DARE VOCE ALL’ANIMA: GIUSY DEVINU, STELLA DELLA LIRICA DI FINE NOVECENTO, E LA SUA MISSIONE

Giusy Devinu

di Ilaria Muggianu Scano

Che noia queste voci sarde. In Sardegna non si sentono che voci identiche a quelle di Maria Carta!” sbotta dopo gli esami d’ammissione, la milanese insegnante di lirica del Conservatorio di Cagliari, trent’anni orsono.  L’episodio non può che far sorridere se si pensa che la fanciulla appena esaminata è destinata a divenire presto una celebre figlia di Sardegna, il soprano Giusy Devinu.

È, però, un ricordo tutt’altro che neutro per l’amica di una vita, l’apprezzato soprano Alessandra Atzori che sfoglia con noi le pagine di un dolore ancora recente: la scomparsa di quella piccola, grande donna che la vita si diverte a porle sul cammino nei momenti più significativi dell’esistenza.

Giusy Devinu, nata a Cagliari nel 1960, una delle più affermate stelle della lirica di fine ‘900 rivive nei ricordi commossi di Alessandra: «Ho incontrato Giusy alla prima audizione di canto lirico al Conservatorio, successivamente le nostre strade si sono incrociate a Spoleto quando lei è esplosa in tutto il suo talento canoro. L’ultimo nostro pezzo di strada assieme è stato quello più doloroso. Ci ha accomunato un male che io ora posso raccontare ma che con Giusy non è stato altrettanto clemente». 

La vita talvolta è scorretta ma quando si sono presentate le occasioni più generose Giusy Devinu non manca nessun appuntamento, come quando si rivelò, appena ventenne, splendida Violetta nella Traviata di Marco Parodi, che la scoprì. Inizia rapidamente un’escalation che la porta nelle sale più prestigiose del mondo: la Scala di Milano, l’Opera di Roma, lo Chalet di Parigi, la Fenice di Venezia. Se la contendono direttori come Muti, registi come Zeffirelli.

Ancora giovanissima Giusy ha un repertorio vastissimo: Mozart, Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini, Wolf Ferrari. Ma lei, nell’immaginario collettivo, per lungo tempo sarà colei che dà nerbo e sofferenza magistrali a Violetta. 

Giusy a livello internazionale è sinonimo di perfetta Traviata. «Giusy era geniale anche nella sua velocità d’apprendimento e anche se la bravissima Maria Casula riuscì a perfezionarne l’estensione vocale, era il suo modo di interpretare che portava alle lacrime persino noi che in classe assistevamo allo spettacolo mentre era ancora informe» ricorda Alessandra.

“Diffido di chi non ha emozioni. Di chi entra in scena sicuro di sé, senza un attimo di panico. Gli artisti più bravi sono quelli che si emozionano moltissimo e riescono a tenere i nervi saldi. La bella voce non basta. Non basta la tecnica. Ci vogliono le emozioni”.

Questo è il motto di Giusy che non perde occasione per parlare della sua fonte d’emozioni, la famiglia e la sua terra. «Anche quando in continente provavano a canzonarla con l’epiteto ‘sardignola’ lei risponde a colpi di ‘Deus ti salvet Maria’ facendo ammutolire gli sventurati spiritosi» sorride commossa Alessandra, alla quale Giusy chiedeva spesso consiglio non solo come amica ma anche come insegnante di canto.

Fa venir voglia di Sardegna e di bel canto il racconto appassionato di Alessandra, dal quale traspare l’incancellabile insularità di Giusy nella mútria (indole) fierissima dei cagliaritani. La passione per la musica emana anche dal suo legame d’amore con il cantante Francesco Musinu, con cui condivide passione e passioni, come la grande gioia di un nuovo battesimo, quello del Teatro Comunale di Cagliari, restituito finalmente alla città nel 1993, dopo venticinque anni di lavori. 

L’entusiasmo dei ricordi di Alessandra fumano ogni rischio di fare un epitaffio della cara amica scomparsa, sembra piuttosto di sentire aleggiare nell’aria i virtuosismi di Giusy mentre prova per ore intere il picchettato di sovracuti dell’aria della Regina della notte di Mozart. 

«Lei era di una perfezione magistrale nonostante venisse dalla musica leggera e fosse un’ottima pianista. Già le sue prove erano un autentico spettacolo. Essendo una pianista applicava lo stesso il metodo alla voce, al canto. Ciò che ne risultava era poesia pura. Era molto severa con sé stessa ma i risultati la ripagavano abbondantemente». Un percorso artistico e professionale contraddistinto dalla ricerca incessante di quelle emozioni che cercava di ispirare anche in quei numerosi giovani che frequentavano a Cagliari i suoi masterclass negli anni novanta. 

Estremamente sensibile alla ricerca di talenti nascenti, Giusy teneva i suoi appassionanti stage in forma gratuita in seno alle iniziative promosse dall’associazione umanitaria Lions Club International di Cagliari in un progetto ideato dalla Fabbrica Illuminata di Marco Parodi e intitolato “Non di sola tenacia”. Progetto conforme in tutto e per tutto al credo di Giusy “Qui vogliamo spiriti gioiosi!”.

La saggezza professionale di Giusy spesso veniva fraintesa dai più, rischiava di apparire mancanza d’ambizione, peccato mortale di pochi artisti a dire il vero: «Disse tanti no ad importanti registi, impresari teatrali, direttori d’orchestra. Disse no al produttore Patroni Griffi e al regista Anderman, dopo il grande successo personale ottenuto alle Terme di Caracalla nel famoso concerto Le 7 Regine della Lirica. Una scelta che a chiunque sembrava avventata, non per chi conosceva la lungimiranza di Giusy e la prudenza che contraddistingueva ogni sua decisione basata su una serena valutazione delle proprie risorse vocali, da curare e preservare con serietà».

I tempi per l’intitolazione di un luogo simbolico della città di Cagliari non sono ancora maturi, anche se qualcosa si muove timidamente.

«Io proposi la dedicazione dell’intero Parco della musica, costruito recentemente a Cagliari, accanto al Teatro Comunale. Con il proposito di sensibilizzare l’opinione pubblica, tre anni fa, pensai di aprire la pagina Facebook “Un parco per Giusy”. 

Le risposte, anche grazie alla grande sensibilità artistica di figure come Claudia Tronci e Roberto Magnabosco, che hanno contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, sono arrivate: a Giusy è stata dedicata l’arena del parco, ora siamo in attesa dell’inaugurazione ufficiale dello spazio. Sarà un grande motivo di festa ed onore per la città» dichiara con orgoglio Alessandra.

Sarà quello il momento in cui il mondo dell’opera ricorderà una di quelle tiepide serate del maggio cagliaritano avvolte dalla violacea magia della jacaranda in fiore, quella che nel 2007 si è portata via Giusy mentre nella sua seconda casa, il Teatro Comunale, prendeva vita “Gli uccelli” di Braunfels.

 Giusy chiude gli occhi al Vˆ piano dell’ospedale Businco di Cagliari. La porta via una malattia nascosta a tutti se non agli affetti davvero più stretti. La notizia arriva in teatro. La sala ammonisce. Il male ha vinto la prima battaglia ma la vittoria della memoria l’ha vinta il bocciolo di Cagliari.

* LaDonnaSarda

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