(ANNA) TIFU DI PASSIONE: PRIMA DELLA TOURNEE IN RUSSIA, IL PREMIO “MARIA CARTA” A MILANO

Anna Tifu

di Luisa Selocchis

Un’esperienza umana che si riflette in quella artistica e viceversa. Una storia di vita indissolubilmente legata alle proprie origini, alla propria terra. E’ quella di Maria Carta, cantante logudorese, scomparsa nel 1994, a cui si deve un significativo contributo nella riscoperta e nella valorizzazione del patrimonio musicale tradizionale della Sardegna. “Perché le radici sono importanti …”, lo ricorda il film ‘La grande bellezza’. E alle radici, così come al ricordo della donna e dell’artista “dalla voce arcana, esoterica, carica di remote vibrazioni”, come la definì Severino Gazzelloni, è dedicato il Premio “Maria Carta”. L’importante riconoscimento al Teatro San Fedele di Milano, per la tredicesima edizione, è stato assegnato a un’eccellenza isolana, la stella cagliaritana del violino Anna Tifu.

Il significato di questo Premio? E’ certamente un onore ricevere questo prestigioso riconoscimento, che rappresenta in qualche modo la storia e la tradizione della mia terra.

L’importanza delle radici? Ho un legame molto forte con la Sardegna. Forse è per questo che non ho mai scelto di trasferirmi. Ogni volta che mi sposto la porto nel cuore e ho l’onore di portarne il nome in giro per il mondo.

Pur venendo da una formazione classica denota grande duttilità nelle sue esecuzioni anche in ambiti non strettamente classici. Ascoltare ed eseguire anche altri generi musicali è un’occasione di crescita. E apprezzo musicisti come David Garrett: aprirsi ad altri generi permette di avvicinare i giovani alla musica classica.

Si sente più solista o camerista? Direi entrambe le cose. La musica da camera insegna ad ascoltarsi e a far musica insieme, è necessaria e rende un musicista completo. Ma certo essere solista ha un grande fascino, sia per il repertorio che per la sensazione di suonare avvolti dal suono dell’orchestra.

Il messaggio che, attraverso la musica, vorrebbe trasmettere? Vorrei riuscire ad emozionare il pubblico. La musica è per me il mezzo più naturale attraverso cui trasmettere uno stato d’animo. Ecco, vorrei lasciare qualcosa.

Lo Stradivari, un inseparabile compagno di viaggio? Suonare uno Stradivari è il sogno di qualsiasi musicista. Venivo da un violino Bergonzi ma la differenza di qualità del suono è grande. E’ più facile e nel registro acuto, in cui è quasi inevitabile che il suono si strozzi, invece si apre. Poi è simbiosi, il violino diventa la tua voce.

Dopo il “Maria Carta”, la tournèe con l’Orchestra Nazionale della Rai in Russia. Con loro ho già collaborato ma sarà la prima volta che eseguirò il Concerto n. 2 di Paganini. Programma, direttore e solista saranno italiani. Sono piuttosto emozionata, suonerò a Mosca nella Sala Tchaikovsky frequentata da grandi come Oistrakh e Rostropovich.

E, per concludere, cosa deve alla sua terra? Mi sento fortunata, la mia terra mi ha offerto serenità e un’elevata qualità della vita: sono importanti per un musicista.

http://www.unionesarda.it/

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