IL PIAVE MORMORO’: STORIE DI SOLDATI VENETI E SARDI NELLA GRANDE GUERRA. L’ASSOCIAZIONE “UN PONTE FRA SARDEGNA E VENETO” DI NOALE CHIUDE IL 2015 CON UN EMOZIONANTE EVENTO ALL’INSEGNA DELLA MEMORIA

Nella foto (di Adriano Zamengo) parte dei componenti del Gruppo "Sgrafalopa - I cantastorie del Montello" durante la rappresentazione musico-teatrale

di Elisa Sodde

Nel quadro degli eventi celebrativi del centenario della Grande Guerra, seguendo il programma tracciato nel 2014, a Noale (VE), si è rinnovato l’appuntamento con l’approfondimento storico sul Primo Conflitto Mondiale. Guerra che nello scorcio iniziale del secolo scorso sconvolgeva l’Europa, ridisegnando la mappa geopolitica del Vecchio Continente e che, ricongiungendo alla Madrepatria le regioni irredente del Trentino e della Venezia Giulia, portava a compimento il progetto risorgimentale dell’Unità d’Italia.

Col Patrocinio e con la collaborazione del Comune di Noale, Assessorato alla Cultura, presso la Sala degli Scacchi dell’Hotel Due Torri Tempesta, il sodalizio sardo-veneto ha ospitato la rappresentazione musico-teatrale dal titolo“Il Piave mormorò … Storie di soldati nella Grande Guerra”, messa in scena dall’Associazione Culturale “Sgrafalopa – I Cantastorie del Montello”,  di Biadene di Montebelluna, in provincia di Treviso.

Nato nel 1997, con l’intento di  far rivivere gli antichi cantastorie (testimoni e interpreti della vita e della storia collettiva che, girando di paese in paese, davano spettacolo nelle piazze e nei mercati, diffondendo l’informazione e la cultura tra il popolo), il gruppo “Sgrafalopa” (“gratta-muschio[1]” in dialetto locale) si è andato man mano ampliando, costituendosi nel 2007 in Associazione Culturale. Con le sue rappresentazioni racconta, attraverso la musica, la recitazione e il canto in dialetto veneto, storie e fatti del mondo di una volta, riproponendo momenti di vita quotidiana della gente comune, vissuti in casa, in strada, nei campi o nelle osterie, ricavati da ricordi personali o da testimonianze orali raccolte tra i paesi del Montello e della Pedemontana, col proposito di tramandare il ricco bagaglio culturale dei loro avi e riscoprire quei valori che davano loro la forza di lottare e di sopportare il duro vivere quotidiano e che ormai fanno parte della storia e cultura veneta.

Con lo spettacolo “Il Piave mormorò … Storie di soldati nella Grande Guerra”, il Gruppo “Sgrafalopa” ha portato all’attenzione del pubblico presente il dramma della Guerra Europea (come veniva chiamata una volta) che cento anni fa sconvolgeva le regioni del nord-est d’Italia e del Veneto in particolare. Sotto la sapiente regia di Mario Callegari, autore dei testi e delle scenografie, è stato proposto un emozionante spaccato di vita della comunità veneta dei primi anni del secolo scorso, improvvisamente proiettata dalla tranquillità della provincia nella terribile fornace che da tre anni divorava l’Europa.

E così, mentre sullo sfondo della scena si alternavano immagini e filmati d’epoca, sono stati riproposti i momenti vissuti dalla generazione dei nostri nonni, attraverso i canti tristi della trincea, le lettere e i racconti dei soldati al fronte, i tragici momenti dell’assalto contro i reticolati nemici, l’orrore della morte, la sofferenza delle ferite, l’incubo del congelamento, i patimenti della prigionia, le emozioni di chi a casa attendeva trepidante notizie dei propri cari. Toccanti storie di guerra, attraverso le quali emergono le figure dei soldati come uomini semplici, per lo più provenienti dal mondo contadino, con i loro sentimenti, affetti ed emozioni, assai distanti dallo stereotipo del combattente diffuso dalla retorica di guerra ma, nonostante il dramma personale e collettivo che essi vivevano, animati da forte dignità personale e grande senso del dovere. Il tutto rappresentato con i costumi d’epoca delle popolazioni venete del Montello, che in quella guerra vissero il dramma della distruzione delle case e la fuga degli abitanti verso altre regioni del centro-sud dell’Italia.

La rappresentazione musico-teatrale è stata preceduta dall’inquadramento storico curato dal Lgt. (ris.) Antonio Pinna, già Direttore del Museo Storico della Brigata “Sassari”, esperto di storia militare della Grande Guerra e Consulente storico dei Comitati di recupero dei siti storici legati alla presenza delle Unità Sarde  in terra veneta.

Con la rigorosa ricostruzione degli eventi, arricchita dalla proiezione di una interessante documentazione storica, il Lgt. Pinna ha ripercorso le tappe salienti e le cause che scatenarono l’immane tragedia, inserendo nel più ampio scenario del conflitto europeo le vicende dei fronti di

guerra italiani, evidenziando in tale contesto il grande contributo offerto dalla Sardegna alla causa nazionale.

Dopo una veloce sintesi sulle principali vicende storiche dei primi due anni di guerra, il Lgt. Pinna ha focalizzato l’attenzione sui tragici eventi dell’ottobre 1917, descrivendo il ripiegamento dell’Esercito Italiano al Piave, conseguente alla rottura da parte del nemico del fronte giulio, presso Caporetto, durante il quale i Sardi della Brigata “Sassari” costituirono l’estrema retroguardia.

Nel quadro caotico che caratterizzò la ritirata, il Battaglione Complementare della “Sassari”, comandato dall’eroico Capitano Giuseppe Musinu, da Thiesi (SS), fu l’ultimo reparto dell’Esercito a passare il Piave al Ponte della Priula (prospiciente la destra orografica del Montello) in perfetto ordine e a passo di marcia, alcuni minuti prima che il ponte, ultimo collegamento con le terre invase, venisse fatto saltare.

Riorganizzatosi sul Piave, l’Esercito Italiano (alla cui guida il Gen. Cadorna era stato avvicendato dal Gen. Diaz) aveva sostenuto l’urto nemico nelle due Battaglie difensive del Piave, l’ultima delle quali è passata alla storia come la “Battaglia del Solstizio”.

‹‹Il mattino del 15 giugno 1918 aveva inizio – lungo tutto il fronte dall’Astico al mare – la grande offensiva austriaca già da tempo prevista e da molti sintomi preannunciata. Il Gruppo di Esercito del Tirolo attaccò sul fronte montano le nostre posizioni dell’Altopiano di Asiago e del Grappa, mentre il Gruppo di Esercito Boroevic forzò in più punti il medio e basso corso del Piave. Sulla fronte della 3^ Armata le truppe della Isonzo Armee (5^ Armata A.U.), attraversato in più punti il Piave, costituivano due teste di ponte: a Fagarè, in corrispondenza della strada Ponte di Piave–Treviso e a Musile, all’altezza della ferrovia San Donà–Mestre. Il Comando Supremo Italiano decideva di alimentare la resistenza sul Piave con forze tratte dalla propria Riserva Speciale. In particolare ordinava il passaggio della 33^ Divisione del Ten. Gen. sardo Carlo Sanna (Brigate “Sassari” e “Bisagno”) alla 3^ Armata (XXIII Corpo) perché si ristabilisse la situazione all’estrema ala destra del nostro schieramento difensivo …>>.

Con queste parole il Lgt. Pinna ha iniziato la rievocazione delle gesta eroiche della Brigata “Sassari” (151° e 152° Rgt.f.) nei combattimenti tra i fossi e i canali del Basso Piave.

Resistendo con disperato valore a forze almeno 4 volte superiori, per tutta la giornata del 16 giugno, i due reggimenti sardi contendevano al nemico i formidabili caposaldi predisposti tra  il trivio dell’Osteria di Fossalta e gli abitati di Croce di Piave e Capo d’Argine, ripiegando a sera sul caposaldo di Losson. Qui, nella giornata del 20 giugno, opponevano all’invasore l’ultima tenace resistenza sulla linea del Meolo, dalla quale il 23 giugno ributtavano l’avversario oltre il Fiume Sacro. Tra i “Sassarini” caduti nella battaglia, anche il S.Ten. Attilio Deffenu, da Nuoro (intellettuale e giornalista, esponente del sindacalismo rivoluzionario e dell’autonomismo sardo), il Capitano Vittorio Bellieni, da Sassari (fratello di Camillo, anch’egli Ufficiale della Brigata “Sassari” e fondatore nel dopoguerra del Partito Sardo d’Azione), entrambi decorati con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, e il Capitano Tito Acerbo, da Loreto Aprutino (PE), Ufficiale del 152° Rgt.f, decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Mentre tutto ciò accadeva nel settore del Basso Piave, la lotta infuriava sul Montello, dove tra i caposaldi di Casa Carpenedo e Casa Serena, l’altra Brigata Sarda, la Brigata “Reggio” (45° e 46° Rgt.f.) opponeva la disperata resistenza sulla linea difensiva della Corda, scrivendo epiche pagine di valore. La sera del 16 giugno,  presso Casa Cavalli,  la 9^ Compagnia del 45° Fanteria, incaricata della resistenza ad oltranza, veniva completamente aggirata dal nemico. Il suo comandante, il ventiquattrenne Capitano Eligio Porcu da Quartu Sant’Elena (CA), gravemente ferito, per evitare la cattura, al grido di “Viva l’Italia!”, si toglieva la vita. Alla sua memoria veniva in seguito concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Sul posto si erge oggi, solitario, un cippo commemorativo, già restaurato nel 1992 dal Lions Club Quartu Sant’Elena, con il contributo offerto alla ricerca e recupero del sito da un giovane Sottufficiale sardo, Antonio  Pinna, all’epoca incaricato della realizzazione del Museo Storico della neo ricostituita Brigata “Sassari”. Il sito della memoria sarà a breve completamente recuperato con un’iniziativa congiunta della nostra Associazione e gli amici del Montello con i quali si tra creando una bella sinergia d’intenti, dei Lions Club locali e della Sardegna, patrocinata dai Comuni Sardi e Veneti della zona.

Il Cippo dell’Eroe sardo andrà così idealmente a congiungersi con l’area monumentale della Brigata “Sassari” sul Piave, progetto iniziato nel 2008 dai Comuni di Meolo, Musile di Piave e Fossalta di Piave e i Comuni della Sardegna guidati dal Comune di Armungia (paese di origine del Capitano Emilio Lussu, eroe della Brigata “Sassari”) e che, sviluppandosi nel territorio dei tre Comuni del Basso Piave, converge verso il Monumento di Losson della Battaglia, dove la ricerca storica svolta dal Lgt. Pinna (autore anche del progetto d’assieme e dei testi riportati sulle lapidi dei quattro siti che caratterizzano l’intero percorso) ha consentito di individuare i 138 Figli di Sardegna caduti per la Patria, i cui nomi sono eternati nelle lapidi erette a perenne ricordo dai 101 Comuni sardi dai quali Essi provenivano.

Il Percorso della Memoria, seguendo le direttrici dello sgombero sanitario dei feriti della 3^ Armata nella Battaglia del Solstizio, proseguirà verso Noale e i Comuni del Miranese.

Nel portare il saluto della Comunità, il Sindaco Patrizia Andreotti ha manifestato soddisfazione per l’arricchimento storico e culturale proposto dallo spettacolo musico-teatrale del Gruppo “Sgrafalopa” e la ricostruzione del contesto storico nel quale esso si inseriva, ed espresso apprezzamento e sentimenti di stima verso la nostra Associazione per il costante impegno nel campo storico e culturale a favore della popolazione locale.

Parole di apprezzamento per i progetti culturali portati avanti sono stati espressi anche dal Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Lidia Mazzetto che, nel congratularsi con il Lgt. Pinna per l’impegno di valorizzazione del patrimonio storico della Grande Guerra in terra veneta, gli ha fatto omaggio, da parte dell’Amministrazione Comunale, di una pregevole litografia in tiratura limitata e di un’interessante raccolta fotografica, entrambi firmati da artisti locali.   

Al termine della serata l’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto” – dopo aver sentitamente ringraziato tutti i componenti del cast degli “Sgrafalopa” per l’intensa rappresentazione evocativa e sottolineato l’intento di proseguire questa nuova bella amicizia  collaborando insieme per la realizzazione di importanti progetti futuri – ha voluto tributare ad Antonio Pinna la Presidenza Onoraria del Sodalizio, in riconoscimento del suo ultra-ventennale impegno teso a rinsaldare e far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, gli antichi vincoli storici fra due Regioni e due Popoli che, seppur distanti geograficamente, hanno in comune un intenso vissuto che li ha visti battersi, fianco a fianco, per l’Unità e Libertà del nostro Paese.

L’Associazione Culturale “Un ponte fra Sardegna e Veneto” prosegue così con successo l’intenso programma di celebrazione della memoria storica sui tragici fatti della Grande Guerra, in cui Veneti e Sardi, un secolo fa, unendo i loro destini, si scoprirono “Fratelli”.

Intento della nostra Associazione è, da un lato quello di far conoscere la storia dei territori e delle comunità delle nostre due Regioni virtualmente unite dal “ponte”, senza mai dimenticare tutte quelle giovani vite spezzate; dall’altro, riflettere anche sul grande tributo di sangue offerto dalla Sardegna alla causa nazionale e i tragici riflessi del conflitto sugli aspetti demografici, economici e sociali che per la nostra Gente esso ha comportato.

Per non dimenticare


[1] Soprannome con cui venivano canzonati i più poveri che vivevano nei paesi alle pendici del Montello che, nel rispetto delle proprie origini, il gruppo ha voluto adottare per valorizzare le tradizioni e le proprie radici.

3 risposte a “IL PIAVE MORMORO’: STORIE DI SOLDATI VENETI E SARDI NELLA GRANDE GUERRA. L’ASSOCIAZIONE “UN PONTE FRA SARDEGNA E VENETO” DI NOALE CHIUDE IL 2015 CON UN EMOZIONANTE EVENTO ALL’INSEGNA DELLA MEMORIA”

  1. ma pensa te… Elisa Sodde siete invitati formalmente alla prossima replica de “L’Angelo del Grappa” che faremo a Romano in teatro parrocchiale il 23 gennaio. Capirai perchè. Un abbraccio e un strucon di buon Natale! E complimenti per il vostor impegno!

  2. Mondo Tu sia lodato Mundu laudàu Tue sias
    se preziose generazioni si ventòres nodìos
    porterai e nuove genti as’a battìre e zenìas novas
    pietose e gentili dèchidas e lastimadas
    a fermare oscure furie a frimare malas intragnas
    pronubi di tua caduta paralìmpas de tua rughìna
    e di tua rovina e disacàtu
    se speranza luminosa accompagni si ispèru luminosu as’a ghiàre
    con decisione e forza di missione cun frimèsa e ortza de impìgnu
    senza curarti di follia alcuna kene pessos de makkìne perùnu
    Mondo Tu sia lodato Mundu laudàu Tue sias apirisi

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