MARIA LAURA ORRÙ, MODELLO DI FERMEZZA E OSTINAZIONE SPORTIVA: L'ORO MONDIALE DI PATTINAGGIO CORSA

Maria Laura Orrù

di Serena Guidoni

Una vita che ha il sapore di una corsa continua, tra soddisfazioni e infortuni, tra progetti ambiziosi e sogni ancora da realizzare. Classe 1982, di padre sardo e madre olandese, Maria Laura Orrù è un modello di fermezza e ostinazione sportiva, ma anche di una consapevolezza non comune rispetto alle potenzialità esprimibili fuori e dentro le piste. Campionessa di pattinaggio corsa, disciplina con la quale ha raggiunto tutti i massimi livelli auspicabili (non ultimo il titolo mondiale e il record nel 2005), e che ha praticato con combattiva vivacità sin dall’età di 8 anni, Maria Laura alla passione agonistica ha unito quella per l’ingegneria (sua attuale professione) e per l’impegno politico, concretizzato con l’elezione a consigliere comunale di Elmas (attualmente in carica e Presidente della Commissione Urbanistica).  Una personalità concreta, lontana da fronzoli, ma che ha dimostrato in più di un’occasione una carica da vendere.

Maria Laura la sportiva. I suoi genitori le regalarono per il compleanno un paio di pattini giocattolo, che da intrattenimento ludico diventarono ben presto una vera e propria passione sportiva frequentando i corsi di pattinaggio che si svolgevano a Elmas, a poca distanza da casa sua. Tenacia e caparbietà, e un’indole caratteriale innata e votata alla competizione, le hanno permesso di raggiungere nel corso della sua carriera sportiva diversi ed importanti risultati a livello nazionale e internazionale. «Lo sport è stata una prerogativa della mia vita. Essendo figlia di una olandese era “necessario”, per una questione culturale, che ne praticassi uno qualsiasi sin da piccola. Quando ancora non pattinavo misi un piede nel vetro e dovetti subire un’operazione al tendine d’Achille. Il medico consigliò per la riabilitazione di praticare uno sport che potenziasse il tendine e mia madre mi iscrisse ad un corso di danza. Ma tra tutù e movimenti aggraziati proprio non mi ci ritrovavo! È li che ho scoperto di avere un altro paio di piedi: i pattini. Con loro potevo andare veloce, farmi sverzare il volto dal vento e sentirmi davvero libera». È nel 1997 che si può collocare il primo vero exploit di Maria Laura con la partecipazione al campionato Europeo, dove ha vinto una medaglia d’oro nella staffetta: «Secondo me nella carriera di ogni sportivo c’è un passaggio che tratteggia la linea di confine tra il vincere “seriamente” e “giocare”, tra l’essere uno “qualunque” o spingerti oltre. Il mio è stato quando ho incontrato Alessio Giaggioli e sono passata dal pattino a 4 ruote non in linea, al pattino in linea, più veloce e con una differente tecnica di pattinata. Grazie alla guida di Alessio ho compreso la differenza tra avere una passione e coltivarla con sacrificio». Diversi ori ai campionati italiani, la vittoria alla coppa Europa e il titolo del mondo nei 1000m a Santiago del Cile contornato da due medaglie di bronzo, sono solo alcuni dei titoli nel palmarès di questa grande campionessa, che ha coronato il sogno di ogni sportivo nel 2005 con la partecipazione al campionato mondiale di Suzhou in Cina, dove ha ottenuto tre medaglie d’argento, una di bronzo e la tanto bramata medaglia d’oro con record del mondo nei 200 metri a cronometro.  

Il record. «La giornata di gare precedente al record del mondo persi l’oro per 7 millesimi di secondo e quella notte la passai insonne a piangere, domandandomi il perché di un “fato” così avverso. Da sportiva, nonostante i duri allenamenti tecnici, fisici e lo studio della gara perfetta, quei 7 millesimi li ho sempre considerati una questione di sfortuna. La giornata nella quale ho conquistato il record del mondo ero in balia di una frenesia da riscatto; non ero disposta ad ascoltare un inno nazionale che non fosse quello scritto da Goffredo Mameli». E così è stato.

L’ingegnere-edile. Maria Laura adesso ha appeso i pattini al chiodo, sia per alcuni problemi fisici che le hanno impedito di continuare, e sia perché voleva concentrarsi sulla sua laurea in ingegneria edile-architettura: «Sarebbe stato bellissimo poter vivere di sport, ma i sogni fanno spesso a cazzotti con la realtà, e la disciplina che ho scelto di praticare non mi avrebbe mai garantito un sostentamento. Per fortuna sono sempre stata appassionata anche di architettura, ma mentre studiavo e contemporaneamente mi allenavo, forse ancora non riuscivo a capire quale delle due strade seguire. Ci sono stati dei momenti, prima della laurea, nei quali mi sono chiesta quale sarebbe stata la scelta più giusta per me, se continuare con il pattinaggio o seguire l’ambizione professionale. Poi la vita fa il suo corso e, nonostante si sia padroni del proprio destino, i casi della vita ti fanno “scegliere” un cammino piuttosto che un altro».

Sogni nel cassetto. Quando si è vinto tutto nel proprio sport e si fa un lavoro che soddisfa, cosa manca ancora? Per conciliare le sue due grandi passioni, sport e architettura, Maria Laura non poteva che pensare di dedicarsi a dei progetti riguardanti gli impianti sportivi: «Sono convinta che per costruire o ristrutturare una struttura non c’è solo bisogno di un ingegnere che sappia fare bene il proprio lavoro. Uno sportivo è cosciente di quali siano le reali esigenze affinché i suoi allenamenti portino a dei risultati ottimali. Il mio sogno è quello di progettare un impianto sportivo che rispetti tutte le caratteristiche che io, da atleta, avrei voluto trovare».

Maria Laura e la politica. Una personalità così intraprendente e volitiva non poteva non incontrare la politica nel suo cammino: «Renato Soru, al tempo in cui era Governatore della regione Sardegna, aveva istituito dei contributi per la tutela degli atleti sardi e io ero risultata quella con il punteggio più alto. Era la prima volta che il finanziamento veniva dato direttamente alla persona e mi chiesero di andare a parlare in pubblico come testimonial dell’iniziativa. Con passare del tempo sono stata sempre più coinvolta da quello che rappresenta la politica nella sua essenza, cioè discutere dei problemi, l’interessarsi ai “dilemmi” della società e trovare possibili soluzioni. Sull’onda dell’entusiasmo ho cominciato la militanza con “Progetto Sardegna”, ma la candidatura per il consiglio comunale di Elmas è nata più come una sfida. Io credo nelle persone che si attivano e non in quelle che stanno ai margini e si lamentano. Io mi sono sempre “lamentata” ed era venuto il momento di partecipare». 

Rammarichi. Nonostante i successi indiscussi e le vittorie ottenute, nella vita della campionessa c’è spazio anche per un rammarico. Chiunque faccia sport a livello agonistico sogna le Olimpiadi, ma la disciplina di Maria Laura non è presente: «Quello delle Olimpiadi è il classico rospo che non va giù. Ho vissuto nella “promessa” che diventasse sport olimpico, ma con l’andare del tempo è apparso sempre più un miraggio. Le logiche che stanno dietro all’ammissione o meno di una disciplina alle Olimpiadi sono prima di tutto dinamiche politiche. È triste e avvilente che ci siano sport di serie A e sport di serie B; che alcuni siano tutelati, e finanziati, dall’alto, mentre altri sono tenuti in piedi solo dagli sforzi delle società sportive e dagli innumerevoli sacrifici, anche e soprattutto economici, a carico delle famiglie degli atleti. Questo è un gap che andrebbe superato». Correre veloce sui pattini, non farsi scorrere la vita addosso ma essere partecipe di essa. Maria Laura vive di desideri e sogni, in parte realizzati e altri custoditi in un cassetto aperto.

*Ladonnasarda

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