IGLESIAS RICORDA LA VISITA DI PAPA GIOVANNI PAOLO II, NEL TRENTENNALE DELL’EVENTO


di Gian Piero Pinna

Per commemorare degnamente l’evento, ad Iglesias è stato organizzato un evento che prevede di ricordare degnamente quei giorni del 1985.

Questo il programma per venerdì 23 ottobre 2015, si comincia alle 17.15 con l’inaugurazione di una lapide presso il piazzale Giovanni Paolo II a Monteponi e alle 18, nel Centro Culturale di via Cattaneo, a Iglesias, un convegno sulla visita papale del 1985, per parlare di “Lavoro, ambiente e società a trent’anni dalla storica visita”.

Dopo l’introduzione e un saluto del Vescovo di Iglesias, Mons. Giovanni Paolo Zedda, ci sarà il contributo di Don Roberto Caria, docente di Morale Sociale  nella Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, che parlerà de “Il lavoro nella dottrina sociale da Giovanni Paolo II a Francesco”, quindi, si darà luogo agli interventi e alle testimonianze delle persone che vissero quei momenti indimenticabili.

Coordinerà i lavori il giornalista Ottavio Olita.

Abbiamo sentito una persona che fu un protagonista di quell’evento e gli abbiamo chiesto di parlarci di quei giorni così importanti per Iglesias, si tratta di Giampiero Maccioni, che esordisce spiegando che “Fui incaricato, dal luglio del 1985, dalla SAMIN , in qualità di responsabile per i collegamenti e le infrastrutture della società, per svolgere i collegamenti tra l’ENI, la Santa Sede e la Diocesi di Iglesias, per la realizzazione della visita del Papa nella miniera di Monteponi ad Iglesias.

La mia collaborazione fu svolta, tra Roma e la Sardegna, con successo, come riconosciuto anche per iscritto dal Presidente della Società Mineraria e Vice Presidente dell’ENI Ing. Alberto Grotti. La mole e la vastità del lavoro svolto, anche con gli enti locali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed i servizi di intelligence italiani e del Vaticano, fu enorme – spiega Giampiero Maccioni – In pratica, significava far entrare il Papa in contatto con una attività, quale quella mineraria, che affondava le radici temporali nella civiltà più remota della Sardegna. Infatti, l’attività mineraria ha sempre occupato interi capitoli del1a storia antica e moderna della nostra Isola. Non a caso, intorno a questi patrimoni, si sono generati i più sanguinosi contrasti e le sofferenze più acute, sia a livello collettivo, sia a livello individuale. La terra sarda ed il suo popolo, hanno vissuto e molto spesso subìto nella loro interezza queste laceranti contraddizioni in quanto titolari di uno dei più cospicui bacini minerari del vecchio continente – continua Maccioni – La tradizione mineraria dell’Isola, si spinge fino alla civiltà romana. Parlando di miniere e di metallurgia in Sardegna, probabilmente la memoria ritorna alla “Metalla” romana, dove fu deportato e vi mori, anche un Papa. Per secoli le miniere sarde, hanno rappresentato una fonte straordinaria di rícchezza, che ha contribuito ad alimentare lo sviluppo di molte nazioni europee; secoli di lavoro silenzioso, difficile, a volte drammatico, che hanno inciso in maniera profonda sul territorio e su11a gente sarda, per la quale il mondo delle miniere è divenuto parte integrante del proprio patrimonio culturale. La scuola mineraria di Iglesias, alla fine del secolo scorso, ha rappresentato per la Sardegna e per I’Italia, il centro di quel1a cultura mineraria che oggi trova la sua sintesi nella Facoltà di Ingegneria Mineraria del1’Università di Cagliari e i cui docenti e studenti, hanno dato contributi consistenti, non solo all’industria italiana, ma anche a quella di altri paesi. Tuttavia, tanta dovizia di risorse e tanta capacità tecnica, non sono state sufficienti a determinare 1e condizioni per una presenza organica e diversificata di attività economiche in grado di garantire uno svìluppo equilibrato e stabile. Le cause di questo mancato appuntamento con uno sviluppo duraturo sono molteplici e non solo di natura squisitamente economica, ma sta di fatto che ancora oggi la Sardegna, pur avendo alle spalle una delle più antiche tradizioni industriali, soffre in maniera drammatica di uno dei più sinistri mali del nostro tempo: la mancanza dí lavoro. Gli anni corrono via veloci ed una giovane vita non ha spazi temporali molto ampi per raggiungere 1a propria píenezza e dignità di uomo e di cittadino, se non riesce a trovare le occasioni che le permettano di esplicare 1e proprie risorse e 1e proprie capacità; 1e alternative sono la disperazione, la rabbia o la rassegnazione. L’industria mineraria e metallurgica, assume un’importanza che trascende i consueti criteri di valutazione delle intraprese economiche industriali, siano esse gestite da soggetti pubblici o privati ed ha ormai consegnata alla storia l’immagine dell’Italia quale straordinario artefice di una evoluzione economica e sociale affidata per la maggior parte alla capacità creativa della propria gente, pur con i condizionamenti di un territorio troppo angusto e per di più povero di risorse, per tutelare ed assecondare queste peculiari capacità sembrerebbe auspicabile che le imprese che nell’attività mineraria Ímpegnano le loro capacità umane e finanziarie, trovino adeguato e consistente supporto, da parte della collettività attraverso tutte Ie sue componenti, politiche, economiche e sociali”. 

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