MENO FOLKLORE, PIU’ SOSTANZA: LA SARDEGNA ALL’EXPO MILANESE SI RIFA’ IL LOOK


di Pablo Sole

Alle 14 di un assolato venerdì pomeriggio milanese, una voce bassa e profonda si fa strada nel vocio inarrestabile delle centinaia di persone che attraversano il Decumano: al microfono c’è il musicista nuorese Gavino Murgia ed è con un ritmato a cappella da brivido che la Sardegna si è presentata all’Expo. Un passo indietro: al microfono, Gavino Murgia ci è arrivato pochi minuti dopo l’inaugurazione ufficiale dello spazio Sardegna, con l’assessore regionale al Turismo Francesco Morandi a far da Cicerone con a fianco il presidente Pigliaru e i colleghi di giunta Raffaele Paci, Elisabetta Falchi e Maria Grazia Piras. In regia, la deus ex machina della Sardinia film commission Nevina Satta e un folto staff. Tra i volti noti non poteva mancare un raggiante Pinuccio Sciola. Varcata la soglia dello stand, si viene investiti da un persistente aroma di elicriso. Sarà perché ogni angolo dell’area Sardegna ne è piena. “Bello vero? È un impatto olfattivo potente, che si aggiunge all’impatto visivo dell’allestimento”, dice Morandi. “Uno stand elegante e sobrio”, hanno detto governatore e assessori, quasi fosse un mantra. E in effetti è vero: l’allestimento curato dal laboratorio creatività delle università di Cagliari e Sassari con il supporto di personalità riconosciute come Stefano Asili e Daniela Ducato, non ha previsto fronzoli e inutili sovrastrutture, per puntare sulla semplicità e lasciare a casa i cliché da fiera mercato. Riuscendo comunque a stupire. C’è il mare (ma non con la classica gigantografia), c’è l’artigianato, c’è la storia. Tutto presentato solo apparentemente in low profile: arredi, luci, video e installazioni hanno un impatto effettivamente discreto ma potente. “Vede questo pannello? Contiene un materiale che usiamo per fare pavimenti. Sa con cosa è fatto? Lo produciamo a partire dalle bucce di pomodoro. Questo invece lo facciamo con il siero di latte”. Quando l’imprenditrice Daniela Ducato spiegava a Francesco Pigliaru che da vinaccioli, siero, alghe marine e pomodori loro ci fanno pavimenti, il governatore (e con lui gli astanti) è rimasto stupefatto. Appesi ai muri del padiglione, gli esempi di come può (anche) essere utilizzato e riutilizzato il cibo, tema centrale dell’Expo milanese: dagli scarti, un pavimento. “Un riuso meraviglioso –  ha commentato il presidente -. D’altronde, lo stesso allestimento sarà riutilizzato, c’è un’idea di fondo in questo lavoro: mettere insieme tradizione e innovazione, niente viene buttato”. Bloccati a Cagliari e Cabras per altri impegni – e per le solite polemiche all’italiana – i Giganti di Mont’e Prama si sono comunque messi in mostra grazie al lavoro straordinario del Crs4: una rappresentazione digitalizzata e fedele al millimetro di pugilatori, arcieri e guerrieri. Il risultato è stupefacente. L’ultima tappa del viaggio nello stand della Sardegna è in 3D. In una saletta appositamente allestita, ecco partire un filmato sui fondali dell’Isola nelle aree protette: Capo Caccia, Sinis, Tavolara, Villasimius. Peccato che nessuno lo sappia: per quanto tecnicamente straordinario e coinvolgente, nel video non appare manco per sbaglio l’ombra di una didascalia, tanto che cernie, triglie e orate (e sub) potrebbero girovagare in qualsiasi parte del Mediterraneo. Peccato. Anche perché dall’acqua non si esce: scenari mozzafiato ma probabilmente una panoramica in superficie non avrebbe guastato. “Diciamo che l’idea è stata quella di valorizzare anche quello che sta sotto la nostra Isola”, ha commentato Pigliaru. E Morandi: “È il primo filmato in Italia girato con questa tecnica, ci crediamo molto perché sarà utilissimo anche per vendere i pacchetti per il turismo ambientale”. Indubbiamente. Ma anche qualche didascalia non avrebbe guastato. Archiviati i mondi sottomarini si riemerge per assistere alla bellissima performance (perché di questo, in fin dei conti, si è trattato) dello chef Roberto Petza e del suo staff, magistralmente accompagnati da Murgia (ora con la voce, ora con il pippiriolu, quindi con il sax): l’allestimento del food carpet, con le specialità sarde sistemate via via sul tavolo a richiamare, ancora una volta, il classico tappeto sardo. “Sì, abbiamo deciso di tagliare gli aspetti più prettamente folk”, hanno dichiarato Pigliaru e Morandi: altro mantra della Sardegna all’Expo 2015. Si è scelto cioè di tagliare cliché che accompagnano l’Isola da decenni, riflettendo nella maggior parte dei casi un’immagine caricaturale. Unica concessione alla “tradizione”: la doppia sfilata di 160 figuranti in costume sardo e organizzata con il supporto della Fasi, la Federazione delle associazioni sarde in Italia, con il coinvolgimento di ben 800 persone. “Va bene puntare più su altri aspetti- ha detto l’assessore Morandi – dalla metafora del tappeto come oggetto nato dalla ‘tessitura dei rapporti’ al cibo che dà energia per la vita e ha ancora una funzione anche dopo che è stato consumato – come ha dimostrato Daniela Ducato – ma la sfilata in costume tradizionale ci può anche stare: non ‘destabilizziamo’ troppo e troppo in fretta”, conclude con una risata l’assessore al Turismo. Altra ‘destabilizzazione’, la Regione l’ha dedicata ai cacciatori dello stuzzichino a zero euro: non ci sono assaggi. “Avete mica una vernaccia?”, chiede un visitatore. “No, non ci sono assaggi”, risponde gentile e sorridente la signorina dell’organizzazione. “Eh, perché io sono stato a Oristano da Contini, mi ha fatto assaggiare quella invecchiata trent’anni. Che bontà!”, riecheggia un accento veneto. “Quindi non ce n’è? Eh, peccato. Vuol dire che verrò a prenderla in Sardegna al più presto”. Era l’enogastronomia a sbafo delle fiere, a fregarci i turisti.

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