SPETTACOL-ARU! DOPO LA VITTORIA CON ARRIVO A CERVINIA, AL SESTRIERE E’ APOTEOSI: IL SECONDO POSTO AL GIRO E’ SUO E LA SARDEGNA IMPAZZISCE

Fabio Aru

di Massimiliano Perlato

Scalata anche l’ultima salita della Corsa Rosa, torniamo a Milano con la certezza che l’Italia ha un altro formidabile corridore, sbocciato un anno fa a Montecampione, certificato ieri a Cervinia, consacrato oggi a Sestriere. Fabio Aru, nato il 3 luglio 1990 di Villacidro, maglia bianca del Giro come miglior giovane, due tappe alla Vuelta a España, tre capolavori al Giro, due in queste ultime ventiquattrore sulle Alpi, due fiamme rosse a Cervinia e Sestriere. Spettacolo puro, anzi, spettacol-Aru. Sestriere ci consegna un nuovo campione e un Campéon più umano: Alberto Contador resta ancora una volta solo quando il gioco si fa durissimo sul Colle delle Finestre, che è la Cima Coppi della 98esima edizione della Corsa Rosa. La Tinkoff-Saxo non supporta (mai) il suo leader, l’Astana invece è compattissima e in testa, quando iniziano i 9 chilometri di strada sterrata. Fabio Aru attacca la maglia rosa, inizia la discesa con un minuto di vantaggio su Contador e all’imbocco della salita finale del Sestriere (9,2 chilometri al 5.4%) si forma un sestetto al comando, perché con Landa e Aru ci sono Uran, Zakarin, Kruijswijk e Ryder Hesjedal. A duemila metri dal traguardo, il ritardo di Contador è di un minuto e 45 secondi: giusto il tempo di rivelarlo, che Aru scatta su Hesjedal, poi rilancia e si toglie di ruota anche un rigenerato Uran. Un’altra progressione vincente, un’altra fiamma rossa, un altro giorno a braccia alzate e cento di questi. Alberto Contador si riallaccia la maglia rosa sul traguardo 2 minuti e 25 secondi più tardi: il Campéon ha vinto il suo secondo Giro d’Italia, lui è il fuoriclasse di oggi, Fabio Aru ha le stimmate per esserlo domani. E’ c’è un’isola, la Sardegna che ha scoperto da poco il ciclismo, ma che ha riempito le strade rosa della bandiera dei quattro mori, orgogliosa più che mai del suo Cavaliere. La Sardegna non è mai stata prodiga di corridori prestigiosi al Giro d’Italia ha trovato con Fabio Aru un campione oramai di dimensione mondiale. E dopo  il terzo posto lo scorso anno dietro la coppia colombiana Quintana Uran, il secondo posto al giro 2015 dietro Contador sa di mezza vittoria che a conti fatti, senza quell’assurda cronometro di 60 chilometri che lo ha penalizzato oltre misura, si poteva anche raggiungere. Il futuro è suo: e il prossimo anno, il pronostico sarà tutto dalla sua parte. Un Giro che ha visto nella storia altri sardi partecipare: Alberto Loddo ritiratosi nel 2011 dopo 9 stagioni da professionista, partecipò a 4 edizioni della corsa rosa. Il pioniere del ciclismo isolano è invece considerato Domenico Uccheddu, che partecipò al Giro nel 1930 e 1931, come indipendente si iscrisse alla corsa a tappe anche Laconi, sardo di Iglesias. Trent’anni dopo al Giro sbarca Giovanni Garau, considerato uno dei migliori ciclisti sardi di sempre. Nel 1969 fa capolino anche Giuseppe Bratzu. Un altro Aru, Ignazio, negli anni 60 venne soprannominato “il piccolo Coppi”. Fino al nostro Fabio, che in un paio d’anni ha spazzato via ogni confronto, a questo punto improponibile, che ha già nel suo palmares una maglia rosa conquistata nella tappa con arrivo a Jesolo. Il futuro è suo. Cercheremo di vivere con lui ancora tantissime emozioni.

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