GLI OPERATORI AMBULANTI IN SARDEGNA, LAMENTELE A CUORE APERTO


di Maria Vittoria Dettoto

Incontro una quindicina di operatori commerciali operanti su aree pubbliche.
I cosiddetti “paninari” o “caddozzi”.
Quei venditori itineranti di panini, patate fritte e bibite fresche che rappresentano il naturale contorno di ogni sagra di paese che si rispecchi.
Sono molto scontenti.
Anzi direi incazzati.
Approfitto dell’incontro e chiedo loro di espormi quali siano le maggiori problematiche attinenti il loro lavoro.
La prima cosa della quale si lamentano unitariamente è l’abuso di potere che molti amministratori pubblici, manifestano nei loro confronti relegandoli ad aree di lavoro spesso lontane da dove si svolge la festa o addirittura all’uscita del paese, preferendogli gli extracomunitari o gli stranieri, chi non è in regola, gli abusivi, gli hobbisti, le associazioni culturali ed i comitati che non hanno neanche le autorizzazioni sanitarie, il DUAP e tutto il resto”.
“Per poter somministrare al pubblico alimenti e bevande è necessaria una licenza provinciale e sanitaria, nominativa e rispetto al mezzo col quale si lavora”.
“Noi paghiamo le tasse esattamente come gli esercenti dei normali locali pubblici”, dicono.
“In più paghiamo il suolo pubblico.
Vorremmo essere presi in considerazione dalla Regione Sardegna e che le associazioni di categoria ci tutelino”.
Domando se hanno mai pensato di nominare una o più persone che a livello territoriale le rappresentino e si interfaccino in loro vece con gli enti.
Mi rispondo che non hanno rappresentanti di questo genere, ne a livello provinciale, ne a livello regionale.
Suggerisco loro di attivarsi a questo scopo e un altra operatrice aggiunge che sarebbe utile che tra questi loro rappresentanti vi sia almeno un avvocato che tuteli i loro diritti.
“La nostra è una licenza itinerante con la quale possiamo lavorare senza autorizzazione.
Almeno per tre ore.”
C’è da sottolineare tra l’altro che non esiste un’uniformita’ nell’assegnazione degli stalli.
In alcuni comuni questi vengono assegnati sulla base dell’anzianità dell’esercente o il numeto di volte nelle quali la persona ha lavorato in un determinato posto.
“I comuni interessati rilasciano una licenza temporanea senza titolo,richiedendo solo il classico diploma, senza chiedere autorizzazione Asl per alimenti, vernice atossica per gli alimenti, acqua calda e fredda. Perché a noi si e agli ambulanti improvvisati no?”.
“Perché i chioschi della Proloco espongono un listino prezzi quando teoricamente la stessa non dovrebbe avere scopo di lucro? “.
Attendiamo risposte.
Sciolto il gruppo di incontro, ci accingiamo a lasciare la piazza quando sopraggiunge un ragazzo di colore.
“Hai fatto domanda per esporre e vendere i tuoi prodotti? “, domando.
“No”, mi risponde.
“Ma io ho questa” e leva dalla tasca una licenza di venditore ambulante che ovviamente non è sufficiente per piazzare uno stand in una piazza.
L’esposizione prevede esattamente tutte le stesse autorizzazioni che l’amministrazione comunale ha richiesto agli altri operatori sardi.
“Vedi?”, mi dice uno di essi.
“Di cosa ti stupisci? “, rispondo.
“D’altronde siamo in Italia.
Il paese nel quale prima dei nostri interessi si fanno quelli degli stranieri”.

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