CHE DIFFERENZA C’E’ TRA MANGIARE E SPRECARE? PIU’ DI 8 MILIARDI DI EURO DI CIBO ALL’ANNO VENGONO GETTATI NELLA SPAZZATURA


di Natascia Talloru

E’ il caso di dirlo: dopo il consumismo ora è la volta dell’esaltazione dello spreco. Se si pensa che gran parte dello spreco riguarda proprio il cibo di questi tempi si rischia di raggiungere il limite del paradosso. Pare che il cibo provochi sensazioni positive per 4 italiani su 5 e per 3 cittadini su 4 un’alimentazione equilibrata viene vista come il fondamento di una vita sana.

Peccato però che sotto si nasconda una contraddizione di base e se da un lato è vero che c’è una certa attenzione nella scelta dei prodotti con un aumento dei consumi biologici, d’altra parte non si evidenzia la stessa meticolosità nei confronti degli sprechi e nella produzione di rifiuti. Più di 8 miliardi di euro di cibo all’anno vengono gettati nella spazzatura, escludendo la frutta e la verdura mandata al macero o lasciata sugli alberi e nei campi poiché non economicamente conveniente raccoglierla.

E’ quanto emerge dal Rapporto 2014 Waste Watcher – Knowledge for Expo, una cifra spropositata derivante da uno spreco giornaliero di circa 2 etti di cibo, mediamente 7 euro al giorno. Il monitoraggio incrociato fra spreco domestico e spreco nella filiera agro-alimentare (aziende agricole, industria alimentare, piccola e grande distribuzione, mercati all’ingrosso, ristorazione collettiva) permette di affermare che l’eccessivo consumo alimentare domestico gioca un ruolo determinante, contando per lo 0,5 % del Pil.

Ugualmente la fase di distribuzione non è da meno e per una serie di motivi legati a scarsa informazione circa le date di scadenza e metodi di conservazione, standard estetici smodati, modalità di acquisto esagerate rispetto ai reali bisogni, parecchi prodotti divengono spazzatura quando sono perfettamente commestibili e con tutte le proprietà nutritive intatte. Tutto ciò implica un danno ambientale notevole.

Col cibo vengono persino dilapidate quelle risorse che servono a produrlo: suolo, acqua, fertilizzanti, manodopera. Per non parlare delle emissioni di CO2 partendo dalla produzione e trasporto, fino allo smaltimento nelle discariche dove i rifiuti decomponendosi produrranno anche altri gas serra.

Chiudendo questo circolo vizioso a rimetterci sarà l’uomo stesso e la sua salute, a partire dall’aumento epidemico dell’obesità nei paesi industrializzati, un ambiente saturo di gas che vede la continua sottrazione di terre fertili , e nei paesi sottosviluppati la crescita della popolazione con la fame che incalza.

Pare tuttavia che rispetto agli anni scorsi vi sia un cambiamento da parte degli italiani e secondo quanto riportato in un sondaggio Ipsos il 64% avrebbe diminuito gli sprechi, principalmente a causa della crisi e per il raggiungimento di una maggiore consapevolezza , con delle differenze da Nord a Sud. In Sardegna il 45% sembra essere attento all’acquisto dello stretto necessario.

Forse avremmo bisogno di comprendere che differenza c’è tra mangiare e sprecare: cibo spazzatura o cibo nella spazzatura?

Oppure sarebbe utile ritenersi così fortunati a vivere in una terra come la nostra dove ciascuno, a differenza delle grandi città, ha la possibilità di alimentarsi quotidianamente anche con le erbe spontanee che il territorio offre, riappropriandosi di antichi saperi e ritrovando quella volontà di conoscere quante risorse offre la nostra campagna in termini non solo lavorativi, ma soprattutto di cibo, sano, gratuito,e alla portata di tutti.

* focusardegna.com

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