CASO RYANAIR, FUGA DALL’ITALIA PER “COLPA DELLE TASSE”: MA PESANO LE INCHIESTE GIUDIZIARIE SULLE ASSENZE DI GARE


La chiusura delle basi situate ad Alghero e Pescara, di 16 rotte (8 ad Alghero, il 60%; 5 a Pescara, il 70% e tutte le 3 di Crotone) e di un aeroporto, con il conseguente taglio di 600 posti di lavoro e la perdita di 800 mila clienti. E’ così che Ryanair risponde alla decisione del Governo italiano di aumentare dal primo gennaio le tasse aeroportuali di 2,5 euro. Una scelta che potrebbe però nascondere anche altre motivazioni legate alle inchieste aperte da alcune procure che hanno messo nel mirino l’assenza di gare per l’affidamento delle rotte sovvenzionate, costringendo sindaci e governatori a seguire le norme dettate da un decreto del 2013 che impone l’assegnazione dei collegamenti tramite gara, al migliore offerente. “Il governo italiano – ha dichiarato David O’Brien ceo di Ryanair – ha deciso di darsi la zappa sui piedi aumentando le tasse sui passeggeri di circa il 40% per gonfiare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti Alitalia”.

Ryanair: “Decisione danneggia turismo italiano” – Siamo dinanzi ad una decisione “illogica” perché danneggia il turismo italiano, accusa la low cost irlandese, che coglie la palla al balzo anche per sferrare un attacco ad Alitalia: la tassa va infatti a sussidiare il fondo per la cassa integrazione degli ex piloti della compagnia italiana e questo a Ryanair non va giù. “Non dovremmo essere noi a finanziare Alitalia-Etihad, dovrebbe essere qualcuno ad Abu Dhabi”, è l’affondo del chief commercial officer che aggiunge: “Il piano di Alitalia-Etihad di distruggere gli aeroporti regionali sta funzionando”. “Quale compagnia aerea più grande in Italia – ha aggiunto O’Brien – volando su 26 aeroporti e trasportando 27 milioni di clienti all’anno da e per l’Italia, a Ryanair non è stata lasciata altra scelta se non quella di spostare i suoi aeromobili, piloti ed equipaggi compresi, verso paesi con costi più bassi per il turismo”. E la compagnia anticipa potranno esserci ulteriori tagli sulle rotte italiani.

La tassa è soltanto un problema secondario – “Il problema non è Alitalia in sé ma la tassa”, perché il Governo “per raccogliere pochi milioni fa sì che le Regioni perdano centinaia di milioni di spesa turistica”, sottolinea O’Brien. Con l’aumento della tassa municipale, l’Italia “perde un’occasione per crescere, mentre la Spagna se la ride”. Alcuni insinuano però il dubbio che la polemica sia stata usata per “mascherare” una decisione presa da tempo. Il balzello infatti sarebbe un finto problema che la compagnia userebbe per contestare il progressivo affidamento a gara delle tratte in diverse regioni. In alcuni scali Ryanair dovrà vedersela con dei tagli importanti ai sussidi un tempo generosi messi a disposizione dagli enti locali. La riduzione di collegamenti, tra il 60 e il 100 per cento, sarebbe un ritorno alle condizioni di traffico passeggeri “normale” e quindi al traffico reale, non drogato da sussidi che permettono tassi di riempimento degli aerei bassi ma con introiti comunque garantiti.

Dalla Sardegna si chiede il riconoscimento di uno svantaggio – Intanto , dopo un incontro tecnico al ministero delle infrastrutture, la regione ha inviato una lettera chiedendo al governo la possibilità di esentare dalla tassa di imbarco i passeggeri in partenza o diretti in Sardegna. Nel documento è stato chiesto a Palazzo Chigi di ripensare e di rimodulare l’applicazione della tassa perché la deroga non sarebbe un trattamento di favore per la Sardegna ma il semplice riconoscimento dello svantaggio causato dalla condizione di insularità che la Regione rimarca costantemente e i cui problemi e costi il Governo si è impegnato a mitigare.

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