A QUINDICI ANNI DALLA SCOMPARSA, PRESENTATI GLI SCRITTI INEDITI DI DON PEPPINO MURTAS, SACERDOTE, LETTERATO E POETA


di Beppe Meloni

A quindici anni dalla scomparsa, gli scritti inediti del volume “Per passione e missione”, presentati all’Auditorium di San Domenico dall’amico fraterno Attilio Mastino, Rettore emerito dell’Ateneo Sassarese, sono lì a raccontare una scelta di vita che apparirà molto chiara e precisa negli anni duri della contestazione studentesca ed operaia in Sardegna. Anche in quella lontanissima Oristano risvegliata, ma solo a tratti, da rumorosi cortei di braccianti, pensionati e colletti bianchi. Quando don Peppino Murtas, sacerdote, letterato e poeta (Milis 20/2/1928-Oristano 3/5/2000) arriva a Paulilatino per la sua prima missione pastorale, deve fare i conti con un quadro socioeconomico fra i più difficili e complessi della Sardegna del dopoguerra e del postfascismo. Nelle campagne i contadini vivono in condizioni insopportabili. L’annosa vertenza del latte si trascina all’infinito, e i pastori non sanno mai quando e a che prezzo gli verrà pagato. Il nuovo parroco capisce che occorre dare la sveglia, e creare una coscienza civile in una realtà sociale pesante e complessa. La sua prima attenzione è al versante culturale, con l’istituzione dei corsi per adulti dell’ O.E.C.E (Organizzazione Economica Comunità Europea).Che nei primi anni Cinquanta porta avanti nel triangolo Oristano-Bosa-Macomer, il “Progetto Sardegna”, con le prime cooperative femminili di servizi, guidate da Giuliana Minutti. Il suo è un impegno politico dichiarato, come scrive in un saggio lo studioso Gigi Sanna, ” non politico partitico, ma aderente alle sublimi scelte del Vangelo”. Poi nei primi anni Ottanta il trasferimento a Oristano, dove con Giorgio Farris, artista e scrittore di razza, inseparabile amico di una vita, nel 1982 fonda, dirige e anima la rivista “Quaderni Oristanesi”, crocevia di storia e cultura arborense. Nella solitudine preziosa del Duomo di Santa Maria scriveva e amava conversare lontano dai frastuoni. Il suo studio era sempre aperto a tutti, la sua porta appena accostata, le chiavi nella toppa. Qui il parroco – poeta cercava risposte vere a umani interrogativi. Sacerdote scomodo, poco amato dalla Curia, a volte frainteso e incompreso, ha sempre rifiutato qualsiasi schema contrario alla libertà dell’essere.

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