IL FABBRICANTE DI IMMAGINI: SPAZIO AI COLORI NELLE OPERE DI STEFANO MASILI, PITTORE DI CARBONIA

Stefano Masili

di Claudio Moica

Dare spazio ai colori, alla fantasia, alla luce in un periodo in cui il buio sociale è sempre più presente non è facile ma per Stefano Masili, pittore di Carbonia, è di primaria importanza. I suoi ultimi capolavori riguardano le “Agavi”, pianta di origini tropicale e molto diffusa nel mediterraneo, e si articolano secondo una sequenza narrativa e una vibrante espressione pittorica. I risultati sono spazi colorati imbevuti di luci. L’analisi del reale si fonda con l’impulso emozionale, perseguito visibilmente attraverso i contrasti di luci e ombre. Sono forme sviluppate all’aria aperta, in piena luce e vive solo grazie ad essa. Agavi che fioriscono una volta sola prima di morire, emozioni che offrono all’artista la naturale metafora della vita dell’uomo. E’ questo il tema che il Pittore predilige e sente più vicino. Il Pittore partecipa attivamente alla vita artistica e culturale dell’isola in un continuo confronto con i più noti artisti sardi. Numerose sono le personali che lo hanno visto ospite in luoghi di prestigio ed importanti Sale Museali in Italia, Francia e Germania. Di lui si sono occupati più volte media, Critici e Storici dell’Arte. Le sue Opere sono presenti sia in collezioni Pubbliche che Private.

Quando ha preso un pennello in mano e ha deciso di non lasciarlo più? Ho sempre vissuto fra pennelli, pennini e inchiostri di china colorati. Mio padre era un insegnante elementare, allora i mezzi di sussidio anche per le sole immagini erano molto pochi e tutto era lasciato all’inventiva e alla creatività del “Maestro”. Vedevo spesso mio padre creare i “cartelloni” illustrati per le lezioni dell’indomani, una volta c’era il cartellone con la scoperta del fuoco altre volte erano cartelloni che indicavano le lettere e le immagini propedeutiche a quell’insegnamento. Tutto ciò mi affascinava, vedere che con un po’ d’inchiostro colorato e dei pennini si materializzavano racconti fantastici. In quei momenti ho deciso che avrei fatto il pittore.

Lei si è definito “Un fabbricante d’immagini” Ma in fabbrica si produce in serie non le sembra un controsenso? La metafora è evidente. Fabbricante d’immagini e/o fabbricante di sogni, questo è il parallelismo che mi affascina. Attraverso la mia personale fabbrica cerco di comunicare e sedurre attraverso le immagini che fabbrico.

Fra le tante opere che ha dipinto quale le è rimasta incollata addosso e perché? Sicuramente “le mie agavi”. A tal proposito Le racconto un aneddoto. Un paio d’anni fa a seguito di una personale in cui esponevo solo agavi, come oramai faccio da diverso tempo, ho ricevuto una telefonata da un noto pubblicitario di fama internazionale, vincitore di diversi premi Clio americani per la pubblicità. Mi chiese se ci saremmo potuti vedere nel suo studio; cosa che feci molto volentieri anche lusingato dell’importanza di quell’incontro. Durante il colloquio, in cui volle sapere tutto di me, mi disse che mai aveva visto un artista descrivere la Sardegna e la propria terra d’origine così appropriatamente attraverso un simbolo iconografico come quello delle agavi. Una persona che vive d’immagini e che d’immagini ne ha viste veramente tante non poteva farmi un apprezzamento migliore. Evidentemente per qualche strano gioco del destino “le mie agavi” mi sono rimaste incollate addosso come una seconda pelle e il binomio Agavi-Masili appare quanto mai inscindibile.

Lei vive e opera a Carbonia, in un territorio devastato. Come si fa a promuovere l’arte visiva in un periodo così difficile? Non faccio business ma cerco di comunicare, sedurre ed emozionare, insomma cerco di fare cultura e la cultura può e deve essere fatta in ogni dove. Lev Tolstoj diceva: descrivi il tuo villaggio e sarai universale ed è quello che cerco di fare anche a Carbonia.

Cosa c’è nel cavalletto ora? Quali sono i suoi progetti futuri? Sempre e solo agavi. Agavi sempre uguali e sempre diverse a volte create attraverso lo sguardo sognante di un bambino a volte attraverso lo sguardo visionario del folle ed è così che nascono agavi figurate, distorte, linee di solo colore o cascate carnose di verdi turchesi deformi. Il mio progetto futuro è solo adesso e in questo momento sto preparando un’esposizione che penso possa tenersi a giugno nel capoluogo isolano: Cagliari.

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