A TU PER TU CON LA PROFESSORESSA ALESSANDRA SEGGI: IL SUONO, LA MUSICA, LA DIDATTICA E IL LINGUAGGIO SONORO

Alessandra Seggi

di Paola Pitzalis

Alessandra Seggi ha conseguito il Diploma di Flauto presso il Conservatorio di Bologna, quello di Didattica  della Musica a Firenze e il Diploma di Maturità d’Arte Applicata . Ha conseguito l’abilitazione per l’insegnamento di Educazione Musicale nella scuola e l’idoneità all’insegnamento di Pedagogia Musicale per Didattica della Musica nei Conservatori. Ha svolto una lunga attività didattica come docente nell’ambito dell’aggiornamento per gli insegnanti di scuole statali e comunali: nido, materne, elementari promossi dalle direzioni didattiche, amministrazioni comunali e Irrsae  del centro e nord Italia e collaborando con il Centro di Ricerca e Sperimentazione per la Didattica Musicale di Fiesole (Fi), il Centro Nova Cantica di Belluno, il Centro Studi didattica musicale e corale Goitre di Arezzo e di Lecco, Kamerton Centro Studi per la Didattica Strumentale e Musicale di Pescara, i Conservatori di Modena e Palermo, la Ssis e la Facoltà di Lingue Straniere dell’Università Studi di Cagliari. Ha anche svolto una intensa attività musicale e concertistica  in qualità di direttore dell’Insieme Vocale Tourdion di Arezzo con un repertorio di musica vocale contemporanea e di musica gregoriana. Ha pubblicato diversi lavori di didattica della musica tra cui Il Maestro il Bambino la Musica, Proposte operative per l’insegnamento dell’educazione al segno, al suono e alla musica, Edizioni Suvini Zerboni (con G. Buccino). Dal pensiero al suono, in Letterature Straniere & quaderni della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Università di Cagliari, Edizioni Carocci, 2002 (con F. Casti); Fare e pensare la musica pubblicato  nella Rivista semestrale di Educazione degli adulti Le Voci – Quaderni di Aidea – La Spezia; Atti del convegno della relazione presentata al XXVII Convegno Europeo sull’Educazione Musicale organizzato dall’Associazione Corale Goriziana C.A. Seghizzi di Gorizia. Dal 2001 è socia dia Spaziomusica e Spaziomusica Ricerca di Cagliari e responsabile del settore didattico delle arti musicali contemporanee. Nel 2008 partecipa in qualità di relatore al Congresso Internazionale IMR Europe con una ricerca sulla ottimizzazione della performance musicale secondo il Metodo Rességuier. Nel2009 ha concluso la formazione triennale in Riabilitazione Integrata secondo il Metodo Rességuier. Alessandra Seggi, infine, insegna Pedagogia della Musica presso il Conservatorio di Cagliari.

Nel mondo sonoro contemporaneo, quale coscienza prendere della musica? Attivare un insegnamento al suono e al sonoro è proprio il fatto di avere una capacità di discernimento, di analisi della realtà del mondo. Prima deve esserci un ascolto del proprio sentire, non solo del mondo sonoro appartenente a sé, ma del sentire globale inteso come percezione a tutto tondo e perciò una capacità di mettersi in relazione con il mondo. Una qualità di sensibilità risvegliata, forse oggi  l’aspetto manchevole. In questo mondo l’aspetto sonoro spesso è offuscato rispetto a una percezione chiara di quello che succede e come soprattutto risuona in noi. Perciò occorre un’attenzione a tutto questo, nel processo educativo/formativo ma anche nell’esperienza della vita.

Viviamo in un mondo musicalmente globalizzato dai media, ma non elaborato dalle culture interne che vive ogni ragazzo. Come può la scuola aiutare a capire i vari mondi musicali? Un aspetto è quello di lavorare su un ascolto di sé e della propria realtà in relazione all’ambiente, alla sua connotazione sonora e alle risonanze dell’ambiente stesso. Noi siamo influenzati anche da questo: sono influenze un po’ più sotterranee, però c’è la componente sonora di un ambiente, di una posizione geografica interna a quel luogo e sicuramente influente sulla capacità di discernimento di determinate frequenze anziché di altre. Quindi sicuramente la nostra percezione dei suoni e delle musiche che ci vengono trasmesse attraverso macchinari di una tecnologia raffinata è filtrata dal nostro orecchio. Più il nostro orecchio è sensibile nel cogliere una serie di sfumature e più sarà capace di analizzare in maniera oggettiva il mondo che lo circonda. Non affidarsi totalmente alla tecnologia, ma far sì che la tecnologia sia al servizio di un’ottimizzazione  delle qualità dell’ascolto interno ed esterno.

Che significa essere docente e moglie di un grande compositore, Fabrizio Casti, della scuola del grande maestro Franco Oppo?  Conversate sempre di musica, e che tipo di musica? Parliamo molto di musica e spesso delle nostre esperienze e dell’insegnamento della musica: tutti e due, lavorando in questo campo come insegnanti, ci confrontiamo sia come modalità sia come metodologia delle proposte che facciamo. Parliamo degli insuccessi e dei successi che incontriamo ogni giorno, se così li vogliamo denominare, ma più che della musica conversiamo del modo con cui proponiamo un pensiero sulla musica. Ci confrontiamo spesso, perchè in realtà, che sia musica contemporanea o di altro tipo, è sempre ciò che facciamo nel nostro lavoro, la  riflessione intorno a questi temi. Spesso parliamo delle domande che ciascuno di noi si pone relativamente al fare musica o al lato musicale, l’esperienza sonora. Il genere viene dopo, il fattore più importante è questo altro tipo di domanda.

Cambiamenti sempre più rapidi, tecnologici e di ascolto e consumo. Ripeteremo ogni volta la frase “è sempre la stessa musica” o ci saranno altre strade? Come vedi il futuro della musica? Sicuramente la musica è una componente dell’uomo, quindi crescerà e continuerà ad evolversi insieme all’uomo. Così è sempre stato, in qualche maniera rispecchiamo se non altro le inquietudini del nostro tempo. Nella musica leggera un po’ meno, ma i compositori credo che continueranno a riflettere sull’essere uomo, in questo momento, e perciò a rispecchiare la realtà del nostro vivere.

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