CHIUDE DEFINITIVAMENTE L’ATTIVITA’ DELLA MINIERA DI NURAXI FIGUS: FRANCESCO PIGLIARU NECROFORO DEL CARBONE DEL SULCIS


di Massimo Carta

Il Presidente della Giunta regionale Francesco Pigliaru, assistito dal Direttore generale Alessandro De Martini, ha firmato l’atto di sepoltura della miniera carbonifera di Nuraxi Figus. Lo ha fatto in data 24 febbraio 2015 con la delibera di Giunta, da lui presieduta, n° 8/22 con la quale ha assunto “la decisione definitiva di chiudere l’attività della miniera di Nuraxi Figus (Carbosulcis) e nominare una Comitato Tecnico di Monitoraggio e Controllo del Programma di chiusura della Carbosulcis”. Il Piano di Chiusura Carbosulcis, secondo quanto illustrato alla Giunta regionale dall’Assessore dell’Industria Maria Grazia Piras (originaria della Planargia assai distante dalla cultura mineraria), prevede che la parola fine per il carbone Sulcis avvenga nel 2027. Si tratta di un programma supinamente accettato dalle autorità politiche regionali, “imposto dalla competenti autorità italiane nell’ambito della procedura avviata dalla Commissione europea ai sensi dell’articolo 108.2 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea” e dichiarato applicabile in quanto sono stati considerati aiuti di Stato i sostegni finanziari elargiti dalla Regione Sardegna a favore della sua partecipata Carbosulcis, al fine di ripianare i conti della gestione della miniera. “Il Piano, come ha precisato l’Assessore dell’Industria, prevede che la dismissione della miniera avvenga in tre fasi:

1) completamento dell’estrazione di carbone dal pannello W3 nel rispetto del metodo longwall; messa in sicurezza delle gallerie e realizzazione delle opere complementari ad assicurare la sicurezza dei cantieri sotterranei;

2) previsione di incentivi al pensionamento e alla coltivazione dei pannelli nel rispetto del metodo longwall;

3) completamento della coltivazione dei pannelli e riduzione dei livelli di produzione, adozione di ulteriori

incentivi al pensionamento e misure aggiuntive per aiutare gli occupati a trovare nuovi lavori”.

Le misure di aiuto autorizzate hanno l’obiettivo di facilitare la chiusura della miniera alla fine del 2018, coprire le perdite di produzione corrente nel periodo 2011-2018 derivanti dal funzionamento della miniera secondo le regole di cui alla Decisione del Consiglio Europeo 2010/787/EU del 10 dicembre 2010 sugli Aiuti di Stato per facilitare la chiusura delle miniere di carbone non competitive e favorire un graduale processo di phasing-out sostenibile sul fronte dell’impatto a livello sociale che si dovrebbe protrarre fino al 2027. Il Piano di chiusura prevede incentivi all’esodo dei dipendenti della Carbosulcis. Stando alla relazione illustrata dall’Amministratore Unico della Carbosulcis nel corso dell’Assemblea dei soci tenutasi lo scorso 29 gennaio 2015, alla data dell’avvio del piano (1.10.2014) il personale in carico a Carbosulcis era pari a 431 dipendenti, suddivisi in 3 dirigenti, 156 impiegati e 272 operai, in quanto nel corso del 2013 si erano dimessi 9 dipendenti (1 impiegato e 8 operai) senza usufruire dell’incentivo all’esodo. A gennaio 2015, 111 dipendenti (1 dirigente, 33 impiegati e 77 operai) hanno presentato le dimissioni e beneficiato dell’esodo incentivato previsto dal piano. Il costo sostenuto dalla Società per finanziare gli esodi incentivati dei 111 dipendenti è pari a circa 6.300.000 euro, contro gli 11.656.000 euro previsti dal Piano per il medesimo periodo di riferimento per 113 dipendenti. In sede di approvazione della delibera, l’Assessore dell’Industria ha manifestato l’esigenza di attivare un adeguato sistema di monitoraggio e controllo dell’attuazione del Piano, controlli e monitoraggi che non sembra siano mai stati attuati se la società carbonifera in argomento si è venuta a trovare in continuo deficit finanziario, al quale la Regione, unica azionista Carbosulcis, ha posto rimedio pur di mandare avanti l’attività e mantenere in piedi circa 500 posti di lavoro. Ad ogni buon conto, adesso la Regione, con servile atteggiamento verso il Governo nazionale e Comunitario, ha costituito un “garante” Comitato Tecnico di Coordinamento e Controllo delle Attività con il compito di sovrintendere alla verifica dell’attuazione del Piano di chiusura delle attività della miniera di Nuraxi Figus. Il Comitato è composto da 6 persone, di cui 2 designate dal Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) e 4 designate dalla Regione Autonoma della Sardegna. Alle riunioni del Comitato parteciperanno in forma consultiva anche i vertici della società Carbosulcis. Per la Regione Sardegna l’Assessore dell’Industria propone di designare:

• il Direttore generale della Presidenza della Regione;

• il Direttore generale dell’Industria;

• il Direttore del Servizio rapporti con le società partecipate e in house e infrastrutturazioni aree industriali dell’Assessorato dell’Industria;

• il Direttore del Servizio Attività estrattive e recupero ambientale dell’Assessorato dell’Industria.

Il MiSE – Direzione generale per gli incentivi alle imprese (DGIAI), nomina i propri componenti. Il Comitato si riunisce almeno due volte all’anno e comunque tutte le volte che il Presidente lo riterrà opportuno o dietro richiesta di ciascuna Parte. Le eventuali inadempienze o ritardi nell’attuazione del Piano, ovvero nella realizzazione delle specifiche attività, formano oggetto di informativa al Presidente della Regione ed al Direttore generale del MiSE-DGIAI, per l’adozione dei provvedimenti o delle iniziative utili alla rigorosa attuazione del Piano di chiusura.

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