UN’AZIENDA SARDA A UTA CHE SI STA DISTINGUENDO PER LA QUALITA’ DEI SUOI PRODOTTI AGRICOLI


di Gian Piero Pinna

Le aziende che si dedicano alla commercializzazione di prodotti agricoli in Sardegna, stanno aumentando sempre di più. Una delle più longeve è la Fresco Secco Srl, con sede logistica a Uta, attiva sin dal 1980, anno della sua fondazione, che ha fatto del benessere dei consumatori una filosofia e una mission aziendale. Ciò significa che l’azienda, in tutte le sue componenti, si impegna per mantenere la qualità e l’integrità dei prodotti e oggi è leader nel condizionamento e nella distribuzione di frutta secca, fresca e legumi, settori in cui si distingue per innovazione, qualità ed impegno.

Per queste ragioni e grazie alle grandi esperienze acquisite, oggi Fresco Secco, ha un ruolo molto importante in Sardegna, per la grande distribuzione organizzata, oltre che nella ristorazione commerciale e in quella collettiva, al fianco di numerosi ristoranti, strutture alberghiere, mense, case di cura e ospedali.

I prodotti distribuiti provengono da filiere locali, nazionali e internazionali, che lavorano in partnership con Fresco Secco, condividendo le migliori soluzioni per un mercato sempre più esigente e in grande espansione.

L’assortimento dei prodotti, la flessibilità del servizio, la costante attività di prevenzione e il monitoraggio dell’ambiente di lavorazione, oltre all’attenzione della conservazione e al trasporto, la rapidità nelle consegne e la personalizzazione dei servizi, consentono all’azienda di offrire ai propri clienti il meglio della tradizione ortofrutticola regionale, nazionale e internazionale.

Fresco Secco, opera una scelta accurata e rigorosa dei coltivatori e delle aree coltivate, arrivando anche a fornire le sementi a qualità selezionata, per la coltivazione ai diversi produttori che fanno parte della filiera.  

“Oggi, come Fresco Secco ci spiega il dirigente dell’azienda Antonio Auriemma –  siamo produttori di IV gamma: aglio tritato, aglio più prezzemolo tritato, pomodori secchi. Un progetto futuro ma non futuribile – continua Auriemma – ci vedrà accorciare drasticamente la filiera. Infatti, come per il marchio Pata’iò, vorremmo produrre, raccogliere, selezionare e inscatolare in Sardegna. Oggi solo l’ultima parte della filiera è Sarda. A questo punto assisteremo ad un vero e proprio processo di marketing, che ci vedrà valorizzare marchio e prodotto nella tipicità della regione Sardegna. Il Marchio Pata’iò, la patata di Sardegna, è un marchio commercializzato da Fresco Secco attraverso il Consorzio della Patata tipica di Sardegna (C.P.T.S.) di cui deteniamo il 75% delle quote. Le Patate Pata’iò, rappresentano il meglio delle patate per la nostra tavola, valorizzando varietà locali con elevate proprietà nutrizionali e culinarie. Il brand è riservato a tuberi top di gamma, provenienti in massima parte dai campi di coltivazione siti in Sardegna (Medio Campidano, Coghinas e Anglona) – conclude il dirigente – raccolti esclusivamente in aziende di proprietà Fresco Secco o altre controllate nell’ambito di un capitolato severo e molto specifico. Proprio per queste caratteristiche, al momento il quantitativo interessato dal brand si aggira attorno ai 20/25.000 quintali; la principale varietà di riferimento resta, saldamente, “Monalisa”. Pata’iò, viene commercializzata in confezioni da 2 chili e mezzo su cartoncino filmato di 30 per 20 per 9”.

Sull’argomento abbiamo sentito anche Paolo Milani,  presidente del gruppo Chef di Sardegna, composto da rinomati chef sardi e giornalisti enogastronomi, che ha sottolineato come la sua organizzazione sia “… un punto di riferimento per tutte le nuove aziende che mandano avanti iniziative tese a valorizzare i prodotti del territorio e prestano un’attenzione particolare a quelle nuove espressioni imprenditoriali, che con intelligenza e lungimiranza, sanno dare alle specialità sarde un’immagine di unicità, rivolgendosi al consumatore finale, con grande saggezza, consapevoli di trovarsi di fronte a soggetti sempre più informati e attenti al consumo del cibo di qualità. Patt’ayo è un nuovo brand  di Fresco Secco che risponde a queste caratteristiche e Chef di Sardegna, incoraggia e sostiene l’iniziativa per tutelare e difendere il gusto e la tipicità isolana”.

La coltivazione della patata in Sardegna, si è affermata nella zona del Basso Campidano dove ha trovato la disponibilità di un microclima e di terreni particolarmente adatti. I terreni sono di tessitura franco-sabbiosa, con ph neutro leggermente alcalino, con una notevole quantità di Calcio scambiabile e questo determina una qualità eccezionale della patata sia in termini di presentazione, per effetto di una buccia lucente ed un colore giallo paglierino intenso, sia di gusto.

Sono tre le varietà medio precoci che si sono affermate: la Monalisa, la Cherie, la Gwenne. La Monalisa, per le ottime caratteristiche organolettiche e con un sapore tipico di patata molto evidente, è stata preferita dai consumatori locali. La pianta inoltre si presta ad essere coltivata in questo ambiente in quanto presenta una buona rusticità alle condizioni micro climatiche che possono anche diventare estreme in certi periodi di forte vento e di innalzamenti repentini della temperatura nel periodo estivo.

L’azienda ha emanato anche una serie di norme tecniche per l’attuazione della Produzione Integrata, che prevede l’utilizzo di tutti i metodi e mezzi produttivi e di difesa dalle avversità delle produzioni agricole, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dei principi ecologici, economici e tossicologici. La finalità principale del sistema di Produzione

Integrata è quella di coniugare tecniche produttive compatibili con la tutela dell’ambiente che favoriscano una diminuzione dell’uso di fertilizzanti, fitofarmaci e

diserbanti, la tutela della salute degli operatori addetti al settore e dei consumatori e salvaguardi le esigenze tecnico-economiche dei moderni sistemi produttivi.

Le norme tecniche sono state elaborate tenendo conto dei Principi generali, criteri e linee guida per le Pratiche Agronomiche e delle Linee guida nazionali per la Difesa Integrata approvate il 6 novembre 2013 dal Comitato Produzione Integrata, che per quanto riguarda la scelta dell’ambiente di coltivazione, prevede: verifica delle caratteristiche pedologiche e climatiche dell’area interessata. Mantenimento dell’agroecosistema naturale: riduzione dell’uso delle sostanze chimiche di sintesi salvaguardando i principali organismi utili al contenimento naturale delle avversità e a salvaguardare le risorse ambientali. Scelta varietale e materiale di moltiplicazione: scelta di varietà precoci e meno esigenti di acqua nelle zone più calde e siccitose, varietà resistenti ai patogeni nelle aree dove maggiore è il rischio di infezione. Seme certificato no OGM. Sistemazione e preparazione del suolo alla semina: I lavori di sistemazione e preparazione del suolo sono volti al fine di salvaguardare e migliorare la fertilità del suolo evitando fenomeni erosivi e di degrado. Rotazioni colturali: rappresentano lo strumento fondamentale per preservare la fertilità dei suoli, prevenire le avversità e migliorare la qualità delle produzioni. Pratiche agronomiche per il controllo delle infestanti: al fine di limitare l’uso di diserbanti chimici. Fertilizzazione: conservare la fertilità dei terreni reintegrando le asportazioni con i necessari apporti di sostanze nutritive (NPK). Irrigazione: predisposizione di piani di irrigazione per soddisfare il fabbisogno idrico della coltura allo scopo di contenere lo spreco di acqua, la lisciviazione dei nutrienti e lo sviluppo di avversità. Monitoraggi dei fitofagi: con utilizzo di trappole a feromoni al fine di effettuare trattamenti solo se necessari. Campionamenti: svolti al fine di stabilire prima della raccolta la qualità del prodotto, calibro e stabilire programma di raccolta. Raccolta: La selezione inizia in campo, grazie ai macchinari che permettono la raccolta veloce ma delicata azzerando le possibilità di danneggiare il prodotto e ottime condizioni di lavoro per il personale. I nastri trasportatori permettono una visione del prodotto appena raccolto ove operai specializzati eseguono una cernita scartando ogni tubero non idoneo agli alti standard

qualitativi. Trasporto in stabilimento: il prodotto appena raccolto viene scaricato nei bins e trasportato tempestivamente in stabilimento e destinato nelle celle a temperatura controllata. Selezione e lavorazione: l’impianto lavorazione patate, in acciaio inox, calibra, lava, smista e personale addetto completa la cernita per mandare in confezionamento solo il prodotto migliore in questi giorni, sono in via di lancio tre nuove confezioni (vertbag da 1,5 – 2 e 2,5 Kg). il vertbag, è un sacchetto in rete estrusa, che conferisce al contenuto una maggiore tenuta e nel contempo una trasportabilità migliore, oltre a poter incidere sul prezzo finale al consumatore, avendo un costo del manufatto minore rispetto al plateau in cartone.


	

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