DAI BANCHI DI OXFORD A BRUXELLES: LA STORIA DI EMANUELE DEGORTES CONSULENTE A 26 ANNI PER IL COLOSSO AMERICANO FTI

Emanuele Degortes

di Giovanni Runchina

Dai banchi di una tra le più blasonate università del pianeta alla scrivania di un colosso mondiale delle consulenze, quotato in Borsa, che annovera tra i suoi clienti, giganti del calibro di Johnson & Johnson, Heineken e Facebook; in mezzo due esperienze di lavoro rispettivamente allaConfindustria Britannica e alla Camera di Commercio Americana col compito, in quest’ultimo caso, di supportare le aziende a stelle e strisce che sbarcano nel Vecchio Continente. Tutto questo a soli 26 anni. Emanuele Degortesè il prototipo del ragazzo prodigio – ma al di fuori dell’Italia – dove il binomio giovani-merito è ancora argomento di convegni e dibattiti; più tema da salotto – non sempre buono – che realtà quotidiana.

«Ho lasciato l’isola a 13 anni per andare in una Boarding School in Cornovaglia, dovevo trascorrerci un anno ma l’esperienza mi è piaciuta un sacco e così sono rimasto in Inghilterra per nove anni», spiega il professionista olbiese che si è formato tra Londra e Bruxelles, dove si trova attualmente.

Laureato in Filosofia, politica ed economia a Oxford (il quinto ateneo più importante al mondo secondo il QS World University Rankings del 2014 – ndr –), specializzato in Politica ed Economia dell’Unione Europea alla London School of Economics, durante il master si è appassionato alla rappresentanza istituzionale, la cosiddetta lobbying. «Ho mosso i primi passi alla Confederation of British Industry (la Confindustria britannica) – racconta – poi ho oltrepassato la Manica dopo aver vinto un concorso di Confindustria la quale, in occasione dei suoi 100 anni, aveva deciso di investire su 100 giovani per accrescere il capitale umano a disposizione dell’organizzazione. Sono rimasto alla Delegazione di Bruxelles per un anno in seguito, sono passato all’American Chamber of Commerce to the EU, il punto di riferimento principale in Europa per le maggiori imprese americane presenti nell’Unione. Nel 2010 ho accettato l’incarico alla FTI Consulting(presente in 26 Paesi con oltre 4 mila dipendenti – ndr-) dove elaboro strategie per le aziende del settore sanitario; si tratta di realtà che hanno creato prodotti innovativi per combattere malattie molto rare e che devono interagire al meglio con le istituzioni comunitarie».

Lavoro complesso che parte da lontano con il monitoraggio legislativo, prosegue con l’analisi delle proposte di legge e si finisce con la presentazione alle istituzioni delle proprie idee che, ovviamente, tengono conto degli impatti delle norme sul business dei clienti. Tra i requisiti per avere successo: attenzione e studio costanti. «Le posizioni sono sostenibili se supportate dai numeri, troppo spesso gli argomenti dei lobbisti si basano su aneddoti e non su fatti concreti. L’aspetto più complesso della mia attività – rivela Emanuele – sta nel rappresentare aziende non-europee che quindi non hanno alleati naturali per influenzare il processo legislativo. Per una realtà come la Ferrero, ad esempio, è facile mettersi in contatto con un parlamentare italiano, per la Danone le porte degli uffici degli onorevoli francesi sono sempre aperte. Nel mio caso occorre maggiore essere creatività se si vuole essere efficaci, ma questa è anche la parte maggiormente avvincente».

Complice la crisi, il lobbista è ricercato: «L’Unione Europea ha riversato sul tavolo una montagna di proposte legislative, pertanto oggi le aziende hanno bisogno di questa figura molto specializzata in grado sia di monitorare il processo legislativo, sia di rendere argomenti tecnici appetibili alla sensibilità politica. Pertanto occorre avere eccellenti doti di comunicazione».

Gli spazi non mancano: «L’ufficio di Bruxelles di FTI Consulting sta crescendo in maniera esponenziale; due anni fa eravamo 35, ora siamo più di 60. A chi vuol fare un percorso simile al mio consiglio di essere intraprendente, tenace e costante e, soprattutto, di non avere paura del cambiamento. Per coloro i quali desiderano operare in ambito più strettamente comunitario suggerisco di provare a fare uno stage nelle istituzioni – Parlamento o Commissione – che ogni sei mesi organizzano occasioni formative di grande interesse».

* Sardinia Post

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