ALBERTO SPADA IL “CARBONAUTA”, L’ARTISTA CHE AMA DARE NUOVA VITA VISIVA AGLI EDIFICI ABBANDONATI


di Claudio Moica

Dare nuova vita visivamente a edifici abbandonati e in cattivo stato di mantenimento e tra le tante attività che svolge Alberto Spada, 35enne di Carbonia. Dopo il diploma al liceo Scientifico si laurea alla Accademia di Belle Arti di Sassari, e dopo alcuni workshop con artisti internazionali e mostre in giro per il mondo approda a Milano grazie ad una borsa di studio della Regione Sardegna per frequentare un master in Visual Design. Tra le sue collaborazioni, durante il master, risultano nomi importanti come Heineken, la Met Helmet e Adidas. Collabora con alcuni studi, ha realizzato un video in stop motion per il Forum di Assago di Milano presso Tunnel studios, che gli affida l’intera produzione e ha pubblicato alcuni libri illustrati per bambini editi dalla casa editrice olandese Tectum. Dopo tanto girovagare decide di rientrare nell’isola per mettere a disposizione la propria esperienza.

Dopo la maturità scientifica ha deciso di iscriversi all’Accademia delle belle arti di Sassari. Perché questo desiderio? Da quando sono riuscito a tenere in mano una matita,da bambino, non ho più smesso, di disegnare. L’Accademia di Belle Arti è stato un normale continuum rispetto alla mia passione e vocazione per l’arte. Gli studi scientifici sono stati propedeutici per la mia carriera universitaria.

Lei ha avuto esperienze importanti in Italia durante i master. Come mai la decisione di rientrare in Sardegna? Ha trovato difficoltà per il reinserimento nella sua attività? La decisione di tornare in Sardegna è legata a due motivi, il primo è il profondo amore per la mia terra e, il desiderio di poter creare un sistema di relazioni professionali, che insieme al mio contributo, avrebbero potuto avere degli sviluppi in termini occupazionali e di sviluppo economico. La comunicazione visuale è un aspetto fondamentale nella riuscita di qualsiasi progetto. Un bel progetto, di qualsiasi tipo, comunicato in modo non professionale, non è più un buon progetto. 

Nel Sulcis molti si sono incuriositi per i suoi dipinti fatti nelle mura di alcuni edifici abbandonati. Da cosa nasce questa idea e che sviluppo può avere? Son contento che i lavori che ho realizzato in alcune vecchie abitazioni nel Sulcis abbiano incuriosito le persone ed oltre a questo, ho notato che hanno stimolato dibattiti e dato degli INPUT a livello di idee per il territorio. Questo significa e dimostra che la bellezza muove le cose e le persone, oltre che i soldi, quando i nostri politici lo capiranno, sarà un bene per la comunità. Purtroppo la politica, come sappiamo è miope quindi bisogna muoversi in modo autonomo, i lavori che ho fatto su quei muri, sono un omaggio al nostro territorio, abbandonato, violentato e soffocato da un turbinio di veleni e malaffari. La street art ha un grande potenziale a livello di comunicazione e promozione, gli sviluppi e le declinazioni sono molteplici, ma servono soldi e professionisti, senza soldi si può fare poco. 

Il suo nome d’arte è “Il carbonauta”. Ce ne spieghi il significato e cosa l’ha portata a questo nome. Il nickname  IL CARBONAUTA nasce da un semplice accostamento di termini e significati legati al mio lavoro e la mia terra d’origine, Carbonia. Metaforicamente, per me, fare ricerca è come scavare, nel mio lavoro così come nella ricerca della propria identità, bisogna andare a fondo, non fermarsi alla superficie delle cose, perchè è negli strati profondi che si possono incontrare piacevoli sorprese come spiacevoli verità, così come nelle miniere di Carbonia e del mondo, si scava e si suda per estrarre materiali più o meno preziosi.  Ho voluto legare il concetto di profondità, riferito alla ricerca e agli scavi minerari a quello del navigatore/nocchiero, il termine nauta appunto significa nave. Considerato che siamo in un isola, il mare ci protegge così come ci allontana dal mondo esterno e quindi la nave e il navigare, sia fisicamente che idealmente sono degli elementi  che collegano la mia ricerca alla mia terra.

Che progetti ha per il futuro e qual è la sua idea di sviluppo soprattutto per il Sulcis Iglesiente? I miei progetti per il futuro non li ho ancora scritti, vivo molto il presente ogni giorno che passa, cercando di fare quello in cui credo e per cui ho dedicato e continuo a dedicare anni di studio, energie e finanze. Il Sulcis Iglesiente dovrebbe vivere di turismo, di miniere, di natura ed ospitalità, ma sta morendo di veleni, cancro e mala politica, vedi lo scandalo Igea per citarne uno dei tanti. Siamo “pocos, locos, e mal unidos” purtroppo, l’unica via d’uscita è la presa di coscienza delle cose e l’autogestione/organizzazione di progetti che da individuali possono diventare collettivi e magari poi, promossi, e si spera finanziati dalle amministrazioni.  

3 risposte a “ALBERTO SPADA IL “CARBONAUTA”, L’ARTISTA CHE AMA DARE NUOVA VITA VISIVA AGLI EDIFICI ABBANDONATI”

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