AYLAN, L’ANGELO SIRIANO: I VIAGGI DELLA SPERANZA E DELLA MORTE DEI MIGRANTI DISPERATI VERSO I NUOVI MONDI


di Maria Vittoria Dettoto

Ci voleva la foto di Aylan, il bimbo annegato nella spiaggia di Bodrun in Turchia, per far smuovere le coscienze di tutto il mondo sul dramma della Siria.
La foto, pubblicata per primo dal quotidiano britannico The Independent, ha fatto il giro del mondo.
Diventata subito virale grazie al web.
Pubblicata in prima pagina da tre testate italiane tra le quali il Messaggero tra le critiche degli internauti, degli spettatori dei tg, dei lettori dei quotidiani e col consenso a pubblicarla delle organizzazioni umanitarie tra le quali l’Unicef che attraverso i suoi portavoce dichiara che è questo un dramma che non può essere taciuto: “Siamo sconvolti dalla tragica immagine del bambino siriano annegato. I bambini rifugiati hanno urgente bisogno di protezione”.
La protezione certo.
Ma la protezione e’ una conseguenza di ciò che non si fa nella loro patria, in Siria.
Concordo col Presidente russo Vladimir Putin, quando afferma che i siriani debbano essere aiutati prima di tutto in casa loro, attraverso la lotta al terrorismo e il sostegno delle economie locali, da ricostruire tenendo conto delle caratteristiche storiche, culturali e religiose dei luoghi nei quali si opera.
Questo rappresenterebbe il metodo più efficace per arginare l’ondata dei migranti verso l’Europa.
Da tempo Putin ha manifestato la sua preoccupazione in merito alle ondate migratorie verso l’Europa ai suoi partners internazionali.
Secondo i dati dell’Unchr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, già ad agosto 2014 i migranti siriani erano più di tre milioni; la metà di questi bambini.
Da allora cosa è stato fatto per provare ad arginare il problema?
Quasi nulla, in realtà.
Da un lato c’è stata la netta presa di posizione da parte di alcuni paesi tra i quali gli Stati Uniti, che hanno scelto di impegnarsi a cacciare Assad, autorizzando persino la Cia ad appoggiare i paesi limitrofi della Siria, tra i quali in primis la Turchia, nella lotta contro l’Is.
La stessa Turchia fornisce alla Siria non solo i campi per i militanti ma arriva a fornire 20 sistemi antiaerei controllati proprio dalla CIA.
Al Qaeda in Siria utilizza i trafficanti per garantirsi le rotte dalla Turchia e dall’Iraq per i combattenti stranieri.
E’ di qualche giorno fa la pubblicazione sul Daily mail di un documentario che indicava come la Gran Bretagna fornisca telefoni satellitari avanzati ai militari siriani, normalmente utilizzati dalle forze speciali britanniche.
Gli Stati Uniti non hanno mai direttamente autorizzato le forniture di armi all’opposizione siriana, ma vengono elargite da paesi alleati degli Stati Uniti, ovvero Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
Per una spesa sinora pari a 100 milioni di dollari.
Il ministro degli Esteri britannico Hogue, appena un mese fa affrmava che la Gran Bretagna “in assenza di una soluzione pacifica intensifichera’ il sostegno all’opposizione continuando a fornire aiuti umanitari e continuando il nostro lavoro per isolare Assad”.
Ma oltre alla proposta di Putin, quali altre iniziative sono state proposte per arginare questo dramma umanitario che secondo fonti del Pentagono, durerà per i prossimi venti anni?
L’alto commissario delle Nazioni Unite, Antonio Guterres propone di ripartire almeno 200.000 richiedenti asilo politico in Unione Europea, fornendo un programma di ricollocamento di massa con la partecipazione obbligatoria di tutti gli stati membri a coloro in possesso di una richiesta di protezione valida.
La Commissione a Bruxelles vorrebbe innalzare le quote dei rifugiati con sanzioni per i paesi inadempienti.
La Libia paese di transito dei profughi siriani provenienti dall’Egitto, suggerisce attraverso le parole del suo Ministro della Giustizia Mustafa Laqlaib, che venga convocata una conferenza regionale alla fine del mese tra i paesi europei ed i paesi arabi.
Certo non può essere una soluzione o un metodo umanamente accettabile, quello usato dai poliziotti della Repubblica Ceca che hanno marchiato con pennarello indelebile nel sud della Moravia, 200 profughi provenienti dall’Austria e dell’Ungheria che tentavano di raggiungere la Germania.
Una soluzione ce la suggerisce Kinan il bambino siriano tredicenne che intervistato dalla polizia ungherese per Al Jazeera English afferma:”Please help the Sirian..Just stop the war in Siria. Just that”.
Ovvero: Vi prego aiutate i siriani. Dovete solo fermare la guerra in Siria. Solo quello. E noi non verremo in Europa, aggiunge.
Come dargli torto?
Chi vorrebbe lasciare la propria famiglia, la propria casa, la propria terra, se non fosse costretto a farlo?
Abdullah al-Kurdi qualche giorno fa ha fatto questa scelta.
Ha provato a portare la sua famiglia in salvo dalla guerra.
Suo figlio Aylan di 3 anni,suo figlio Galib di 5 anni e sua moglie Rihana sono morti inghiottiti dal mare nel viaggio della speranza, finanziato dalla zia di Aylan residente in Canada, paese che ha offerto asilo politico al padre di Aylan dopo la tragedia che lo ha coinvolto.
Ma Abdullah ha fatto un’altra scelta:ha deciso di riportare i corpi esanimi dei suoi cari di nuovo in Siria.
Si sono svolti i loro funerali a Kobane, città divenuta simbolo della lotta ai terroristi.
Vuole trascorrere in quella città il resto della sua vita, ha detto.
Come può sentirsi ora quell’uomo?
Che ha perso moglie e figli in una tragedia immane della quale senza la foto di quel piccolo corpo senza vita, accarezzato dalle onde del mare, tutti noi saremmo stati all’oscuro?
Come si fa a non condividerne la disperazione, a restare indifferenti?
Al giorno d’oggi ci siamo abituati a tutto.
E a ciò a cui ancora non ci siamo abituati,ci viene incontro il tempo che ci aiuta a dimenticare.
Io spero solo che chi ha il potere di cambiare le cose, non dimentichi.
Che il loro tempo non li aiuti a dimenticare, ma a far si che non dobbiamo più vedere in futuro tragedie come questa.
Credo sia un atto dovuto nei confronti di Aylan, piccolo angelo siriano, vittima di una guerra della quale non avrà neanche modo di capire le motivazioni.
E probabilmente neanche noi.

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