MILIS, A CASA SARDU SI E' EVOCATA LA STORIA DI ANTONIO ALBANO, GENTLEMAN CON LA CHITARRA


di Gian Piero Pinna

Nella Casa Sardu di Milis, nel suggestivo giardino della casa milese,  alla presenza di almeno un centinaio di amici, parenti ed estimatori di Antonio Albano, è stato presentato un libro che lo riguarda “Antonio Albano – Un vero gentleman della chitarra”, edito dalla EPDO di Oristano, che racchiude una serie di testimonianze di quanti lo hanno conosciuto. Un titolo azzeccatissimo, quello del libro, più volte comparso nei ricordi dei tanti amici che sono voluti essere presenti alla serata. Struggenti e commoventi i ricordi dei figli Martina e Alessandro, più volte stimolati dal moderatore dell’evento, Piero Marongiu, che in prima persona ha ricordato Antonio Albano, definendolo un “personaggio schivo e introverso, ma importantissimo nella storia musicale sarda e oristanese. Una storia – ha ricordato Marongiu – legata soprattutto al fenomeno della musica beat dei primi Anni Sessanta, che vide i Barrittas affermarsi nel panorama musicale regionale, nazionale e internazionale”. Piena di patos la testimonianza della figlia Martina, che con forte commozione, ha voluto ricordare la festa mancata della sua laurea, in quanto “…non c’era più niente da festeggiare, perchè il mio papà era venuto a mancare improvvisamente pochi giorni prima”. Mentre l’editore del libro, Roberto Cau, ha spiegato che l’opera è stata frutto delle sue insistenze nei confronti della moglie di Antonio Albano, Franca, affinchè raccogliesse le testimonianze d’affetto che i tanti estimatori del marito gli manifestavano. Alverio Cau, invece, ha ripercorso tutte le tappe del gruppo musicale di cui faceva parte Antonio, chiarendo anche i motivi che fecero nascere i contrasti tra lui e il suo collega, Francesco Salis, anche lui scomparso di recente, erano sempre improntati a una stima reciproca, concludendo che erano entrambi due solisti di razza. Alla manifestazione, non è voluto mancare neanche Benito Urgu, mentore, guida, protettore, leader e creatore dei Barrittas, protagonisti della scena musicale nazionale, dagli inizi degli Anni Sessanta in poi, e ai quali diede il suo pregevole contributo di chitarrista e compositore anche Antonio Albano. La musica, insieme agli affetti familiari, erano la sua vita, senza dimenticare l’amata e inseparabile chitarra Fender, che suonava con maestria e pulizia di armonia impareggiabili. La storia che riguarda i moderni gruppi musicali dell’oristanese, nasce alla fine degli Anni Cinquanta, quando un gruppetto di ragazzini di talento di Santa Giusta, diedero vita al complessino degli Assi, di cui facevano parte i fratelli Albano, Antonio, 14 anni, chitarra solista e Giulio, 17 anni, chitarra basso, anche lui presente alla serata commemorativa, che aggiunge “Io ero l’unico che lavorava e per poterci esibire, ero andato dai Leggeri a comprare tre microfoni e tre amplificatori, che poi pagai poco alla volta”, quindi, “finalmente il debutta al festival canoro Il Nuraghe d’Argento, che fu un successone”. Alla Formazione iniziale degli Assi, si unirono i fratelli Cocco, Guido alla fisarmonica e Nello alla batteria, completando la formazione e dando inizio a una lunga e fortunata carriera. “II primo contratto lo ottenemmo dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Oristano – Chiarisce Guido Cocco, anche lui presente alla serata –  e prevedeva l’intrattenimento musicale, al salone delle feste, per tutto il periodo invernale, con l’esibizione pomeridiana e serale, tutti i sabati e le domeniche”.

Le testimonianze e gli aneddoti sono tali e tanti, come quello di Marco Pilloni, cantante, che rimase meravigliato dagli apprezzamenti che riservavano al gruppo i clienti del Resort Delphina, dove si esibivano. Lo stesso padrone di casa, Antonio Sardu, racconta di un viaggio a Milano per far riparare l’organo elettronico e durante il viaggio di ritorno, lo scambio di giacche con Antonio Albano e aggiunge, “…quella giacca la custodisco gelosamente ancora oggi”. È presente anche un musicista super partes, in quanto fa musica classica con la sua chitarra, che dall’alto della sua esperienza afferma, “Non ho mai visto gruppi musicali italiani, che avessero un coro di voci, bello come quello dei Barritas”.

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