IL MARE IN SARDEGNA INVASO DA SPECIE TROPICALI ALIENE: IL SURRISCALDAMENTO DELLE ACQUE E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO


di Natascia Talloru

E’ bene sapere che il mare in Sardegna e tutto il Mediterraneo hanno attualmente raggiunto un altro primato: sono letteralmente invasi da specie tropicali aliene. Se da un lato questo evento può render felici gli amanti avventurosi del mare e soddisfare la vista dei subacquei, d’altra parte potrebbe creare non pochi problemi ai bagnanti o a chi semplicemente ricerca il meritato e tanto agognato riposo in tutta tranquillità, senza imbattersi in spiacevoli incontri ravvicinati.

OSPITI INASPETTATI. A Badesi lo scorso anno sarebbe stato avvistato uno squalo verdesca “passeggiare allegramente” in prossimità della battigia ma il caso vuole che essendo una specie molto timida si sia soffermato giusto il tempo di incutere un po’ di panico e farsi filmare da un turista romano che lo ha subito reso famoso sul web. Parrebbe in realtà che questi tipi di squalo siano già residenti nelle nostre acque da tempo ma che tendenzialmente non si avvicinerebbero alla costa, dunque, se questo scenario infine potrebbe pure risultare ordinario, certamente non rientra nell’abitudine del nostro mare avere a che fare con pesci trombetta e pappagallopesci flauto e pesci di vetrobarracuda,  granchi corridori ma soprattutto trovarsi circondati da una fitta popolazione di meduse.

UN MARE SEMPRE PIU’ TROPICALE. Parrebbe dunque che i nostri mari siano sempre più simili al Mar Rosso e che questo fenomeno risalga al 1869, anno in cui ci fu l’apertura del canale di Suez ed in seguito la costruzione della diga di Assuan che interruppe la barriera di acqua dolce creata probabilmente fino a quel momento dal Nilo, ma solamente ora ci sarebbero condizioni favorevoli al loro insediamento derivanti dal surriscaldamento delle acque e dai cambiamenti climatici. Una maxi medusa del diametro di 50 cm nella costa di Lotzorai, in Ogliastra, ma non è l’unico episodio. Le spiagge di Buggerru e Cala Domestica sono state invase dalle “velelle o barchette di San Pietro”, piccole meduse innocue per gli esseri umani. Spettacoli unici da vedere per bellezza e varietà cromatica ma che possono risultare spiacevoli sotto altri aspetti in quanto non tutte le meduse sostano in prossimità delle nostre spiagge senza lasciare il segno, per cui , prima di trovarsi qualche tentacolo avvinghiato alle caviglie,  potrebbe essere utile sapere come bisogna comportarsi e come si può intervenire nell’immediato.

COME GESTIRE LE PUNTURE DI MEDUSA La prima semplice regola da seguire per quanto possa sembrare banale è assolutamente quella di non fare il bagno se si avvista anche solo una medusa, poiché spostandosi in banchi è molto probabile ce ne siano delle altre in vicinanza. Se sfortunatamente non si riesce ad evitare di entrarne in contatto occorre innanzitutto mantenere la calma, respirare profondamente ed uscire subito dall’acqua. Il veleno delle meduse è costituito da una miscela di tre proteine: una con un effetto paralizzante, una infiammatoria e l’altra neurotossica. A livello locale si sviluppa una reazione con formazione di arrossamenti cutanei in rilievo (pomfi) , accompagnati da dolore e bruciore. Queste sensazioni si esauriscono nell’arco di 20-30 minuti, ma l’entità varia a seconda della zona colpita e dall’estensione della superficie corporea. Se viene investita il 50% della superficie corporea il bruciore e il dolore possono diventare insopportabili.

RESTARE IN ACQUA E’ PERICOLOSO.  A seconda dei casi si possono avere reazioni gravi che portano a shock anafilattico , per cui è opportuno tornare velocemente a riva e lavare la parte interessata con acqua di mare; è errato pulire con acqua dolce perché quest’ultima favorirebbe la scarica del liquido urticante così come rappresenta una leggenda metropolitana il lavaggio con urina, la quale non ha una composizione chimica adatta a contrastare gli effetti del veleno. L’acqua di mare al contrario favorisce la pulizia della pelle dai tentacoli della medusa rimasti attaccati ed inoltre diluisce le tossine non ancora penetrate. Potrebbe peggiorare la situazione oltreché essere totalmente inutile pensare di applicare una pietra o sabbia con l’intento di strofinare e levar via i tentacoli poiché per annullare le tossine bisognerebbe raggiungere i 40-50 gradi; l’unico rimedio casalingo e facilmente reperibile è rappresentato dall’aceto che col suo ph acido neutralizza l’irritazione. I turisti più rigorosi avranno portato nel loro kit del pronto soccorso il cloruro di alluminio sotto forma di gel astringente; questo prodotto non è facile da trovare in commercio ma è possibile richiederlo al farmacista che lo preparerà nella concentrazione opportuna. E’ consigliabile tenere la parte lesionata coperta e non esposta al sole in quanto l’infiammazione può durare qualche settimana. Utilizzare creme al cortisone o contenenti antistaminico in questo caso non servirebbe poiché agiscono trenta minuti dopo l’applicazione e cioè quando il massimo della reazione si è già esaurita naturalmente. Nel caso compaiano sintomi più gravi quali reazioni cutanee diffusedifficoltà respiratoriesudorazionepallore e disorientamento è opportuno rivolgersi alla guardia turistica di turno o al pronto soccorso.

CREME ANTIMEDUSA E METEO MEDUSE. Per prevenire il contatto esistono delle creme cosiddette antimedusa formulate attraverso lo studio dei  meccanismi di protezione del pesce pagliaccio, il quale produce una sostanza repellente per le meduse. Queste creme presenti in commercio sono spesso associate a filtri solari ma la loro efficacia dipenderà dal tipo di medusa che si incontra, dalla corretta applicazione e dal tempo di permanenza in acqua.

Per chi fosse interessato è possibile controllare il “Meteo Meduse”, uno strumento nato come monitoraggio scientifico ma che può essere utile per turisti e bagnanti per controllare gli spostamenti di questi affascinanti e al contempo fastidiosi abitanti del mare. 

* FocuSardegna.com

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