LAUNEDDAS, IL SUONO DELL’ALBA DEL MONDO: ROBERTO TANGIANU RACCONTA L’ESPERIENZA DELLO SCORSO ANNO ALL’UNESCO A PARIGI

Roberto Tangianu

di Giuliano Marongiu

Mi viene difficile immaginare un mondo lontano e diverso di quello in cui viviamo, meno popolato e più verde, abitato da uomini e donne che parlavano una lingua che noi non potremmo capire, che spianavano la strada del tempo che avremmo percorso. C’è stato sicuramente un luogo vasto e disteso, puro e silenzioso, infranto con leggerezza dai suoni di una natura viva, disegno aperto al bello che si crea senza la mano di chi poi nei secoli ha costruito e trasformato. Tutti quelli che hanno attraversato il passato hanno preso qualcosa da chi li aveva preceduti e qualcosa hanno lasciato per tutti gli altri che sarebbero venuti poi. La grande catena dell’umanità segna il passaggio delle generazioni che, quando assumono i contorni più definiti di spazio e di tempo, diventano epoche e civiltà. Quando l’alba del mondo ha proiettato la sua prima luce, qualcuno ha pensato bene di cantare e qualcun altro di riempire l’aria di musica, dipingendo il futuro di poesia. Non sappiamo né dove né quando le launeddas hanno catturato le note nei respiri di chi le ha inventate, ma con certezza possiamo affermare che quel vento che ha mosso le prime armonie soffia da lontano. La Sardegna ha protetto il suono fin dal suo primo ascolto, ne ha delineato la potenza. La grande dimora, sospesa tra i mari, ha saputo conservare quell’impasto di culture che mani artigiane e abili suonatori hanno saputo trasferire con passione e sentimento dell’appartenere. La voce delle canne continua a narrare la musica di un’isola, solcando l’identità del suo popolo con fierezza rivelata. Ci sono diversi giovani, oggi, che raccolgono l’eredità e camminano con passione e verità sull’esempio dei grandi che prima di loro hanno seminato l’esperienza. Roberto Tangianu è uno di loro, innamorato di uno strumento antico che produce una lingua universale e senza tempo. Nel mese in cui fioriscono le rose, insieme al più grande suonatore vivente, Luigi Lai, il giovane musicista di origine ogliastrina ha varcato le soglie di uno dei luoghi più prestigiosi del mondo: la sede dell’Unesco di Parigi. Tra gli intrecci delle canne si è esibito con loro anche un altro giovane e valido suonatore di launeddas, Fabio Vargiolu. L’Unesco è il tempio della cultura che “misura” e riconosce l’arte e la bellezza del mondo nelle sue unicità. Quell’insieme di suoni ha scosso la grande sala, che ha poi vibrato sotto l’intensità dei lunghi applausi, convinti e interessati, di una platea altamente qualificata. Roberto, hai affidato ad uno scritto il tuo stato d’animo: “Mentre l’aereo per Parigi decolla e lo spazio tra la terra e il cielo accorcia le distanze, penso a tutti quelli che nel tempo hanno fatto viaggiare la Sardegna attraverso le tradizioni animate da passione”. Un pensiero che rincorre il tempo tra le note di una musica senza età. Soprattutto una musica che rincorre il tempo, ma che non può fare a meno di uno spazio per esistere, e su quel volo pensavo anche alla leggerezza con cui i suoni delle launeddas sono arrivati nei luoghi più lontani per raccontare la voce di un popolo che in un viaggio intrapreso da millenni ha seminato la sua storia musicale sempre fertile. La tappa di Parigi mi ha dato ancora una volta la dimensione di quanto la musica dei sardi sia apprezzata anche da chi sardo non è, ma soprattutto da chi la musica la conosce bene. La manifestazione si chiama “La Musique, la Culture, Les Traditions d’une ile dans la Mèditerranée: La Sardaigne” e riunisce le stelle internazionali della musica classica: elogi a scena aperta per la Sardegna che respirava la sua poesia che fioriva tra le canne. Il canto a tenore ha ottenuto il riconoscimento da parte dell’Unesco. L’arte del canto è sotto tutela. Cosa ostruisce il raggiungimento dello stesso fine per le launeddas? Intanto è molto importante che la Maison dell’Unesco abbia offerto la sua attenzione allo strumento più antico della nostra terra. Non era mai accaduto prima. È l’Unesco che attribuisce il riconoscimento alle bellezze tangibili e immateriali dell’esistente per farle diventare tutela di un patrimonio universale. L’Associazione Culturale “Cuncordia a launeddas” di Cagliari ha intrapreso da molto tempo il percorso utile e burocratico per guadagnare quel titolo e in tempi recenti la Regione Sardegna ha promosso alcune iniziative per accelerare il percorso. Ci sono dei tempi e il calendario probabilmente assegna delle priorità non dettate tanto dal valore in sé, quanto da una sorta di “riparto” con altre realtà che ambiscono allo stesso traguardo. C’è un comitato che esamina le candidature: la Sardegna merita un’altra soddisfazione e sono certo che l’avrà.

Che cosa si prova a condividere il palco con Luigi Lai, considerato il grande erede della Scuola del Sarrabus dei suonatori di launeddas? Sono cresciuto alimentando la mia passione per la musica grazie ai suoni che il Maestro ha prodotto. Non sono stato un suo allievo, ma ho sempre avuto il desiderio di esserlo. Luigi Lai è stato allievo di Antonio Lara e di Efisio Melis, ha costruito la storia che noi giovani respiriamo insieme ad altre eccellenze come Aurelio Porcu di Villaputzu. Nel 2012 ha tagliato il nastro degli ottanta, ma la sua musica è come l’entusiasmo che sprigiona con energia: sempre nuova, sempre ricca di sfumature inedite. Stare su quel palco accanto a lui, per la prima volta nella mia vita, mi ha fatto sentire parte di un momento unico e irripetibile. Magico. Ci sono tanti giovani che oggi garantiscono un futuro allo strumento più antico. Soprattutto danno un significato al presente. Spesso facciamo riferimento ai grandi del passato, con giusto rispetto e gratitudine. Questo non deve distrarci dalle bellissime espressioni che oggi contribuiscono a rendere viva una tradizione più raffinata e virtuosa.

Nel cassetto che tieni socchiuso, quali sogni rinchiudi? I sogni di tutti quelli che attraversano la mia età in un momento storico difficile. Vorremmo svegliarci senza le preoccupazioni che attanagliano i pensieri di domani e smettere di vivere nelle incertezze che creano angoscia. Sogno la serenità per le persone a cui voglio bene e che me ne vogliono e cerco, nel mio piccolo, di rendere migliore il mondo che mi circonda. Tra i sogni che sposano la musica c’è quello ancora incompiuto di un lavoro discografico tutto mio ma aperto al confronto. Tra i sogni che si stanno realizzando, invece, c’è la pubblicazione di un libro che ha per titolo “Launeddas. La voce delle canne nel vento”, dove raccolgo il mio amore per questo strumento e lo metto a disposizione di chi lo vuole condividere. In una frase c’è il senso di una vita.

Roberto descrive brevemente cosa si prova quando si suona,ma con la potenza di un’immagine che cattura l’emozione e ce la restituisce: «Quando suono, gli occhi si chiudono piano. Il respiro si nutre di fiato e si trasforma in musica, cattura l’aria per rifiorire di note. È la magia delle launeddas. Le mie dita volano senza controllo e inseguono la poesia. Niente è più carnale di un’emozione pura. Trascorrono minuti che sembrano un’eternità. L’applauso esplode e la Sardegna che mi vive dentro grida il suo commosso orgoglio».

* http://www.antas.info/

3 risposte a “LAUNEDDAS, IL SUONO DELL’ALBA DEL MONDO: ROBERTO TANGIANU RACCONTA L’ESPERIENZA DELLO SCORSO ANNO ALL’UNESCO A PARIGI”

  1. Mi piace veramente!! Io ero li in prima fila propprio dietro Roberto…. che emozione Iniziare la serata con le launeddas di siu Luigi e poi unirsi a lui Roberto e Fabio…è stata una serata stupenda ..sono stata invitata dall’organizzazione dell’UNESCO e devo dire che i 1200 km in treno sono valsi per una serata indimenticabile

  2. EVVIVA LUIGI LAI ED I GIOVANI AMBASCIATORI DELLE ANTICHISSIME LAUNEDDAS . INCORAGGIAMO E PROMUOVIAMO LA CULTURA SARDA ANCHE E SOPRATTUTTO FUORI DAI CONFINI NAZIONALI . COSÌ FACENDO SI PROMUOVE SIA LA NOSTRA CULTURA E TUTTI I SETTORI PRODUTTIVI DELLA SARDEGNA.

  3. chè devo dire chè roberto mio vicino di casa quando rientro dalle ferie ad ovodda ,è uno dei migliori suonatori di launeddas, quando suona , lui chiude gli occhi è si lascia trasportare dal suono magico delle sue mani, devo dire,chè in sardegna ci sono parecchi altri bravi giovani mà io preferisco roberto, un saluto a tutti

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