LA SERATA DEL FOLKLORE ORGANIZZATA DAL CIRCOLO “MONTANARU” A UDINE CON I CORI SARDI, SERBI, FILIPPINI, FRIULANI E ALPINI


di Paolo Cerno

Come già in altre occasioni avevamo avuto modo d’osservare, il benemerito Circolo dei Sardi “Montanaru” di Udine, non cessa di stupirci con le sue eclettiche iniziative. Sabato 14 Marzo ci ha ulteriormente meravigliati organizzando una, ottimamente riuscita, Serata del Folclore, presentandoci due gruppi folcloristici : un quartetto filippino, un balletto serbo e ben due cori: quello consolidato degli Alpini di Passons e quello misto e neo costituito di Maiano che annovera fra i coristi anche voci genuinamente sarde anche se cantano in friulano.  Doveva esordire anche il piccolo coro virile del circolo che ci ha ospitati ma, imprevisti malanni stagionali o inattese defezioni, hanno procrastinato il debutto ufficiale. Chi invece ha brillantemente superato l’impatto col pubblico, esordendo come inaspettato presentatore, è stato il responsabile del Gruppo giovani del Circolo Gianluca Chessa che, a fine serata ,è stato pubblicamente e calorosamente elogiato dal presidente in carica Domenico Mannoni. Gli organizzatori non si sono certo posti interrogativi d’opportunità sincretico- culturale o peggio, razziale, presentando tali eterogenei gruppi ma, forti della convinzione che gli uomini tutti e le cose belle di ogni popolo, sono patrimonio universale, hanno così ottenuto “performances” applauditissime e l’apprezzamento di tutti i convenuti. Ecco allora apparire aggraziate, minuscole, ballerine filippine nei tipici sgargianti costumi etnici che con delicate movenze spiraliformi imitano le fiarnrne,simbolo di vita, dell’antica danza del fuoco. A stemperare l’esotismo dell’estremo oriente ci pensa il collaudato coro Alpino di Passons riportando ci sui nostri monti con le struggenti note delle più care canzoni della grande guerra che sovente sono preghiere anelanti la pace. Irrompe, come un turbine di bora, un numeroso balletto di giovani serbi robusti e ragazze poco più che adolescenti, riccamente d’oro adornate sugli altrettanto sfarzosi e coloratissimi costumi balcanici coi calzari dalle punte ricurve di chiara origine turca e di fatto il loro vivacissimo balletto circolare rievoca mozartiane “sarabande” turche. Lo sfarzo cromatico dei costumi sbiadisce addosso alle fiere, vitali, danzatrici. Quasi a riprova che l’essere umano è simile in ogni angolo del mondo, ad uno sguardo un po’ attento, certe movenze serbe, cadenzate, strettamente avvinte, evidenziano la similitudine con certi balli sardi rievocanti l’arcaico nuragico. D’altronde: pastori i Serbi, antichissimi pastori i Sardi.  Ultimo ma, certamente non ultimo per impegno e preparazione, si è esibito il coro misto di Maiano, che, giocoforza vincolato dalla scaletta dei titoli friulani ha dovuto un paio di volte ripetere canzoni del coro alpino che così l’attento uditorio, ha doppiamente applaudito. La serata è volata nell’alternanza, sempre applaudita, delle esibizioni dei vari gruppi anche con momenti di commistione corale coinvolgente la platea dall’esito, tutto sommato, dignitoso. Del rinfresco, sicuramente ricco e generoso come e più del solito, presentando per l’occasione specialità sarde, serbe, filippine e friulane chi scrive non può” dar contezza” essendo la folla così compatta che ha preferito defilarsi con in mano un solo triangolino dell’amato “carasau”. Mandi a ducj e buine Pasche.

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