ESSERE “FLAIR BARTENDING” A LONDRA: DAVIDE BILOTTA, VIA DALLA SARDEGNA PER DIVENTARE BARMAN ACROBATICO

Davide Bilotta

di Stefania Lapenna

Davide Bilotta, 29enne cagliaritano, ha iniziato a lavorare come barman a soli 16 anni. Nel frattempo, ha frequentato tre corsi di specializzazione in “flair bartending”, un insieme di tecniche acrobatiche usate nella preparazione dei cocktail. Ha disputato diverse gare di questa disciplina, con eccellenti risultati. Nel 2010, è arrivato in finale al campionato internazionale “Flair Open” a Las Vegas.  Da quattro anni vive a Londra, dove gestisce la “Elite Bar Events”, una compagnia che si occupa di intrattenimento con barman acrobatici come lui.

In cosa consiste il tuo lavoro? Sono quello che in Inghilterra è chiamato “flair bartender” e “barmanager”. In Italia mi definirebbero una sorta di organizzatore di feste private. Ai clienti che lo richiedono, in base al loro budget, fornisco barman acrobatici professionisti, ma anche dj e hostess. Il nostro obiettivo, dunque, è quello di fornire un servizio per feste ed eventi, che sia allo stesso tempo intrattenimento e spettacolo, con le acrobazie durante la preparazione di cocktail.

Come ti trovi a Londra? Ti sei ambientato? Londra è famosa per essere una città’ giovane e dinamica, multiculturale e piena di opportunità per chi ha talento, buona volontà e soprattutto, tanta voglia di mettersi in gioco. Per via di queste caratteristiche, non ho avuto particolari difficoltà ad ambientarmi.

Si pensa agli inglesi come persone “chiuse”. E’ vero ? Ho convissuto quattro anni con una ragazza inglese e posso dire che tutto il mondo è paese. Hanno abitudini diverse dalle nostre e i giovani sono più indipendenti e liberi, ma allo stesso tempo sono molto ambiziosi e rispettosi. I londinesi, come tutti, amano la cucina italiana: il 60 per cento dei ristoranti qui in Inghilterra sono incentrati sul cibo italiano. Tutti i miei amici sono inglesi e mi trovo bene con loro. Siamo molto diversi ma allo stesso tempo condividiamo la necessità di essere diretti e autoironici. Gli inglesi sono particolarmente dediti al loro lavoro, ma poi, quando staccano, amano moltissimo andare a divertirsi.

Cosa ti manca di più della Sardegna? Non vorrei essere banale, ma come quasi tutti i sardi che vivono fuori, mi manca tanto la mia famiglia, il clima, il mare ed il cibo. Su queste cose, non ci sono assolutamente paragoni.

Consiglieresti Londra a chi vorrebbe fare un’esperienza all’estero? Si tratta di una città il cui costo della vita è molto elevato. La consiglierei a persone dinamiche e a chi non ha paura delle sfide ed è disposto a sacrificarsi per il primo periodo. Gli affitti ed i trasporti sono cari, ma in compenso i servizi sono abbastanza efficienti. A livello lavorativo, ti dà tante soddisfazioni, ed è più semplice fare carriera se si è già abituati a lavorare sodo. I volumi del lavoro sono sicuramente maggiori rispetto all’Italia, ma sono direttamente proporzionali alla possibilità di fare carriera.

Pensi mai di tornare e mettere in pratica la tua esperienza in Sardegna? Torno a casa per le vacanze, ma non credo che in Sardegna io possa avere il futuro lavorativo che desidero. La nostra terra è bellissima e dovrebbe essere sfruttata di più a livello turistico, offrendo maggiori servizi a cittadini e turisti. Penso che dovremmo prendere esempio dalla Riviera Romagnola che, pur non avendo tutte le risorse che abbiamo noi, ha trasformato la propria economia, attirando i turisti. La regione Sardegna dovrebbe aiutare i giovani imprenditori riducendo le tasse e incentivando le imprese con tassi agevolati e prestiti.

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