UNA POETESSA SARDA IN SCOZIA: ANNA CRISTINA SERRA AL FESTIVAL “StAnza – SCOTLAND’S INTERNATIONAL POETRY”

Anna Cristina Serra

di Ornella Demuru

C’è un’affascinante città sulla costa orientale della Scozia, una città che si affaccia sul freddo Mare del Nord, si chiama St. Andrews, sede dell’omonima università, la terza più antica del mondo anglofono. In questa città, ricca di fascino e di suggestioni medievali, si è conclusa qualche giorno fa la diciottesima edizione del festival “StAnza – Scotland’s international poetry”. Il festival di poesia più importante del Regno Unito, tra i più importanti in Europa. “An archipelago of poems”, un arcipelago di poesie, il titolo di questa ultima edizione che ha visto la partecipazione di un centinaio di poeti provenienti da tutto il mondo. Un arcipelago di poesie-isole che ha abbracciato anche la Sardegna. Poetessa di lungo corso, Anna Cristina Serra 54 anni, originaria di San Basilio, vive a Cagliari da 30 anni, è stata l’ospite sarda di questo prestigioso festival. Vincitrice di tutti i premi di poesia in lingua sarda, ha vinto per ben due volte il prestigioso “Premio Ozieri”. Ha al suo attivo tre pubblicazioni di poesia e un romanzo in itinere. Le sue opere sono state tradotte in tedesco, inglese, francese, occitano, galiziano, e catalano. Alcuni suoi testi sono stati musicati e cantati da Ambra Pintore, Franco Madau e Pino Martini. Autrice di alcunti testi teatrali per la compagnia “Fueddu e gestu” di Villasor, ha avuto l’opportunità proprio in quell’occasione di lavorare con l’artista Maria Lai per la messa in scena di “Miele amaro” di Salvatore Cambosu. Traduttrice dall’italiano al sardo, ha recentemente tradotto e pubblicato “Una Donna” di Sibilla Aleramo. Ha lo sguardo un po’ malinconico Anna Cristina mentre ci racconta dell’esperienza scozzese. Una terra, una civiltà che l’ha colpita positivamente.

Anna Cristina tu sei stata in Scozia come rappresentante sarda o italiana? Ero lì a rappresentare la Sardegna, o meglio dire la nazione sarda. Non potrebbe essere altrimenti, sono di lingua madre sarda, e scrivo e traduco in lingua sarda.

Per gli scozzesi era chiaro? Certo, chiarissimo, d’altronde sono loro che da anni stanno compiendo un cammino di autodeterminazione reale e che prima o poi porterà all’indipendenza dall’Inghilterra, probabilmente nel prossimo referendum.

E la Sardegna, i sardi, erano a conoscenza di questa tua ennesima esperienza internazionale? No, purtroppo sono partita per la Scozia abbastanza in sordina. Come spesso accade da noi, ci chiudiamo in noi stessi e nelle nostre dinamiche quotidiane e dimentichiamo che ci sono opportunità in altri mondi, in altre nazioni, per confrontarsi e crescere culturalmente, non solo singolarmente ma collettivamente. Sotto certi aspetti sono stata un’ambasciatrice della nostra cultura e della nostra civiltà, ma questa opportunità non è stata colta né dalle istituzioni né dalla società sarda.

In cosa è consistito il tuo intervento al festival? In un lungo reading di letture delle mie opere, in sardo e in inglese. Sentivo il pubblico assorto che mentre leggevo quasi si “dondolava” sui suoni della nostra lingua. Il lettore in inglese poi è stato un ottimo interprete. Al termine della performance sono stati tantissimi a complimentarsi. Per me è stato molto emozionante e gratificante.

Cosa ti ha colpito della Scozia? L’armonia tra paesaggio e architettura. Le campagne sono pulite, curate, così come le case e i loro cortili, tutti aperti, senza muri di separazione, lussureggianti di verde e di fiori. Ho visto una civiltà veramente moderna, senza quelle brutture, quella sporcizia che purtroppo capita sempre più spesso di vedere nelle nostre città e nelle nostre campagne e che consideriamo erroneamente conseguenza della modernità.

E gli scozzesi, sono burberi come si racconta? La Scozia è gentile alla vista e all’anima. Spesso in strada capitava che le persone che incontravo mi sorridessero. Riconoscevano la mia “diversità” dal colore della pelle, degli occhi, capivano che ero un ospite della loro terra, e per tutta risposta mi regalavano un sorriso, e spesso un saluto.

Come poetessa e come sarda cosa auspichi per il futuro? Innanzitutto vorrei ritornare in Scozia per approfondire e conoscere maggiormente la loro civiltà. Non mi sarebbe dispiaciuto rimanerci qualche settimana, credo abbiano molto da darci. E poi spero che la Sardegna, i sardi, riconoscano con più matura consapevolezza il valore della nostra cultura. Che non significa semplicemente organizzare incontri o pubblicare testi, ma promuovere scambi per confrontarsi con il mondo, con chi, come ad esempio la Scozia, crede nella poesia come strumento performativo della società e non semplicemente come qualcosa di identitario. Dobbiamo fare un salto culturale e aprirci veramente, per capire meglio chi siamo e dove vogliamo andare. Credo che la paura del “diverso” non debba appartenere al mondo, al futuro, alla società che anche da questa Terra stiamo cercando di creare.

*Sardinia Post

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