IN RICORDO DI ANTONIO SEMA: LO STORICO MILITARE FRIULANO PREMATURAMENTE SCOMPARSO


di Paolo Pulina

Sarebbe stato bello se noi sardi dei Circoli FASI che ci troveremo a Udine e a Trieste nei giorni 7-10 maggio 2015 per ricordare il centenario della costituzione della Brigata “Sassari” avessimo potuto ascoltare una relazione dello storico militare friulano Antonio Sema.   Purtroppo Antonio (si capirà il riferimento confidenziale nelle righe seguenti) ci ha lasciato prematuramente. Dall’ampia  scheda che gli ha dedicato Wikipedia traggo le notizie essenziali sulla sua vita e riporto solo i titoli dei suoi volumi più importanti. Concluderò questo mio scritto con un ricordo personale.                        

“Antonio Sema (Pirano, 27 marzo 1949 – Montenars, 31 luglio 2007) è stato uno storico e scrittore italiano. Figlio del senatore comunista Paolo Sema (1915-2007), partigiano e fondatore dell’istituto ‘Livio Saranz’, e nipote dell’omonimo Antonio Sema, fondatore e preside del liceo italiano di Pirano, fu un attivista del PCI. Negli anni della ‘contestazione’, fu infermiere e dottore di  ricerca in storia nell’università di Milano, nonché professore di italiano e storia di scuola media e superiore a Paularo, Gemona e a Cividale del Friuli. I suoi studi storico-militari hanno riguardato in particolare la storia della prima guerra mondiale sul fronte dell’Isonzo, visto anche dalla parte austriaca, e gli aspetti sociali e culturali della vita in trincea e  dell’impatto della guerra sulla popolazione civile, contribuendo ad una profonda  revisione degli studi del settore. Ha dato inoltre un contributo determinante  alla revisione dei musei di guerra del Trentino e del Friuli, alla catalogazione dei documenti e degli altri beni culturali del Museo de Henriquez. Personaggio molto noto nella vita culturale di Trieste, è stato ricordato dal 2008 con il premio ‘Antonio Sema’ dell’associazione ‘è Storia’, che gestisce l’omonimo festival internazionale della storia a Gorizia, un concorso per la scuola con il patrocinio del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. È stato membro del ‘Centro interuniversitario di studi e  ricerche storico-militari’ ed ha collaborato con diversi musei, centri di  ricerca e riviste nell’ambito della storia militare (Museo della grande guerra di Gorizia; Civico museo di guerra per la pace ‘Diego de Henriquez’ di Trieste; Centro Militare di Studi Strategici del ministero della difesa; ‘Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata’ di Trieste; riviste ‘Qualestoria’, ‘Rivista di storia contemporanea’,  ‘Passato e presente’). È stato inoltre membro del comitato scientifico della rivista di geopolitica ‘Limes’ (sulla quale ha pubblicato saggi sulle guerre nell’ex-Jugoslavia e in Iraq). Ha diretto la collana ‘Le guerre. Storie di uomini, armi, atti di forza’ della Libreria Editrice Goriziana”.

Monografie: “Caporetto. Il mondo capovolto”, Edizioni della Laguna,  Monfalcone,1990; “La grande guerra sul fronte dell’Isonzo. Volume I. Dagli inizi  del conflitto alla conquista di Gorizia”, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 1995; Volume II – tomo I. “Dalla settima all’undicesima offensiva”, Libreria Editrice Goriziana,  Gorizia 1997;  Volume II – tomo II, “La dodicesima offensiva”, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 1997. Dopo questa prima edizione, l’opera è stata ripubblicata in anni recenti dalla medesima casa editrice in un volume unico (pagine 644 più 14 carte di tavole). Il libro e’ una pietra miliare nel panorama della storia militare e della storiografia del confine orientale. Lo studio di  Sema non si ferma alla valutazione delle tattiche adottate in campo. Lo storico  ha preferito operare una comparazione di queste tattiche, prendendo in esame i diversi aspetti che una guerra totalizzante aveva messo in campo come, ad esempio, la propaganda, l’uso delle popolazioni civili, intelligence e controspionaggio, costruzione di uno spirito identitario nei combattenti. Fu guerra combattuta e vera sentita da tutte le forze e da tutti gli uomini, che non si sottrassero al sacrificio della morte. In occasione di questo opportuno ricordo del lavoro storiografico di Antonio Sema in particolare sui diversi aspetti, a partire da quelli di strategia militare, della Grande Guerra, il mio pensiero  va con commozione ai tempi in cui, tra la fine del 1973 e i primi mesi del 1974, fummo insieme come semplici fanti mortaisti (da 120 mm) nella compagnia comandata dal capitano Papa presso la caserma di Montorio Veronese. Antonio, data l’appartenenza di suo padre al PCI, non era autorizzato a montare di guardia (quindi con il fucile Garand e le pallottole) in caserma e in polveriera : era considerato, insomma, un potenziale connivente con il nemico proveniente dal confine orientale !?! Questo impedimento che altri avrebbero vissuto come un delizioso privilegio, Antonio (già da allora appassionato degli studi relativi alla storia e alla tattica  militare) lo vedeva invece come una diminuzione dei suoi diritti. Solo negli ultimi giorni, dopo tante sue insistenze, ebbe la soddisfazione di vedere accolta la sua richiesta. Con lui ebbi qualche contatto nei primi mesi dopo il congedo; poi, pur nella diversita’ dei nostri percorsi professionali e dei nostri specialismi culturali, non smisi mai di seguirne gli scritti sulle riviste diffuse a livello nazionale. Riposa in pace, caro Antonio. A te la guerra interessava –  e’ innegabile – ma solo come oggetto di studio!                     

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