INTERVISTA AD ALESSANDRO VAGNOZZI, PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA GIOVANI SARDEGNA

Alessandro Vagnozzi

di Maria Vittoria Dettoto

Incontro Alessandro Vagnozzi,37 anni, imprenditore e Presidente di Confindustria Giovani Sardegna. Un bell’incontro. Un giovane intraprendente, intelligente, preparato. Con tanta voglia di fare.

Conseguito il diploma di perito elettronico, a 21 anni apre la sua partita Iva. Figlio di commercianti, vede l’imprenditoria come scelta quasi naturale. Si iscrive al Politecnico di Torino, prima ed all’Università di Cagliari poi, ma non consegue la laurea in Scienze della Comunicazione perché dice:”volevo lavorare e dedicarmi alla mia famiglia”. Nel 2002 aderisce a Confindustria.

“Sin da subito pensavamo che il network potesse essere interessante. La mia carriera in Confindustria è arrivata per gradi, partendo dalla gavetta e portando avanti i vari step che nel 2014 hanno portato alla mia elezione alla Presidenza”.

Tu hai una tua impresa che si chiama Jservice che gestisci con altri tre soci. Allo stato attuale, qual’è la posizione delle piccole e medie imprese in Italia?

“L’assistenzialismo è sbagliato. L’imprenditore deve assumersi il rischio d’impresa. Lo Stato deve creare le condizioni per sostenere le imprese,attraverso ad esempio un sistema fiscale equo che sia in linea con gli standard europei.”

Da sempre vi è il luogo comune che il sardo non ha mentalità imprenditoriale. Quali sono secondo te, se ne esistono, le differenze tra gli imprenditori sardi e quelli “continentali”?

“I sardi sono più bravi a fare impresa. Il costo trasporto per il sardo è del 30% più alto rispetto a quello del Continente. Idem per i costi energetici.  Il sardo ha meno capacità imprenditoriale”

Perché?

“Lavora di più, contando più sulle sue braccia che sulla sua testa”

Operi in un settore che di fatto fa il contrario.  Pensi che il network sia il futuro del mondo del lavoro?

“Anche chi lavora nel settore manifatturiero e svolge un processo produttivo con delle macchine, in realtà lavora con le persone. Sono le persone che fanno l’azienda.  Non le macchine. Gli imprenditori devono lavorare sulle persone.  Formandole. Condividendo una mission con loro. Spesso i dipendenti non sono motivati perché noi imprenditori non siamo in grado di motivarli”.

Nella tua azienda, cosa fai per motivare le tue risorse umane?

“Da 10 anni i miei soci ed io lavoriamo condividerlo col personale progetti ed obiettivi a breve, medio e lungo termine nonché le tipologie di clienti con le quali lavorare. Come migliorare i processi interni. Ad esempio facciamo delle valutazioni all’interno dell’azienda, dandoci punteggi e pareri rispetto al nostro operato”.

E se dovessi autodefinirti, cosa diresti per descriverti?

“Sono un creativo e un dispersivo. Posseggo la capacità di vedere lontano. Nella teoria. So quale sarà l’andamento dei mercati tra due/tre anni. Anche grazie al mio ruolo in Confindustria che mi permette di confrontarmi con i miei colleghi industriali.   Nella pratica, devo farmi aiutare dai miei soci e collaboratori, per porre in essere le mie teorie”.

Da diversi anni ormai lo Stato propone finanziamenti in parte a fondo perduto o comunque agevolazioni fiscali ed imprenditoriali, per incentivare l’imprenditoria giovanile e femminile. Pensi siano utili?

“Possono servire in una prima fase. Ma un imprenditore ha bisogno di un supporto reale. Scambio di relazioni.  Di esperienze.  I soldi nella parte iniziale servono.  Ma è attraverso il confronto e l’esperienza che si ha la possibilità di crescere. Anche nella mia azienda abbiamo fatto tanti errori.  Ma siamo riusciti a rimanere in piedi nonostante essi. Imparando da essi.”

Nella storia di Confindustria, l’unico Presidente donna a livello nazionale è stata sinora Emma Marcegaglia che ha da poco ceduto il testimone a Squinzi. Come vedi il ruolo della donna nel mondo dell’impresa?

“Le donne sono più concrete e determinate degli uomini.”

In termini percentuali, a livello regionale, che percentuale di top managers è donna?

“Meno del 10%. Ma questo è dovuto non a causa del fatto che ci sia una qualche esclusione del genere femminile, ma perché tradizionalmente la donna è più legata alla famiglia”.

Hai mai pensato di entrare in politica?

“No. Perché la politica non permette alle persone valide di esprimersi. Questo a causa dei sistemi di partito in vigore. Sino a quando resteranno quelli attuali, resterò fuori da un impegno politico”

Cosa consiglieresti ad un giovane che vuole affacciarsi nel mondo del lavoro?

“Prima di tutto di essere appassionato.  Di studiare tanto quel settore.  Essere curioso di ciò che avviene in quel settore.  Viaggiare. Confrontarsi. L’innovazione è indispensabile anche nei settori tradizionali. Non mollare mai e sognare in grande“.

Come vedi il tuo futuro?

“Ho ancora un sacco di sogni da realizzare. Mi auguro di riuscire a realizzarli. L’imprenditore ha un sogno e lo concretizza. Continuare a fare impresa.  Dedicarmi ai giovani che hanno un sogno. Facendo parte del Rotary, ho creato ad Oristano il RotarAct per i giovani tra i 20 ed i 30 anni. Quel RotarAct è diventato uno dei più attivi in Sardegna. Voglio quindi investire sui giovani perché è attraverso di loro che possiamo cambiare il futuro e la nostra Regione. I giovani hanno una predisposizione naturale all’adattamento. Occorre dare fiducia ai giovani di oggi, che sono validi e forse hanno solo bisogno di qualcuno che glielo dica”.

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