COSTUMISTA E SCENOGRAFO TEATRALE: INTERVISTA A EMILIO ORTU, ORIGINARIO DI SERRAMANNA


di Sara Mascia

Emilio Ortu Lieto,originario di Serramanna, è un costumista e scenografo teatrale, ha lavorato con personaggi importanti e in prestigiosi Teatri italiani, facendo significative esperienze sul campo.

Si può anche definire un appassionato “custode di tradizioni” perche’ ama la Sardegna con la sua storia , della quale custodisce l’arte della tintura naturale, essendo uno dei pochi tintori rimasti, organizza corsi per tramandare questo sapere che sta scomparendo che si ricollega al suo lavoro di costumista.

Domanda: Il tuo percorso artistico dalle origini

Il mio percorso accademico inizia in Sardegna al liceo artistico serale perchè ero iscritto al liceo classico ma per tutta una serie di motivi mi ero dovuto ritirare e  l’artistico era il mio secondo percorso di studi, infatti per come la penso io dovrebbe esistere un percorso di studio che sia artistico ma anche umanistico perchè le due materie non sono separate ma strettamente unite.

Mi sono infatti laureato prima in psicologia e poi ho iniziato l’Accademia di Belle Arti, per me è altrettanto artistico aver fatto il classico perchè l’Arte non è solo una tecnica, ma sono sopratutto delle conoscenze con un percorso tecnico applicato a un percorso personale POETICO. Un percorso artistico non si può risolvere con un percorso accademico e un artista è maturo nel suo percorso artistico solo dopo i 40 anni, come non è da meno studiare il pensiero dei greci, le poesie di Saffo, di Alceo,per acquisire quella sensibilità poetica indispensabile in questo lavoro. E’ stato illuminante il percorso dell’Accademia delle Belle Arti a Venezia perche’ la città è straordinaria e perchè il Veneto conserva ancora una mentalità e dei maestri davvero unici, c’era un’intimità, un rapporto uno a uno con loro, artisti del livello di Scarpa, di De Luigi, ecc ecc

Nei miei studi mi sono sempre auto-finanziato questo perchè sono nato da una famiglia ricca ma anche pazza, non per niente sono finito a fare l’artista :=))) Quindi ho avuto la fortuna di capire che il Teatro era assolutamente il mio mondo, infatti già al secondo anno di Accademia ero assistente della direzione alla sartoria dell’Arena di Verona, e li ho conosciuto davvero grandi nomi. Ho iniziato così, dalle stelle e ho fatto lavori in tutti i tipi di rappresentazioni teatrali, Opera, Operetta, Prosa, Burattini , sono stato chiamato da personaggi famosissimi. Allora era diverso da oggi, era tutto molto più serio, il Teatro è una tradizione fortemente italiana, e c’era un gran fermento, grandi eventi, figurati che allora anche a Cagliari c’era un evento internazionale di Teatro ogni settimana.

A 27 anni mi chiamò per fargli da assistente Danilo Donati, costumista di Pasolini, di Fellini e premio Oscar,ma io per modestia non andai, lui mi disse:” Emilio, tu hai capito tutto”…..non sembra molto ma lui era uno che non parlava con nessuno,Piero Tosi,costumista di Visconti mi disse: “hai un grande talento, un melange”, ho lavorato con Vespucci e con Lindsay Kemp (costumista e coreografo britannico) in Dance of New York.

Ho avuto delle grandi conferme che la mia passione per il Teatro e il mio talento erano autentici, come costumista e scenografo teatrale e cinematografico mi hanno sempre detto che le cose che facevo erano di altissimo livello.

Quello che ora mi manca è il lavoro e poi vorrei trasmettere ad altri le mie conoscenze perchè amo il mio lavoro.

Credo che sia un lavoro molto difficile….

Questo è vero sopratutto nel caso di Teatro di piccola produzione, mentre nel cinema e nel grande Teatro, il costumista è un supervisore di laboratorio che prevede tante figure nel suo team, ad esempio solo per tinture e invecchiamento 10 persone, dei tagliatori, delle sarte, delle persone che vestono, altri ruoli come assistenti e si lavorava fino a 15 ore al giorno, adesso un pò meno.

Donati, che era il più grande, sosteneva che questo è il lavoro più brutto del mondo perchè a parte la fatica, hai a che fare con immense macchine che gestiscono tutta l’opera teatrale e cinematografica. La fatica del mio lavoro è immensa perche’devi interagire con 1000 questioni e persone che si occupano di cose diverse.

Anche seguire le prove è molto faticoso, i registi, anche i più geniali sono spesso un pò ignoranti e i costumisti e scenografi fanno una fatica enorme per confezionare un’idea e poi realizzarla e dopo far capire magari ai registi come questa idea abbia di certo un significato vestitivo e descrittivo, ma  anche un senso poetico.

A volte accettano subito questa idea, ma magari dopo la stravolgono,ahaha….mentre invece quando il regista e gli attori capiscono l’interpretazione dell’idea e la fanno loro, succedono delle cose meravigliose, tutti lavorano in sintonia e questo il pubblico lo percepisce subito. La parte visiva è importantissima, la parola Teatro deriva dal verbo greco teo-mà che significa Io-Vedo.

Come descrivi la tua Arte?

Secondo molti fare il costumista e scenografo non è arte, mentre per altri è arte applicata. Le Belle Arti hanno sempre avuto un corso di decorazione e scenografia,venivano chiamate “Arti Applicate”. Sopratutto chi proviene dal mondo del cinema dice che lo scenografo-costumista sia un tecnico, io penso che in parte abbiano ragione, nel senso che i più bravi hanno un metodo tecnico precisissimo, la parte d’invenzione è paradossalmente piccolissima. Comunque dietro c’è tutto un lavoro di ricerca a cui segue sempre un’elaborazione e un’interpretazione personale, ad esempio, se guardi il film Casanova di Federico Fellini, osservando i costumi pensi che sono costumi del 700 senza ombra di dubbio,ma se ti prendi la briga di andare a controllare, ti accorgi che sono stati quasi tutti inventati, ma sono fatti da un genio come Donati che diventava come un personaggio del 700 che creava abiti in quel tempo.

Come ci riusciva?Tramite i colori, i dettagli?

Con tutto, guardati il film e lo capisci, quindi secondo me i più bravi sono tecnici e sopratutto poeti. La tecnica da sola è arida, ha bisogno della poesia per essere valorizzata, tutta questa abitudine al naif che abbiamo oggi non ha senso perche’ occorre un processo di Astrazione Poetica. Non c’entra nulla il “vestito” con il “costume”, il costume ti parla da una dimensione diversa, entri come dentro un sogno, in un mondo diverso dal “qui” e “ora”, perche’ è un altro mondo, è Il Mondo Teatrale.

Qual è l’episodio che ricordi con più piacere del tuo lavoro?

Sicuramente tantissimi episodi, quando ho collaborato allo spettacolo di un giovane regista, l’allora compagno di Piera Degli Esposti, con il compositore Bussotti, ad esempio, dovevamo portare in scena lo spettacolo in una stanzetta, una scatola da scarpe, uno spazio trapezoidale che non era mai stato usato (era un cosiddetto “Teatro Contemporaneo”) che di sicuro fu progettato da un architetto che non aveva mai visto il Teatro, eravamo molto perplessi. Studiai il problema e mi ricordai degli antichi maestri che utilizzavano per le scenografie di allora degli strati di tulle di cotone, così feci vari strati, degli amici pittori mi dipinsero delle nubi barocche nel cielo su tanti strati, così tramite le luci di scena si vedevano delle cornici sempre più piccole, dando l’idea che il teatro fosse lungo chilometri. Fu un vero successo, peccato però che durò poco perchè Bussotti litigò con il regista e la scenografia venne poi rubata.

Fai dei corsi di tintura naturale , ti proponi di divulgare questa tradizione?

Si, si tratta di una ricerca che ho fatto in vari luoghi del mondo e anche qui in Sardegna, andando a chiedere agli ultimi tintori rimasti, ormai anziani la loro conoscenza che ha una parte teorica e una di sperimentazione, tutto quello che ho appreso lo metto in pratica qui.

Siamo circa 20 tintori naturali rimasti in Sardegna, io sono l’unico ,credo, che fa corsi sia qui sia fuori, ma paradossalmente sono anche l’unico che utilizza solo essenze vegetali sarde, solo vegetali ovviamente perche’ sono vegetariano e animalista.

Qual è il mezzo per raggiungere un’armonia tra antico e moderno a tuo avviso?

Per me gli unici mezzi sono la natura,la cultura e la sostenibilità, non dobbiamo dimenticare il passato, le nostre radici e la nostra identità culturale se no ti massifichi e scimmiotti quello che fanno tutti gli altri. Senza rendercene conto stiamo perdendo tutti i saperi che sono esistiti per migliaia di anni, e questi sono legati alla qualità della vita, al tipo di clima, alla natura… Spero che i sardi si sveglino, li trovo addormentati più che mai, che recuperino ciò che hanno e non ciò che gli altri dicono che dovremmo avere, si sta andando verso la banalità e questo posto da paradiso si sta trasformando in un inferno, gli dò ancora 80/90 anni. Ci vuole una coscienza per capire tutto questo e penso che la zona del Campidano sia la più indietro in questo senso, serve un impegno vero, non basta uno slogan.

Il tuo sogno per il futuro?

Il mio sogno per il futuro è avere un presente  ahaha, scherzo, ne ho talmente tanti….Uno molto pratico è il progetto del Teatro di Fango dei Burattini, lo sto creando con un’amica ingegnere e sorgerà qui a casa mia nella vaccheria, sarà a due piani, sotto il Teatro e sopra farò una sorta di Museo del mio lavoro con tutte le cose, oggetti, abiti, video che ho raccolto negli anni

Puoi vedere qualcosa nel mio storico sito: www.perunteatroteatrale.com, nel tasto novità ci sono due miei video che danno l’idea del mio lavoro…

http://www.artskyintheroom.com/

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