IL MESTIERE D’ATTRICE PER EMILIANA GIMELLI, NUORESE, VIVE E LAVORA A ROMA

Emiliana Gimelli

di Valentina Orgiu

È nata così, fin da piccola, la passione di Emiliana Gimelli per la recitazione. A otto anni era un’acerba protagonista in spettacoli teatrali, mentre a quattordici era già pronta per incontrare il suo destino professionale. Questa giovane donna, forte e determinata, non si è mai guardata indietro. «Un amore profondo, ma anche una grande responsabilità», come ama descrivere il sacro fuoco dell’arte che la fa bruciare di passione fin da ragazzina. «Ero un’adolescente che scriveva monologhi, che provava parti e ruoli, che leggeva Shakespeare. Non ho avuto altro pensiero se non trasformare tutto ciò in una professione». Nuorese di nascita e cagliaritana d’adozione, Emiliana ha girato il mondo e oggi vive e lavora a Roma, ma i primi palchi li ha calcati in Sardegna. Diplomata alla Civica Scuola d’Arte Drammatica di Cagliari, ha proseguito il percorso formativo studiando differenti metodi e frequentando vari stage con maestri di fama internazionale. La prima produzione teatrale a 16 anni – Broken Juliet di Lelio Lecis, Teatro stabile Akroama – per poi avvicinarsi al cinema, due anni dopo, con una piccola parte nel film “Ancient Warriors”, di Walter Von Huene, distribuito in Danimarca e Stati Uniti. Nel 2003 lavora nel film di Salvatore Mereu “Ballo a tre passi”. Fu un successo. Miglior film esordiente alla Mostra del cinema di Venezia e David di Donatello. Da qui ha definitivamente inizio la sua carriera tra palcoscenici e set cinematografici. Vitalità ed energia allo stato puro, Emiliana lascia l’isola per trasferirsi a San Francisco. «Ho avuto molte occasioni interessanti, ho studiato e lavorato anche all’A.C.T.’s Geary Theater». Nel suo dna ci sono la musica e il canto. Dal jazz al gospel, dal blues al fado e al latin jazz, Emiliana è anche una cantante professionista. In quegli anni americani conosce tanti musicisti e produttori, figure di spicco della discografia internazionale. «Ho conosciuto Norada Michael Walden, il primo produttore di Whitney Houston e Mariah Carey. Mi sentì cantare ad una festa e ho potuto lavorare con lui all’arrangiamento e all’incisione di diversi brani: una bellissima esperienza» Rientrata in Italia, Emiliana ha trovato nel nostro paese il Duse International di Francesca De Sapio, laboratorio permanente per attori, autori e registi. Le tecniche usate sono il frutto di un’elaborazione che dura da quasi trent’anni sul lavoro di Stanislavsky, Lee Strasberg, Vachtangov, Micheal Ceckov, Sandy Misner, le scoperte di A.Lowen nella bioenergetica, del comportamentalista Moshe Feldenkrais e la tecnica Alexander. «È grazie a questo luogo che ho capito quanto sia importante per un attore, ma anche per chi scrive o dirige, allenarsi sempre e avere un posto dove stimolare la creatività». Dopo anni di studio approfondito e forte di questo sistema di lavoro, Emiliana ha ideato un suo metodo, che porta in giro per l’Italia, e il progetto “Follia sotto controllo”, workshop per attori, registi, danzatori, perfomers che, da quasi due anni, la imoegna una volta al mese all’ExArt di Cagliari in Piazza Dettori, nello spazio gestito dalle Lucido Sottile. «Aver creato un ponte con Cagliari è stata una scelta dura e faticosa perché mi richiede molto tempo ed energie, ma ho voluto creare questo metodo di incontro allenamento e scambio per artisti nella convinzione che, non solo in Sardegna vi siano bravissimi artisti e professionisti di alto livello, ma che ci sia bisogno sempre di allargare le proprie opportunità di crescita personale e professionale senza esser costretti ad abbandonare la propria terra, una terra come la Sardegna così ricca di spunti creativi e di cui sento profondamente la mancanza». Emiliana divide il suo tempo tra il lavoro da attrice e regista e la professione dell’actor coach, una figura che fa da intermediaria tra il regista e l’attore. «Sto portando a Cagliari questo metodo di lavoro utilizzato anche dai grandi attori americani che, per ogni produzione, hanno appunto spesso il loro coach personale». Il workshop ha cadenza mensile o bimestrale. «Per mia espressa volontà è un laboratorio aperto a tutti: attori e non attori, registri, creativi, ma anche medici e avvocati. Io, infatti, uso tecniche varie (come la bioenergetica) di riscaldamento, che funzionano in ogni ambito lavorativo. Ci vuole una grande forza, una grande determinazione e una preparazione costante». Il lavoro è individuale, nonostante sia in un contesto di gruppo e ognuno segue un suo percorso. «Ma sono entusiasta del lavoro svolto finora, di toccare con mano i risultati e di vedere quel fermento creativo di cui tutti, in realtà, abbiamo bisogno».

*La Donna Sarda

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