CONOSCIAMO NATASCIA TALLORU. PARTIRE DA TONARA PER DIVENTARE CITTADINA DEL MONDO: "LA MIA VITA IN MEZZO AL MARE"

Natascia Talloru

di Massimiliano Perlato

NATASCIA E LE ORIGINI. Caspita, quante cose ci sarebbero da dire! Partendo dal principio mi definisco un miscuglio sardo poiché sono nata e cresciuta a Tonara,  ma mia madre è di Austis e mio nonno paterno era di Serrenti. La mia unica radice tonarese era appunto mia nonna paterna, una radice talmente forte da portarne ancora fieramente il segno. Sono cresciuta in un ambiente familiare molto numeroso e umile da entrambe le parti, dunque allo stesso modo porto anche il sigillo austese piantato nel cuore. Penso che il confronto con alcuni dei miei familiari soprattutto abbia sviluppato in me sensibilità ed empatia, caratteristiche che nel tempo si sono rivelate molto utili. La mia infanzia è stata piena di condivisione come quella di un qualsiasi bambino che vive in un contesto paesano piccolo dove i rapporti umani e la comunità sono fondamentali . Vivere e crescere nel centro Sardegna ti dà la possibilità di stabilire un contatto intimo col luogo, con tutto quello che ti circonda, dal paesaggio al cambio delle stagioni, alle persone,  a gioire con poco e creare dal nulla. Sebbene Tonara non offrisse granché data la sua posizione centrale,  sono riuscita comunque a coltivare alcune passioni, prima fra tutte la musica. Feci alcuni anni di pianoforte presso una signora del paese, inoltre mi regalarono la mitica macchina da scrivere Olivetti; ci passavo ore a odorare i tasti e a macchiare i polpastrelli di inchiostro ancora fresco. Fu decisamente il mio principio di scrittura e di scoperta del mio mondo interiore. Sin da bambina ho mostrato notevole interesse anche per le scienze e il mondo degli animali, mi affascinavano oggetti come il microscopio e il telescopio,  avevo tutto quello che mi era necessario per sperimentare questi giochi, quindi spesso mi trovavo a manovrare finti vetrini oppure con la faccia all’insù ad osservare le stelle che in realtà risultavano poco più che ingrandite. Ma ero felice così. Forse solo in età adolescenziale ho sofferto questa condizione di isolamento, una sofferenza comunque normale che condividevo con i miei amici di allora, legata a delle esigenze di evasione e di scoperta tipiche di quell’età,  le quali ci spingevano a focalizzare lo sguardo oltre le montagne.  Nel tempo però ho capito che quella sofferenza al contrario era utile e necessaria, e mi ha preparato a qualsiasi contesto, anche a quello, in seguito,  di una città come Milano.

NATASCIA GLI STUDI E IL LAVORO. A 19 anni mi sono iscritta in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche all’Università di Cagliari ma dal primo anno ho sentito l’esigenza anche di lavorare. Purtroppo Cagliari non offriva tanto come lavori part-time e sebbene mi piacesse come città, dopo tre anni per ragioni personali  iniziai il mio pellegrinaggio tra Milano e Torino alternando studio e lavoro. Da questo punto di vista devo dire che al Nord non ho mai avuto difficoltà,  nel senso che nei periodi in cui cercavo lavoro immersa tra lezioni e laboratori, ho sempre trovato qualcosa da fare anche in tempi ragionevoli  e senza aspettare mesi. Sicuramente la mia flessibilità mi ha permesso di adattarmi alle situazioni più disparate, non ho mostrato resistenze nei confronti di nessun tipo di lavoro e grazie a Milano soprattutto ho imparato a vivere, molto faticosamente, a capire cosa significa stare lontani da casa. E’ difficile per tutti ma per un isolano, per un sardo in particolare, è qualcosa che ti modifica dentro. C’è sempre quel mare che ti divide e quel filo invisibile che ti lega,  per diversi anni mi sentivo in mezzo al mare e forse da questa condizione non ne sono mai uscita, poiché sostengo la mia territorialità e il mio radicamento ma con la mente rivolta verso il resto del mondo e verso il cambiamento. Non troppo sarda ma nemmeno troppo continentale. Ultimamente per questioni personali, di studio e di lavoro faccio la spola tra la Sardegna e Milano  e devo dire che tornare a vivere giù, anche se per brevi periodi, con tutto il bagaglio da emigrata e da studente fuori sede  è stato molto difficile. All’inizio ha prevalso la gioia del ritorno e lo stabilire contatti riducendo nuovamente lo spazio ad una cerchia di persone,  in questo senso c’è stata una riscoperta di alcuni rapporti che avevo perso per strada così come un cambiamento di altri che a distanza consideravo insostituibili. Mi accorsi subito di non avere più quella dimensione milanese del dinamismo e della multiculturalità così come non esisteva più il paese che avevo lasciato. Come forma di sopravvivenza dunque ho iniziato ad applicare tutta la mia esperienza nella vita quotidiana, a sfuggire all’abitudine che inconsciamente la vita di paese porta, ho costruito la mia piccola Milano nel centro Sardegna prendendo spesso iniziative, cercando di essere coinvolgente e da stimolo per gli altri, anche scontrandomi con chiari scetticismi. Non avevo gli input di una grande città subito disponibili ma sono andata a ricercarli comunque e non sempre questo atteggiamento è stato compreso. In  Sardegna il cambiamento e le novità possono spaventare, dipende sempre dalla realtà in cui si vive, ovviamente mi riferisco a ciò che conosco. Ho notato che si tende forse ad essere più ancorati al passato, a non vivere il presente e di conseguenza a non progettare il futuro, se non in pochissimi casi. Non vuole essere una critica questa, il nostro passato è bello ricco e pesante. Ognuno di noi anche per questioni di vissuto personale e non solo sociali, ha un passato sulle spalle che può rallentare il passo. Intendo dire che non dovremmo permettere ad esso di prevalere sulla nostra capacità di vivere il presente e  guardare il futuro.

NATASCIA E IL GIORNALISMO. E’ proprio grazie al dinamismo e alla mia reattività all’abitudine che per una serie di coincidenze ho incontrato le persone giuste e sono arrivata a scrivere su FocuSardegna, inizialmente occupandomi della sezione Salute&Benessere ed in seguito entrando a far parte del team con compagni di viaggio straordinari per i quali nutro molta stima e con i quali condivido pensieri e iniziative attraverso confronti sempre diretti e costruttivi, che fanno crescere ciascuno professionalmente e umanamente. FocuSardegna inoltre ha innescato una serie di reazioni a catena e come un gioco di incastri sta aprendo altri passaggi impensabili fino a qualche tempo fa, dunque mi sto riscoprendo abile anche nelle public relations, nelle recensioni e presentazioni di libri, altra mia grande passione. Tutto questo non ha fatto altro che produrre gli stimoli giusti per evitare che la mia natura eclettica si adagiasse, ciascuno ovviamente trova i propri, può essere la scrittura come la musica e lo sport, oppure dedicarsi a qualche forma di artigianato. A questo proposito sto vedendo tante  piccole realtà che nonostante la crisi ci provano, ho percepito un ritorno ad antichi mestieri e un voler mettere in risalto maggiormente ciò che la Sardegna offre e ha da sempre saputo fare.  A volte però son delle realtà labili che ahimè muoiono sul nascere per via dei lunghi iter burocratici e appunto della crisi economica che blocca qualsiasi tipo di movimento, anche di idee se vogliamo e di speranze.  

NATASCIA E LA SARDEGNA. Disegnare la Sardegna che conosco cosa mi piace e cosa no? Brevemente mi piace la vita tranquilla, in piccoli centri e a contatto con la natura, dove ancora può esserci partecipazione tra le persone, anche se devo dire ultimamente ho notato un cambiamento pure in questo. Non mi piace l’eccesso di tranquillità, l’apatia fisica e mentale, nelle realtà piccole mi indispone quel modo di vedere l’erba del vicino sempre più verde, di vociferare e sentirsi in diritto di inserirsi nella vita degli altri compaesani con parole o giudizi senza fondamento, come se far parte di una comunità equivalga ad infiltrarsi negli spazi altrui limitando la libertà di ciascuno di essere e di pensare. Forse c’è troppo la tendenza ad omologarsi. Per  quanto riguarda il futuro invece la Sardegna  secondo me dovrebbe puntare maggiormente sulle proprie radici, non mi riferisco a quel passato di cui parlavo prima, ma alla memoria storica di un popolo pacifico e misterioso che continua a far parlare di sé con nuove scoperte e con chissà cos’altro verrà fuori nei prossimi anni. Mi piacerebbe che la Sardegna raccogliesse le proprie forze per valorizzare ogni centimetro della sua terra, per trasportare all’esterno conoscenze che parlino di noi, delle nostre usanze, della nostra cultura su più livelli. Il messaggio  del mare meraviglioso è ancora molto forte, ma  a mio avviso non è più sufficiente. Nel frattempo è arrivata la Puglia col suo Salento a soppiantare tutti i primati, si è resa più appetibile rispetto a noi e dovremmo prenderla come esempio per rilanciare il nostro turismo, che vuoi per la crisi, vuoi per l’aumento dei prezzi, è stato compromesso. Onestamente  ho sentito parecchie eresie, oramai ci siamo fatti la fama della regione cara e si ragiona per luoghi comuni senza necessariamente aver toccato con mano. Ora dovremmo lavorare anche per modificare questo pensiero generale.  Giusto per intenderci meglio, quando degli amici di Milano leggendo alcuni miei articoli hanno espresso la loro ignoranza rispetto all’esistenza per esempio dei pozzi sacri,  ho pensato di aver centrato il mio obiettivo che era quello di far passare qualcos’altro della nostra isola, ma allo stesso tempo ero amareggiata poiché tuttora nonostante la comunicazione veloce parecchie cose non si conoscono. D’altro canto per me è stata una soddisfazione enorme ma anche fonte di riflessione quando una docente friulana qualche anno fa mi disse che era stata al Redentore ed era rimasta così ammaliata dai nostri colori e varietà culturali da non capacitarsi come non ne fosse venuta a conoscenza prima.

NATASCIA E LA SUA GENERAZIONE. Non è né la beat generation né la gioventù bruciata, è la generazione Y con ancora la voglia di sognare e concretizzare, abbiamo il peso della responsabilità nel confronto con le generazioni precedenti  e anche un senso di inadeguatezza nei confronti di quelle successive che sembrano marciare apparentemente con un passo più spedito del nostro. Sostanzialmente però, e non perché sia di parte,  siamo una generazione che ha mantenuto integrità valoriale in una società degradante, siamo cresciuti giocando in piazzetta inseguendoci sino a cadere sbucciandoci le ginocchia, abbiamo seguito l’evoluzione delle tecnologie ed ora quasi ne vorremmo fuggire. Per quanto riguarda la reazione alla mancanza di lavoro ci sono due fazioni opposte a mio modo di vedere: quelli che emigrano all’estero  in cerca di fortuna ma che a volte fortuna non si rivela poiché anche i paesi esteri non sono più così accoglienti come un tempo. Poi ci sono quelli che stanno a casa cercando offerte di lavoro e concorsi,  tristemente in attesa, e chiariamo questo punto, non perché piaccia questa condizione,  esistono quei casi, ma credo che la maggior parte non siano così contenti di tornare a casa, anche perché parecchi hanno fatto esperienze fuori e hanno acquisito nel frattempo altre abitudini che non coincidono più con le dinamiche della famiglia. C’è anche un terzo piccolo versante forse, quelli che né partono né stanno a casa in attesa,  ma vanno a caccia di occasioni, sfruttano il loro tempo per studiare ancora, per reinventarsi  e trovare idee alimentando la propria curiosità e nutrendo la propria mente, con la fiducia e la speranza che il terremoto crisi prima o poi finisca e in quel momento trovarsi preparati per ripartire.

NATASCIA E IL FUTURO. Teoricamente sono un vulcano di idee e renderle concrete sarà un’impresa ardua. Diciamo che il mio desiderio più grande è sicuramente quello di stabilirmi in Sardegna, adoro la vita in Sardegna proprio perché ho osservato con  attenzione cosa c’è fuori e come si vive fuori. Essendo portata per uno stile di vita sano e con ritmi umani la nostra isola rappresenta in assoluto il mio modo di essere, non a caso è il mio luogo di origine, non potevo nascere da nessun’altra parte credo. Dunque nei prossimi anni farò il possibile sfoderando tutte le mie energie e le mie qualità per rendere concreto questo desiderio ma tenendo sempre la valigia pronta per qualsiasi evenienza.  Sono un’amante del  cibo, del buon cibo, e poiché il mio ambito professionale riguarda la salute della persona mi piacerebbe approfondire anche la parte nutrizionale come approccio terapeutico o di integrazione al benessere, e perché no, arrivare alla gente anche attraverso la giusta comunicazione e informazione che io ritengo assolutamente fondamentali.  Ma non posso svelare altro al momento…un passo alla volta.

2 risposte a “CONOSCIAMO NATASCIA TALLORU. PARTIRE DA TONARA PER DIVENTARE CITTADINA DEL MONDO: "LA MIA VITA IN MEZZO AL MARE"”

  1. Ho letto, ti auguro di poter realizzare il tuo desiderio: trovare le energie necessarie a trasformare tutti i buoni propositi in azioni concrete. La sfida più ardua sul cammino di ognuno è affrontare la sincerità..quella nei confronti di sé stessi..la semplicità porta alla sincerità, la sincerità alla serenità. Serenità non significa essere perfetti, significa trovare il coraggio di accontentarsi; accontentarsi non significa rassegnarsi, significa non lasciare mai che il vuoto entri. Buon cammino, buon lavoro!

  2. È bello che nonostante abbia “assaggiato” la vita fuori dalla Sardegna alla fine abbia deciso di tornarci e non di vivere fuori.. Ogni volta che sento qualche mio amico o parente hanno tutti questa smania di andare fuori a cercar fortuna e non tornare più “perché in Sardegna non c’è niente “.. In realtà mi dispiace ogni volta sentire quelle parole forse perché secondo me quest’isola è davvero un tesoro inestimabile e senza i suoi abitanti che ne preservano le tradizioni, le storie e la lingua perderebbe tutta la magia..
    Quando penso alla Sardegna non so ma non la vedo affatto come meta turistica e basta anzi tutt’altro! La vedo come un luogo di pace e magia che ha tanto da raccontare se solo qualcuno impiegasse un po’ di tempo ad ascoltarla! Sono fiera di avere radici in questa terra bellissima e mi dispiace molto non aver appreso tutte le tradizioni ma sono certa che tutto il tempo trascorso lì, sebbene poco, non sia stato tempo perso perché anche se non ci sono i “divertimenti” che posso trovare altrove mi soffermo ad apprezzare ogni altra cosa che in cambio non troverei in nessun altro posto!
    In bocca al lupo Nata ;*

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