L’ISOLA CHE RINASCE DA EXPO: PRESENTI ANCHE “I GIGANTI” SEPPUR VIRTUALMENTE, GRAZIE AL SUPPORTO INTERATTIVO REALIZZATODAL CRS4


di Mariella Cortès

Proviamo, per una volta, a mettere da parte le polemiche, i vari “si poteva fare così”o “sarebbe stato meglio se” e lasciamo che a parlare siano i 90 mila visitatori che, nell’arco di sette giorni, hanno parlato di Sardegna, visitando il padiglione dedicato alla nostra terra nel Padiglione Italia. Si tratta di un numero da record: la media è di quasi 13mila visitatori al giorno, più di mille all’ora. In questa Isola sena fine, come recita lo slogan istituzionale, ad animare e coinvolgere il pubblico sono stati sapori, balli e canti sardi.

Particolarmente apprezzate le performance del tenore di Neoneli, dell’organettista Paride Peddio, il polistrumentista Orlandio Maxia con il figlio Eliseo e il suonatore di launeddas di Esterzili Jonathan della Marianna. Suggestiva la giornata dei “Colori della Sardegna” con la sfilata, in collaborazione con la FASI (attivissima, sin dallo scorso giugno, nelle attività Expo), di 150 figuranti in costume tradizionale di 61 paesi dell’Isola e ben partecipate le tavole rotonde e gli show cooking.

Geniale il social carpet ideato da Daniela Ducato, ambassador di Expo che ha collaborato, congiuntamente ai Dipartimenti di Architettura e Design delle Università di Cagliari e Sassari, Isre, Crs4 e Sardegna Film Commission, alla realizzazione del padiglione multisensoriale dove profumi,colori, campanacci e artigianato, coinvolgevano i visitatori. Pareti di lana, vernici e prodotti dell’edilizia di pace, ideati dalla stessa Ducato, realizzati con i residui delle filiere del cibo, da sughero, lana, posidonia spiaggiata, agrumi, rifiuti vitivinicoli e terra cruda.

Ed è stato proprio sul tema della sostenibilità che si è articolato il tema del progetto dove gli scarti hanno una seconda vita e tutto viene ricollocato e diventa ricerca e innovazione, dove la tradizione si mixa con la contemporaneità e gli elementi grafici simboli della sardità, in primis quelli della tessitura, richiamavano il pixel, sintesi perfetta di un’isola che affonda le radici nel passato guardando al futuro. Presenti anche i Giganti, seppur virtualmente, grazie al supporto interattivo, realizzato dal Crs4, che permetteva un’esplorazione dettagliata ed affascinante dei Kolossoi (la stessa tecnologia è presente anche nell’esposizione L’Isola delle torri, monumentale allestimento dedicato alla Sardegna Nuragica, accolto nelle sale del Museo Archeologico di Milano, in Corso Magenta).

Contestato da tanti ma apprezzato in larga misura dai visitatori, il viaggio, in 3D, in immersione totale nei fondali che circondano la nostra Isola, nelle cinque aree marine protette, custodi di rocce millenarie. Sarà pur vero che la Sardegna non è solo mare – basti vedere gli ottimi dati relativi alle presenze nel circuito “Cortes Apertas”, aiutato dall’estate settembrina – ma forte e implacabile rimane il fascino del non visto, dei fondali dalle specie sorprendenti in cui, dato il successo avuto in sede Expo, sarebbe positivo l’ampliamento della comunicazione in merito alle attività di snorkelling e immersione. Nel frattempo, i Chiostri di San Barnaba, una delle location eventi più suggestive di Milano, che da maggio accoglie le province sarde, nel corso della settimana sarda a Expo, raccontava sapori e scenari dell’Ogliastra e del Nuorese.

Sono state quattro le giornate di cucina e intrattenimento dove le armonie del duo “Artis e Sonos” di Loceri hanno accompagnato le eccellenze gastronomiche preparate live dallo chef (ternano di nascita ma sardo d’adozione), Matteo Barbarossa in una cornice di foto e video che raccontano un territorio dove mare e montagna si uniscono in un binomio di fascino e colori. Se, dunque, possiamo considerare il successo delle attività durante l’Expo e il Fuori Expo come cartina tornasole dell’appeal esercitato dal brand Sardegna a livello internazionale, a maggiore ragione è necessario evitare quell’abissamento di comunicazione che, spesso e volentieri, segue manifestazioni di questa natura. E’ ora ancor più necessario non lasciare sfumare le aspettative e lavorare con efficacia sull’internazionalizzazione auspicata dal Presidente Pigliaru e raccontare e promuovere le eccellenze isolane che potrebbero rilanciare il turismo locale, destagionalizzando e andando via via a creare una nuova consapevolezza che, in primis, deve andare a riguardare gli stessi sardi.

Consapevolezza della forza dei prodotti locali, quando realizzati in pieno rispetto della tradizione e guardando all’innovazione come proposto – sempre in sede Expo – da Riccardo Porta di Gonnosfanadiga, con il suo amaretto integrale. Se allora, quest’Isola che cresce, si innova e trasforma e spopola in Expo, con numeri da record, non è utopica, è fondamentale lavorare sulla consapevolezza, la promozione e una comunicazione che sia costante su tutti i canali, più o meno tradizionali. Ed è indicativa, in chiusura, la metafora del social carpet, realizzato con oltre 10mila semi sardi di diversa qualità, tessuto da migliaia di mani che, insieme, hanno posto simbolicamente le basi per un nuovo inizio.

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