“SONO IO CHE L’HO VOLUTO” IL NUOVO ROMANZO DI CYNTHIA COLLU EDITO DA MONDADORI

Cynthia Collu (a destra) con Marinella Panceri alla recente presentazione del libro a Cesano Boscone (circolo Domo Nostra)

Se è vero che ogni famiglia infelice lo è a suo modo, quella di Miriam e Sebastiano appare dal di fuori normalmente infelice: tra loro qualche discussione, la frustrazione di fondo per una modesta vita borghese, a volte liti furiose seguite da silenzi devastanti (quanto possano essere devastanti i silenzi, Miriam lo impara presto a sue spese); poi, finalmente, la sospirata riappacificazione. Sebastiano la porta fuori a cena, le regala un oggetto desiderato o un viaggio all’estero. A Miriam questo basta per andare avanti senza porsi domande. Ma a poco a poco la vera natura di Sebastiano viene a galla; se Miriam lo contraddice e cerca di farsi valere, lui risponde ignorandola, si dimentica ostile della sua esistenza fino a che lei sente la propria volontà assottigliarsi e cede, scusandosi. Ai silenzi subentrano ben presto le parolacce, le offese, i pugni gonfi di lui che minacciano, che fanno paura, l’umiliazione di un possibile tradimento. Miriam subisce e perdona perché si sente colpevole: in fin dei conti è Sebastiano che la mantiene, che l’ha preferita a sua sorella Sara – l’eterna rivale – è lui che l’ha resa madre.  Ma quando resta sola col piccolo Teodoro e deve lottare contro il cumulo delle incombenze quotidiane e soprattutto contro il sonno che la tortura per le notti perse a causa del bambino, ecco che i suoi fantasmi ritornano, tormentandola e facendola sentire ancora una volta colpevole e non all’altezza. Fino a quando un avvenimento imprevisto la aiuterà a risalire dagli Inferi e a riscattarsi.

Cynthia Collu scrive pagine tenerissime a angosciose, piene di vita e di autenticità, in cui la speranza sta nascosta nelle pieghe della voce di una donna che non si arrende all’onda dei propri pensieri distruttivi, svalutanti e umiliati. Questo romanzo mette in scena con straordinaria forza la “normalità” della violenza familiare, quella più sottile e strisciante, che confina donne di ogni ceto sociale e luogo del mondo in una subalternità vischiosa e terribile. Miriam potrà risalire dal suo inconfessabile inferno solo quando riuscirà a guardarsi con occhi nuovi, a ritrovare l’autostima che – come lei – tante hanno smarrito: ad ammettere che avere voluto la felicità e la vita non è una colpa, ma la più grande e potente risorsa femminile. Oggi si parla tanto di femminicidio, dimenticando spesso che è solo la punta dell’iceberg del problema. In questo romanzo viene affrontata soprattutto la violenza sommersa, quella psicologica, non visibile, che coinvolge famiglie di qualsiasi ceto sociale, ancor più pericolosa in quanto scorre nascosta agli sguardi degli altri. Il maltrattamento psicologico, contrariamente a quanto si è portati a credere, è una delle forme più pericolose e dannose dell’abuso: un livido dopo alcuni giorni sparisce; una ferita alla propria autostima potrebbe non guarire mai, portando la donna a pensare di “meritarsi” la violenza del marito. Ma questo romanzo ha anche il merito di considerare il punto di vista del partner “maltrattante”. Perché un uomo istruito come Sebastiano, insegnante liceale, colto, dai gusti raffinati, amante del teatro e delle belle cose, si comporta da carnefice con la moglie? Che cosa gli fa ritenere di essere nel giusto nel maltrattarla, nel denigrarla e tenerla in un costante stato d’animo di malessere e insicurezza?  La colpa della violenza è della donna, si giustifica. E’ lei che mi obbliga a trattarla male.

Cynthia Collu è nata a Milano, dove vive e lavora. Il suo primo romanzo, Una bambina sbagliata, Mondadori, (2009) ha ottenuto il Premio Berto opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo La guerra di Beba per la Collana On the road di Senzapatria editore. Altri suoi racconti hanno vinto premi letterari e sono stati pubblicati in antologie e riviste. Sono io che l’ho voluto è il suo secondo romanzo.

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