sarda per docenti, funzionari e studenti e tenuto il laboratorio  di e in lingua sarda nel Master di II  livello della Facoltà di Lingue  dell’Università di Cagliari (anni  accademici dal 2003 al 2007)  con successivi laboratori di lingua sarda  nei corsi di laurea fino all’anno 2012/2013. Ha pubblicato  anche due testi letterari in sardo: “Alivertu”, romanzo autobiografico  in sardo logudorese, e “Pro chi  libbera  torres  e  sias!”, raccolta di liriche di ispirazione sociale e di passione identitaria.

Puddu è autore  anche delle parole de “S’Innu  de sa Natzione Sarda: Fortza paris!”.

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