UNA VITA A COLORI : INTERVISTA ALL’ARTISTA GIULIANO MARONGIU, L’AMBASCIATORE DELLA CULTURA SARDA NEL MONDO

Giuliano Marongiu

 
di Maria Patrizia Floris

Giuliano Marongiu un artista di successo di Ovodda, ambasciatore della cultura sarda oltre che autore di numerosi spettacoli e canzoni di grande successo. Porta la Sardegna nel mondo.

Dal primo Festival regionale del Cabaret negli anni novanta ad “Ammentos” e “Anninnora” raccontaci un pò il tuo percorso professionale… Tutto è nato come un’emergenza interiore. Ho sempre desiderato una vita a colori: lo spettacolo, la musica, il palcoscenico hanno dipinto per me le circostanze che hanno accompagnato le mie ambizioni. Una sera di aprile di tanti anni fa, sulle tavole malferme del mio paese, mi sono trovato a presentare tanti bambini che cantavano. Il primo applauso e il cuore in gola. L’emozione mi ha indicato la via. Qualche mese dopo il Festival di Tonara mi ha dato i “titoli” per iniziare e tutto ha avuto un seguito. Tra me e la gente si è creato da subito un rapporto di familiarità. Fondamentalmente mi sono inventato da vivere ma senza indossare mai una maschera: quello che ho portato sui palchi e in tv sono sempre stato io, come davvero sono. Poi un giorno ho ricevuto la chiamata di Gianni Medda, su consiglio di Annamaria Puggioni, ed è arrivato, con “Sardegna Canta”, il mio ingresso nelle case di tutti. Il resto è un sogno che continua.

Hai vinto diversi premi: tra gli altri il premio alla carriera nel 2004, il premio “Viseras” come personaggio televisivo nel 2006 e il premio “Amico delle tradizioni popolari” nel 2009 cosa rappresentano per te? Momenti che ho incorniciato dentro di me. La misura di un valore che altri hanno pensato di attribuire alle cose che faccio. Attestati di stima e di affetto che mi disarmano, ma che nello stesso tempo rinforzano la mia voglia di continuare e di fare meglio. Un premio speciale all’amicizia l’ho ricevuto da Maria Luisa Congiu che ha scritto e cantato per me la canzone “Sende che frades”: un ritratto in musica su come lei mi vede. E’ stata un’emozione fortissima.

Quale è il segreto del tuo successo? A questa domanda non so rispondere. Posso dirti quali sono gli effetti del mio piccolo successo. Camminare per strada, ad esempio, nel cuore di Cagliari o nel più piccolo centro dell’isola, e sentirsi chiamare per nome. E’ godere di una fiducia che non vorrei tradire mai. E’ portare un po’ di serenità dove spesso non ci sono tanti motivi per stare allegri, dove la salute latita, o dove le solitudini possono trovare il conforto di un amico che con discrezione dice delle cose e canta le canzoni. Ci sono cose che non si vedono, ma che danno un senso al lavoro che indosso dalla parte interna del cuore.

Per tanti anni hai condotto assieme ad Ambra Pintore come è stato lavorare con lei? Abbiamo iniziato insieme il nostro percorso televisivo, con l’entusiasmo di chi vuole spalancare le porte del mondo. Ci siamo divertiti con leggerezza e dedizione. Il nostro modo di proporre i contenuti e legare i fili dell’intrattenimento in realtà era supportato da un impegno sincero. Credo che nessuno ci abbia regalato niente. Eravamo molto attenti ai dettagli, abbiamo studiato parecchio e l’improvvisazione alla quale ci affidavamo per fare spettacolo era il feeling istintivo che si era creato tra di noi, un punto di forza che non si è mai spezzato. Io ho sempre ammirato Ambra: mette il cuore nelle cose che fa, con ostinata passione. I risultati premiano la sua determinazione.

Sono molte le donne che hanno partecipato alle tue trasmissioni, quale è il tuo rapporto con loro? Ottimo, direi. Ascolto le loro storie, cerco di navigare tra i pensieri che frequentano. Sanno che non le tradisco ma sono consapevoli anche del fatto che non voglio entrare nelle inevitabili rivalità che questo piccolo mondo dello spettacolo fomenta. Ho un rapporto esclusivo e personale con ognuna di loro e lo difendo. In Sardegna abbiamo delle voci bellissime e alcune di loro non dovrebbero pensare che i mari che circondano la Sardegna sono barriere invalicabili.

Come vedi l’inserimento delle donne nel mondo della cultura e delle tradizioni della Sardegna? Noi siamo la terra che ha dato i natali a Grazia Deledda. Vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1926 ma la bellezza dei suoi scritti ringiovanisce col tempo. La sua capacità di descrivere gli ambienti, i tormenti e i timori, i viaggi dell’anima, continua a catturare i lettori di tutto il mondo. La sua vita, straordinaria, è il romanzo più avvincente. La nostra isola non è sempre stata all’altezza della sua fama, non riconoscendone, come avrebbe dovuto, i meriti e il talento. Voglio credere e sperare che le donne della Sardegna, nel mondo della cultura e in tutti gli altri ambiti, abbiano sempre più spazio sia oggi che in futuro.

Nelle tue trasmissioni c’è sempre grande attenzione per i personaggi, per la cultura e la tradizione sarda, ma bisognerebbe fare ancora qualcosa per valorizzare questo nostro immenso patrimonio? Si, come ad esempio sostenere con energia e adeguati finanziamenti le centinaia di associazioni che operano ovunque nell’isola per mantenere viva la cultura popolare attraverso ricerche, canti, danze, poesia, iniziative che mirano a valorizzare la lingua sarda e tanto altro ancora, che in realtà si muovono nei limiti di un volontariato, tra mille difficoltà. Si dovrebbe e si potrebbe fare tanto altro, ma a volte mi chiedo se chi ha il potere di muovere le cose per dare solide fondamenta al patrimonio inestimabile della nostra cultura o anche alle nostre bellezze paesaggistiche che potrebbero essere il volano più incisivo della nostra economia, abbia davvero voglia di farlo.

Tra le tante persone che hai avuto modo di intervistare ce n’è una che ti ha colpito particolarmente? Pinuccio Sciola, l’artista universale che ha liberato la voce delle pietre, che le ha fatte cantare. A mio avviso è un poeta colui che sostiene che l’arte non esiste se non c’è poesia. Il suo pensiero è libero, come le mani che creano. E’ stato diverse volte mio ospite e una sera ha parlato pubblicamente del cancro che si stava prendendo gioco di lui, chiedendogli una resa. Ha combattuto con forza il suo male, lo ha irriso. Le sue parole si stagliavano come le pietre che ama e aprivano in ognuno di noi e in chi lo ascoltava da casa, la stessa voglia di vivere che lui ha avuto quando si è trovato sul punto di morire. Che uomo fantastico! Ogni tanto ripete che chi tocca la pietra non ha età. E’ vero, le sua arte non morirà mai.

Tra i tuoi innumerevoli interessi e passioni c’è anche la musica. Come è nata la passione per il canto? Mi piace la musica perché un mondo senza musica sarebbe triste per chiunque. Il canto per me è uno strumento di comunicazione: mi torna utile quando faccio spettacolo e mi diverte. Da ragazzino facevo una sorta di karaoke prima che Fiorello lo importasse: con basi registrate su musicassette e fogli di carta con i testi delle canzoni scritti a mano, facevo salire sul palco le persone per cantare insieme e la cosa funzionava. La mia passione per il canto nasce dalla voglia di condividerlo. Non a caso la maggior parte delle canzoni del mio repertorio le cantano tutti.

Un nuovo progetto a cui stai lavorando? Ne ho alcuni e a uno tengo in particolar modo perché mi riporta dove la magia è rimasta viva. Stiamo preparando una grande stagione estiva. Da anni ho scelto di non fare degli spettacoli veri e propri, privilegiando le produzioni televisive e il mio ruolo di presentatore. Quest’anno invece sono voluto tornare ad animare le piazze dell’isola con un bel varietà a cui abbiamo lavorato con cura. Sarà bellissimo! In cima ai miei pensieri c’è sempre il desiderio di scrivere un libro e di condurre una trasmissione radiofonica. Non è detto che a breve non succeda.

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