COSA LEGAVA LA FIGURA DI ELLEN ROSE GILES ALLA SARDEGNA? UN CASO ANCORA INSOLUTO

Ellen Rose Giles

di Ilaria Muggianu Scano

Un nome su un pezzo di marmo. Questo è quanto rimane della controversa figura di Ellen Rose Giles. O meglio, questo minimo indizio è stato ciò da cui si è ripartiti per dare nuovo animo ad una storia caduta nell’oblio non certo per caso. Sono trascorsi cento anni dalla scomparsa, in circostanze misteriose, della trentottenne americana che portò scompiglio in ogni angolo di Sardegna, dal capo di sotto al capo di sopra.  Il mistero attorno alla morte dell’americana, uccisa da un colpo di pistola al cuore, a Sassari venne rapidamente archiviato come caso di suicidio, e mentre da noi la notizia passò pressoché inosservata per la stampa americana divenne un vero e proprio caso nazionale, tuttora rimasto insoluto. Ellen ricca ereditiera di Philadelphia è un’artista, filosofa, fotografa, antropologa, giornalista e archeologa. Una di quelle ragazze ricche di fascino che popolano i romanzi di Grazia Deledda, quelle donne libere che generano ammirazione e invidia nelle fanciulle di paese, avvolte negli informi costumi tradizionali. Cosa legava la bella Ellen alla Sardegna? Cosa la portò sui lidi dell’Isola? Facciamo un passo indietro verso le origini americane della studiosa.  Ellen Rose, figlia di George Gilles, nasce nel 1874. Il padre, morto quando lei è ancora giovane, è uno dei maggiori protagonisti dell’alta finanza americana, figura di spicco di Chesnut Street, cuore pulsante del movimento finanziario del nuovo continente che solo a fine secolo si sposterà nella newyorchese Wall Street.

Alberto Mario Pintus, biografo di Ellen Rose Giles e coautore con Maria Giovanna Cugia dell’appassionante opera monografica “Il caso Giles“, edito dall’Associazione Storica Sassarese, ci aiuta a conoscere questa donna, che si narra essere stata uccisa per le sue indagini ravvicinate sulla faida orgolese. “Nel mondo raffinato di Philadelphia la famiglia Giles era sicuramente ben introdotta. Anche dopo la morte di George, la famiglia mantenne un tenore di vita dispendioso, viaggiava da un continente all’altro, aveva sempre disponibilità di cifre anche elevate in contanti. Alla sua morte, Ellen lasciò una grossa somma di denaro, 40.000 dollari, una cifra enorme per l’epoca. Queste erano solo le disponibilità liquide, che andavano sommate alle varie proprietà immobiliari di famiglia, senza considerare i gioielli. Al momento della morte le vengono trovate 300 lire italiane“.

La sua vera passione erano i viaggi. Conclusi gli studi al college, nella prestigiosa Bryn Mawr College di Philadelphia, Ellen inizia a viaggiare “a tempo pieno” con una compagnia esclusivamente femminile, madre, nonna e sorelle. Nei primi anni del ‘900 risulta residente a New York ma vive stabilmente a Firenze dove coltiva i suoi studi antropologici.  Nel 1906 si trasferisce a Sassari ma, curiosamente, pur vivendo da qualche mese nella città, fa apporre un nuovo visto sul proprio passaporto dichiarando di essere “attualmente residente nella città di Firenze“. È solo una delle tante incongruenze dell’animo nomade delle Giles. 
Anche la mamma, che vivrà per trentun’anni in Sardegna non sposterà mai la propria residenza nell’isola, sebbene vi rimanga fino alla morte avvenuta nel 1937. Anna Rose con la morte della figlia prenderà a vivere nella canonica del parroco Nonnis di Ollolai, conosciuto grazie al comune amico il pittore Carmelo Floris, “Questo rimane un fatto alquanto curioso, dal momento che la ricca vedova non era neppure cattolica” commenta Pintus, il ché potrebbe indurre a pensare che Anna cercasse protezione in quel momento della sua vita. L’amicizia della madre di Ellen con il celebre artista sardo è documenta da un fitto carteggio tra i due, mentre della permanenza ad Ollolai rimane poco o nulla poiché l’archivio parrocchiale risulta interamente disperso. Rimane traccia invece del singolare antagonismo artistico che incrinò, dapprima i rapporti tra Anna e il Floris e, successivamente, persino con la figlia, dalla quale, da quel momento, iniziò un progressivo allontanamento.  Diede notizia del controverso episodio il “Giornale d’Italia” che parlava della lite fra mamma e figlia che si accusavano vicendevolmente del plagio di un’opera. Alcuni dei disegni di Anna Rose possono essere ammirati presso la Biblioteca Universitaria di Sassari.  “Tra i misteri in cui è immersa l’intera vicenda di Ellen, continuiamo a domandarci i motivi che hanno spinto Anna a rimanere qui in Sardegna per 23 anni dopo la morte della figlia, e a farsi costruire qui una tomba nel cimitero monumentale, dove peraltro non fece mai traslare la salma di Ellen, che rimase nel suo piccolo loculo. Forse qualcosa le impediva di fare rientro negli Stati Uniti, dove, poco prima di Ellen morì anche l’altra figlia Alice, in circostanze di cui non sappiamo nulla” osserva il biografo sassarese.

Appena arrivate in Sardegna, per il censo americano madre e figlia risultano essere, rispettivamente, letterata e artista. Mentre Ellen si fermerà stabilmente a Sassari, affidando i suoi interessi economici ad un agente europeo, sarà Anna, abile e oculata nella gestione degli averi, a viaggiare più spesso per seguire i numerosi affari americani. Dal 1898 fino all’arrivo in Sardegna, Ellen ha un lungo periodo di studio ininterrotto. A seguito del conseguimento con onore della laurea in Filosofia al Bryn Mawr College, la giovane beneficia di una borsa di studio statale che le permetterá di affrontare gli studi di livello superiore in Europa. Con questi fondi la Giles frequenterà le Università di Berlino e della Sorbona. Intanto aveva raggiunto un’ottima conoscenza di numerose lingue che parlava fluentemente: italiano, francese, tedesco, spagnolo, arabo, cinese e un discreto controllo del latino e del greco.  Continua a studiare e viaggiare tra la Germania, la Francia, la Toscana, l’Africa, l’Australia e il medio Oriente “dove si soffermò fra gli scavi delle antiche civiltà tanto che le venne riconosciuta un’elevata competenza nella traduzione delle iscrizioni dell’antica civiltà babilonese, per le quali era considerata un’autorità assoluta“, precisa Pintus Salpata al porto di Cagliari attraverserà, una prima volta,  tutta l’isola a cavallo.

Permane il quesito più impenetrabile: perché tra tutti i luoghi visitati la studiosa decide di mettere radici proprio in Sardegna imparando perfino la lingua?  “La leggenda vorrebbe che in viaggio da Napoli avesse osservato la costa cagliaritana e ne fosse rimasta folgorata. Questo, tuttavia, non spiegherebbe perché pone le sue basi logistiche a Sassari. Il suo viaggio aveva un proposito di indagine antropologica ed era programmato da tempo. Era colpita dalle millenarie tradizioni sarde e non seppe resistere alla tentazione di mettere piede in una delle terre più antiche e austere. Non c’è un solo angolo dell’isola che non studiò, dalle montagne barbaricine all’Ogliastra, dai Campidani al Sulcis. Trascorse diverso tempo con i banditi della faida della famiglia Corraine conducendo un’appassionata inchiesta che all’indomani della sua morte divenne una delle maggiori piste d’indagine” afferma Alberto Mario Pintus.  “Quando sarà finita l’opera mia e dovrò tornare in America per pubblicare il mio libro per le cui traduzioni in italiano ed in altre lingue ho già ricevuto varie proposte” rispondeva Ellen al cronista deLa Nuova Sardegna che, nel 1907, le chiedeva quando avrebbe abbandonato la Sardegna. Il manoscritto non vedrà mai la luce. Dopo estenuanti ricerche ,Alberto Mario Pintus e Maria Giovanna Cugiascript, ritrovano in America le ricerche di Ellen inglobate nell’opera “Sardinian painting” dell’antropologa Georgiana Goddard King, e alcune fotografie relative alla tonnara di Carloforte che la Giles inviò all’archivio del Bryn Mawr College. Sono, tuttavia, davvero numerosi gli articoli a carattere antropologico che la giornalista corrisponde a varie riviste americane, in cui risulta evidente il grande fascino verso i costumi e le tradizioni del popolo sardo. Ciò che è mistero fitto, dunque, non è tanto il movente del viaggio in terra sarda, quanto la sua permanenza per ulteriori sette anni dopo la conclusione delle ricerche, fino al tragico 1914.  “Una ragione sentimentale è certo da valutare, anche se una scrittrice plurilaureata abituata a viaggiare avrà avuto mille occasioni di incontrare uomini che le abbiano scatenato una passione, in luoghi ben più accoglienti della Sardegna di cento anni fa” riflette lo scrittore.

Ellen muore alle 8 di sera del 15 gennaio 1914. È una tempestosa serata sassarese. In via Roma n. 87 la luce morente del focolare illumina una rivoltella abbandonata sul pavimento. È l’arma che Ellen ha acquistato pochi giorni prima e che ora le ha tolto la vita. La Nuova Sardegna titola con “Impressionante suicidio“, di ben altro avviso il New York Times, il Washington Post e il resto della stampa americana secondo i quali Una ragazza del Bryn Mawr è stata uccisa in Sardegna”.

“Siamo ancora lontani dalla soluzione del ‘Caso Giles’ – ammette Alberto Mario Pintus – il suicidio non spiegherebbe perché l’ogiva del proiettile ha trapassato le carni senza lacerare gli abiti di Ellen. Non sappiamo che fine abbia fatto il testamento della vittima e cosa veramente fosse a conoscenza della cameriera, Maria Filippa Rovetti. Chi è il giovane nobile sassarese che lasciò la città la notte in cui morì la studiosa e che tutti dicevano suo amante? Se dovessi fare un bilancio direi che siamo appena ad un 60% delle ricerche. Il mistero è davvero grande”.

Altrettanto misteriosa è l’identità della persona che, all’indomani della pubblicazione della biografia di Ellen, si reca una volta alla settimana a posare un fiore bianco sulla tomba di un’appassionata amante della Sardegna, che l’isola non ha saputo riamare con lo stesso ardore.

* LaDonnaSarda

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