PROFESSORE D’ITALIANO E STORIA DELL’ARTE A SIVIGLIA: IL CAGLIARITANO ANDREA ATZERI, DOPO “UN PASSAGGIO” IN MESSICO, VIVE IN ANDALUSIA

Andrea Atzeri

di Stefania Lapenna

Andrea Atzeri, trentatreenne cagliaritano trapiantato prima in Messico e poi a Siviglia, lavora da tre anni in Spagna come professore di italiano e storia dell’arte. Un’esperienza unica, in una città bellissima e ricca di cultura che lo ha accolto a braccia aperte.

Cosa ti ha spinto a lasciare la Sardegna e trasferirti prima in Messico e poi in Spagna? Nel 2009 feci l’Erasmus a Siviglia per completare la tesi di laurea specialistica in Storia dell’Arte e, vista l’esperienza positiva, ho partecipato alla selezione per ottenere un’altra borsa di studio, la Globus, per lavorare fuori dall’Europa. Ho scelto il Messico, dato che già conoscevo lo spagnolo. Da quel momento è successo tutto per caso. In Messico ho lavorato in un museo ma ho anche collaborato con l’Università e così sono rimasto sedici mesi, mantenendomi con i miei risparmi e senza borsa di studio. Tornato in Sardegna ho fatto domanda per un altro tirocinio all’estero e sono ritornato a Siviglia, dove ho iniziato a lavorare come archivista e successivamente come professore di italiano. Non ho scelto di trasferirmi definitivamente in base ad una riflessione ponderata ma in seguito ad un susseguirsi di eventi.

Di che cosa ti occupi attualmente? Lavoro come professore di Lingua e cultura italiana per la Junta de Andalucìa e l’Ayuntamiento de Sevilla (la Regione ed il Comune). Ho inziato da piccole collaborazioni e in seguito ho conseguito dei titoli accademici specifici per poter esercitare la professione a livello ufficiale. Non pensavo di intraprendere questa carriera ma non ho avuto molta possibilità di scelta e non mi posso lamentare.

E’ stato difficile ambientarsi lontano dalla propria città natale? Non è mai facile andar via dalla propria città e dai propri cari, ma nel mio caso penso sia stato particolarmente difficile visto che sono andato dall’altra parte del mondo, per di più in una delle metropoli più pericolose in assoluto: Città del Messico. La malinconia l’ho superata grazie al calore delle persone che ho conosciuto e che mi hanno aiutato ad integrarmi rapidamente in un ambiente totalmente diverso da quello che caratterizza Cagliari, ossia la sicurezza, la tranquillità e la pace. Posso comunque dire che, pur essendomi integrato perfettamente, non ho mai avuto quella tranquillità interiore che avrebbe potuto permettermi di costruire una vita stabile, perché la delinquenza e il caos di una metropoli di 24 milioni di persone è un ostacolo enorme. Perciò, adesso a Siviglia, nella Spagna così simile all’Italia, mi sento in Paradiso!

Pensi di tornare in Sardegna in futuro? A differenza di alcuni miei amici, non ho mai avuto la smania di lasciare la mia terra. Se trovassi un lavoro in Sardegna, tornerei subito, per stare vicino alla mia famiglia e e sfruttare le capacità e competenze che ho acquisito in tanti anni di studio ed impegno.

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