IL CONTRIBUTO DEL POPOLO SARDO ALLA GRANDE GUERRA: UNA BREVE STORIA DELLA BRIGATA REGIO


di Dario Dessì

Un secolo fa, quando mancavano pochi giorni alla fine del mese di Aprile e al 24 maggio, giorno in cui l’Italia ebbe a entrare in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico,  partirono da Cagliari e da Sassari i fanti sardi della Brigata Regio per raggiungere le posizioni a loro assegnate sulle cime dolomitiche.

Ossario Pian di Salesei  Livinalongo  Col di Lana (BL).

In questo Cimitero Militare sul Col di Lana, riposano uno accanto all’altro, in ordine alfabetico: Marras, Masala, Masala, Marras, Masala, Mascia, Pintus, Piras, Pisanu, Pintus, Pisani, Pischedda. Sono i cognomi di alcuni tra i tanti fanti sardi appartenenti alla Brigata Regio 45° e 46° Reggimento Fanteria, che caddero combattendo nel Fronte Dolomitico.

 MILITARI della Brigata Regio DECORATI CON MEDAGLIA D’ORO AL VALOR MILITARE.

            Tenente SALARIS IGNAZIO da Bortigali (Cagliari):
      “Costante, fulgido esempio di eccezionale coraggio, di calma e di prudenza, in un combattimento per la conquista di una forte posizione nemica, gli fu affidato il comando d’un reparto scelto, incaricato d’una difficile e pericolosa missione. Ferito una prima volta, continuò a combattere; ferito nuovamente, non appena medicato, volle ritornare al comando del suo reparto, e, mentre arditamente incuorava i suoi all’esecuzione dell’arduo compito, colpito da scheggia di granata perdette eroicamente la vita”. – Monte Sief, 21 maggio 1916.
(Boll. Uff., anno 1917, disp. 3).

  46° REGGIMENTO FANTERIA.

       Sottotenente FADDA FRANCESCO da Tempio Pausania (Sassari):
       “Al segnale dell’attacco, slanciatosi risolutamente avanti, alla testa dei suoi, giungeva primo sulla posizione nemica, che riusciva ad occupare dopo cruenta e vivissima lotta. Colpito da una bomba che gli asportava metà di una mano con tre dita e poi da una granata che gli troncava ambedue le gambe, con mirabile senso del proprio dovere, conscio della suprema necessita di non interrompere ed infiacchire, in quel momento, la violenza dell’assalto, rifiutava di farsi trasportare, continuando a spronare i suoi ed additando la cima agognata. Dopo che, con un ultimo sforzo, la vide raggiunta, sereno per l’opera compiuta, in piena coscienza, moriva sul posto, mantenendo sino all’ultimo, contegno forte ed eroico”. — Dente del Sief, 21 maggio 1916.

  45° REGGIMENTO FANTERIA.

       Capitano PORCU ELIGIO da Quartu S. Elena (Cagliari):
       “Costante impareggiabile esempio di salde virtù militari, quale comandante di una compagnia, per due giorni consecutivi con fulgida tenacia fronteggiava il nemico irrompente, contenendolo, infliggendogli perdite ed animando instancabile ed ardente di fede il proprio reparto ad una resistenza incrollabile. Avuto l’ordine di attaccare, trascinava la propria compagnia con irresistibile slancio fin sulle posizioni avversarie, sgominando forze di gran lunga superiori. Ferito ad una gamba e circondato dai nemici, per non cadere vivo nelle loro mani, si toglieva la vita con serena fierezza, opponendo alle ingiunzioni di resa il suo ultimo grido di “Viva l’Italia!”. – Montello 15-16 giugno 1918.
(Boll. Uff., anno 1919, disp. 34)
 
Non bisogna lasciare che il tempo dimentichi o cancelli la riconoscenza nei cuori di tutti gli italiani.

Alcune note storiche sulla Brigata Reggio:

Le direttive  generali, emanate  dal Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, con ordine ministeriale N. 20 del 20 gennaio 1915, contenevano le indicazioni fondamentali per la formazione dei primi reparti della Brigata Sassari.

Grazie al contributo dei militari in servizio permanente e delle giovani reclute  che provenivano dal 46° Reggimento Fanteria Brigata Regio, di guarnigione nella città di Cagliari e dal 45° Reggimento Fanteria, di stanza permanente nella città di Sassari, furono prontamente costituiti a Sinnai (CA) il 151°Reggimento e a Tempio (SS) il 152° Reggimento della Brigata Sassari.

Il 46° Reggimento Fanteria.

Per conoscere le origini  del 46°  reggimento occorre risalire nel tempo sino all’8 agosto del 1859, quando a Modena fu formato il 4° Reggimento Fanteria e dalla sua unione  al 3° Reggimento venne costituita la Brigata Regio. Il primo gennaio 1869  assumeva il nome di 46 °  Reggimento Brigata Regio e il 25 marzo successivo veniva incorporato nell’ Esercito Sardo. Il 15 ottobre 1871  prendeva definitivamente la denominazione di 46° Reggimento Fanteria “Regio”

Il 45° Reggimento Fanteria.

Il 1° luglio 1859 si costituiva a Modena  un battaglione di volontari  modenesi e veneti  che il 29 dello stesso mese  assumeva il nome di 3° Reggimento  Fanteria. Nel mese d’agosto veniva unito al 4° della Brigata Regio. Il primo gennaio 1869  assumeva il nome di 45° Reggimento  Brigata Regio e il 25 marzo successivo veniva incorporato nell’ Esercito Sardo. Il 15 ottobre 1871  prendeva definitivamente la denominazione di 45° Reggimento Fanteria “Regio”.

La Brigata Regio, dopo aver fornito i complementi per la formazione dei due reggimenti della Brigata Sassari, verso la fine del mese di Aprile del 1915, lasciava le sedi di Cagliari e Sassari  per  trovarsi, all’inizio delle ostilità, pronta a combattere nel Fronte Dolomitico, in Cadore tra Perarolo e Tai alle dipendenze della 17° Divisione.

 Su una cima del Gennargentu una  Lapide commemora il 45° Fanteria Regio.

28 GENNAIO 1918     Alle nove e trenta iniziava la riscossa che portò alla riconquista di Monte Val Bella, di Col del Rosso e di Col D’Echele, sull’Altopiano dei Sette Comuni.

Nel corso di quella battaglia, la 33° divisione, comandata dal generale Carlo Sanna,  aveva quasi la consistenza di un Corpo d’Armata e, oltre alle Brigate  Bisagno e Liguria, comprendeva gruppi di Bersaglieri e di Assaltatori, il 45° Fanteria Regio ela Brigata Sassari, che in Veneto, era ormai, conosciuta comela Brigatadi Ferro.

Sia i due reggimenti  della Brigata Sassari, che il 45° reggimento Fanteria Regio erano costituiti, in maggioranza, da combattenti sardi, per molti dei quali, il trovarsi assieme era come respirare l’aria della loro terra. E, c’era chi addirittura era convinto che la guerra si stesse combattendo laggiù, in quella Sardegna tanto lontana ed isolata dal mare.

Per quell’incredibile ammassamento di sardi in grigioverde, che talvolta raggiungeva quasi la totalità, e per il loro comportamento in quella battaglia di fine gennaio, chiunque poteva, con una sola sbirciata, rendersi conto di ciò chela Sardegnaaveva, sino ad allora offerto  alla Grande Guerra e in quale modo lo stava offrendo.

Il Sacrario Militare di Pian di Salesei si trova in una amena vallata, dove scorre il Cordevole, lungo la rotabile che da Caprile, per Digonera, s’innesta a Val di Pieve di Livinalongo, nella statale 48 delle Dolomiti.

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